POLONIA
Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa in dialogo
Sulla scia delle emozioni suscitate dalla sciagura aerea di Smolensk s’impone sempre più la necessità di migliorare i rapporti tra Mosca e Varsavia. La Chiesa polacca, ispirandosi all’idea di un’Europa che respira con due polmoni lanciata da Giovanni Paolo II, da tempo ormai lavora per il ravvicinamento tra i due popoli. A gennaio di quest’anno è iniziata la discussione di un documento comune che, sulle orme della lettera dei vescovi polacchi a quelli tedeschi del novembre del 1965, dovrebbe contenere l’appello al reciproco perdono. Un incontro bilaterale è in programma a Varsavia il 25 e 26 giugno prossimi. Dai primi di marzo sono all’opera i gruppi di lavoro, russo e polacco, cui compito è stilare la bozza del documento da firmare entro la fine dell’anno da esponenti della Chiesa ortodossa russa e della Chiesa cattolica in Polonia. “Di fronte alle sfide del mondo attuale, se vogliamo che la nostra voce conti, dobbiamo unire le forze in virtù della comune eredità cristiana” ha detto mons. Stanislaw Budzik, segretario della Conferenza episcopale polacca, sottolineando che “entrambe le Chiese necessitano di una riflessione comune sui valori che non possiamo perdere in un’Europa che ha bisogno che tutti i popoli cristiani parlino una lingua comune”. Delle difficoltà tra Chiesa polacca e Patriarcato di Mosca parla a SIR Europa padre Stanislaw Opiela, che negli anni 1992 – 2000 è stato superiore della Provincia russa della Compagnia di Gesù e rettore del Collegio di San Tommaso d’Acquino a Mosca nonché segretario dell’episcopato russo, e di seguito ha prestato la sua opera presso l’Ocipe di Strasburgo e Bruxelles.Quali sono i principali elementi distintivi del patriarcato di Mosca?“In Russia al giorno d’oggi l’ortodossia svolge funzione di collante e dopo il crollo del comunismo è l’unica idea capace di unire il popolo. E non bisogna dimenticare che è un popolo multietnico, sparso su un territorio vastissimo. Nella storia,il patriarcato di Mosca è stato subordinato al potere temporaneo degli zar. Attualmente, con la divisione dei poteri tra lo Stato e la Chiesa, non è più assoggettato al presidente, ma questi – in considerazione della disomogeneità della società russa – ha ancora più bisogno del suo sostegno. La Chiesa cattolica ha strutture proprie diverse da quelle della Chiesa ortodossa, ma gli ortodossi vogliono l’esclusività e considerano il cattolicesimo una confessione per gli stranieri, i non-russi”.La Chiesa cattolica è spesso accusata del proselitismo… “Un’accusa sostanzialmente infondata. Quando sono andato in Russia dopo la caduta del comunismo per rintracciare una decina dei nostri confratelli gesuiti che avevano operato in totale clandestinità, mi sono convinto che ci avrebbero accusati di proselitismo, anche se non avessimo fatto nulla. I gesuiti accolti in Russia da Caterina II potettero istituire due parrocchie in Siberia, a Tomsk e a Irkutsk, a condizione di lavorare solo tra i deportati polacchi e altri e di non accettare le conversioni da parte delle popolazioni indigene. Quando noi, dopo aver ottemperato a tutti gli obblighi di legge, abbiamo aperto un orfanotrofio a Novosibirsk, non volendo essere accusati di separatismo abbiamo deciso di accogliere bambini provenienti sia da ambienti cattolici che ortodossi. E allora siamo stati accusati di proselitismo”.Si parla invece di collaborazione tra sacerdoti cattolici e ortodossi a livello di parrocchie..“Molti sacerdoti ortodossi in Russia hanno un atteggiamento positivo nei confronti della Chiesa cattolica. Quando ero rettore del Collegio ne ho assunto alcuni come docenti. Inoltre, il nostro collegio è aperto agli studenti ortodossi. Ci sono anche alcuni vescovi ortodossi favorevoli ai cattolici ma tali ambienti sono piuttosto ristretti e non possono influenzare il patriarca o i metropoliti. Quando ero in Russia ho spesso sentito da ortodossi praticanti che il patriarcato era più interessato a rinforzare le proprie strutture e istituzioni che ad aiutare la gente”.Qual è l’atteggiamento dei russi nei confronti dei polacchi? Dopo la catastrofe di Smolensk, l’episcopato e le autorità polacchi hanno più volte ringraziato la Russia per la solidarietà dimostrata alla Polonia… “Tra la popolazione non ho riscontrato atteggiamenti ostili verso i polacchi. Qualche volta qualcuno alludeva all’idea del panslavismo o all’antico potere della nobiltà terriera polacca, ma niente più. Ci sono tuttavia in Russia ambienti nazionalisti o addirittura sciovinisti, legati anche alla Chiesa ortodossa, a carattere antieuropeo e antipolacco. La Polonia è vista come l’occidente, tradizionalmente considerato dai russi come marcio. La Russia non vuole una democrazia all’occidentale, ma d’altro canto non può farcela senza l’Occidente, e se non dialoga con l’Ue non ci saranno in Russia investimenti occidentali. Se poi l’Ue avrà una politica estera comune e un esercito, la Russia non potrà dimenticarlo. In Polonia invece penso ci siano degli atteggiamenti russofobi. Ma forse è l’eredità della nostra storia così dolorosa”.