ROBERT SCHUMAN
Attualità e memoria della “Dichiarazione” che cambiò l’Europa
Nato in Lussemburgo da genitori di origine lorenese, laureato in Germania, vissuto poi in Francia: Robert Schuman (1886-1963), cattolico, resistente contro il nazismo, poi tra gli attori della rinascita francese e negoziatore per il varo delle istituzioni europee, è considerato uno dei “padri nobili” delle istituzioni comunitarie. In questi giorni numerose iniziative in tutto il continente ne ricordano l’azione politica volta alla pacificazione fra gli Stati e alla costruzione della “casa comune”. Nelle sedi istituzionali. “Celebrare il sessantesimo anniversario della Dichiarazione Schuman e avvicinare l’Europa ai cittadini”: è questo il duplice intento che le istituzioni europee hanno indicato per le manifestazioni in programma a Bruxelles, Strasburgo, Lussemburgo e in diverse città dei 27 Stati membri allo scopo di ricordare il punto di avvio dell’integrazione comunitaria, fissato al 9 maggio 1950. Con una dichiarazione politica rilasciata dall’allora ministro degli esteri francese Robert Schuman si giungerà infatti di lì a un anno alla fondazione della Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio, 1951) e, in seguito, alla Cee (Comunità economica europea, 1957) e all’attuale Ue (Unione europea, 1992). A Bruxelles è fissata per l’8 maggio una giornata “porte aperte” negli edifici delle istituzioni Ue; lo stesso accadrà il 9 maggio a Strasburgo. Sono in calendario incontri con i responsabili delle stesse istituzioni, dibattiti, tornei sportivi, proiezioni di film, momenti di incontro per i giovani e di animazione per i ragazzi. A Lussemburgo, promosso dalla Corte di giustizia, si svolgerà il 6 e 7 maggio un colloquio scientifico sulla figura di Schuman e sulla sua visione dell’Europa. Il giorno 8, a Strasburgo, nell’emiciclo dell’Europarlamento, 800 giovani provenienti da tutta Europa discuteranno del futuro dell’Ue assieme al presidente Jerzy Buzek.Metz, Verdun, Scy-Chazelles. Oltre alle manifestazioni programmate dalle istituzioni dell’Unione europea per ricordare la Dichiarazione Schuman, diversi altri enti, organismi, associazioni, enti locali hanno programmato iniziative analoghe in tutta Europa. Da segnalare in particolare quelle ruotanti attorno alle città di Metz e Verdun, dove Robert Schuman visse per lunghi anni e dove si trova la sua ultima abitazione, trasformata in casa-museo e luogo-simbolo dell’integrazione. Le diocesi di Metz e Verdun hanno promosso, assieme all’Institut Saint-Benoit (che segue la causa di beatificazione di Schuman), alla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e a diverse altre sigle, tre giorni (7-9 maggio) di riflessioni spirituali e culturali (celebrazioni liturgiche, retrospettive storiche, concerti, dibattiti) ruotanti attorno alle cattedrali delle due città francesi. Invece il Conseil Générale de la Moselle, assieme alla Maison de Robert Schuman, hanno organizzato tre giornate di studio (9-11 maggio) che si svolgeranno a Scy-Chazelles e a Metz, con una tavola rotonda d’apertura (Herman van Rompuy, Jacques Delors, Vaira Freiberga, Etienne Davignon) e quattro sessioni di studio (Nascita della Comunità, L’Europa dei 6, Costruire l’Europa in un tempo di crisi, Rilancio, allargamento e fine della “guerra fredda”). Per le notizie e i programmi dettagliati delle diverse celebrazioni si possono consultare i siti www.europa.eu, www.9mai2010.eu e www.cg57.fr.La dimensione spirituale. Le celebrazioni di natura più squisitamente culturale e religiosa vengono così presentate dal Comitato promotore: “In collaborazione con gli organismi religiosi che accompagnano il processo della costruzione di una Europa alla ricerca della sua unità, da una parte, e con le differenti istanze che strutturano la rete delle congregazioni e comunità religiose in Europa, d’altra parte, le diocesi di Metz e di Verdun desiderano celebrare in comune il 60° anniversario della Dichiarazione Schuman con una significativa manifestazione europea”. Dopo aver ricordato le guerre sanguinose tra gli Stati che hanno da sempre caratterizzato la storia del continente, si afferma: “Queste nazioni hanno scelto di seguire una nuova via, la via della pace e dell’amicizia, della concordia e della riconciliazione, dello sviluppo e della solidarietà. Tuttavia questo cammino resta stretto, ripido, disseminato di insidie… Occorre la perseveranza, la tenacia, la speranza, la fedeltà. Ognuno deve metterci del suo, apportare la sua piccola pietra al grande edificio, eppure precario, che diventa sempre più grande sotto i nostri occhi”. Le due diocesi francesi, guidate da mons. François Maupu (Verdun) e da mons. Pierre Raffin (Metz), segnalano ancora che l’integrazione europea “non può essere solamente economica, giuridica, amministrativa, politica, finanziaria, come si vede spesso”, ma “deve essere anche culturale, artistica, associativa, spirituale e religiosa”. Da qui l’impegno a sottolineare, in questo anniversario, soprattutto queste ultime dimensioni della costruzione europea.