GIOVANI E LIBRI

Un po’ più vicini

Anche se in Italia la lettura è sempre poco amata

A pochi giorni dall’inaugurazione del Salone internazionale del Libro di Torino (13-17 maggio), l’Istat ha pubblicato i risultati dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana” condotta per rilevare informazioni sulla lettura di libri nel tempo libero, sul profilo dei lettori e sulla dotazione delle biblioteche domestiche nel corso del 2009. Dal rapporto emergono dati interessanti circa la relazione tra giovani e libri, la propensione delle donne per la lettura e le caratteristiche del lettore italiano che si conferma fondamentalmente “debole”. Per riflettere sui numeri dell’indagine e capire a che punto si è arrivati con la politica di promozione del libro in Italia, il SIR ha rivolto alcune domande a Monica Nanetti, dirigente scolastico dell’Itis “Enrico Fermi” di Roma e docente di editoria all’Università Pontificia Salesiana.

I dati pubblicati dall’Istat sembrano confermare la situazione del 2008…
“Non ci sono delle grosse variazioni e questo non è positivo perché significa che è molto difficile promuovere la lettura ma anche che si è fatto poco per migliorare la situazione. Le persone dichiarano di non leggere perché non hanno l’abitudine a farlo. La lettura, infatti, è un’abitudine che si acquisisce da piccoli e la si porta avanti nella vita. Quando non si inizia a leggere da giovani, è molto difficile cambiare la situazione da adulti”.

La quota più alta di lettori è tra gli 11 e i 17 anni (oltre il 58%), con un picco tra gli 11 e i 14 (64,7%). Un dato confortante?
“Non è una novità. Abbiamo sempre visto che nella scuola elementare e nei primi anni della scuola media si registra un alto numero di lettori. Il problema nasce con le scuole superiori, assai carenti di una politica di promozione della lettura. Le biblioteche scolastiche, ad esempio, sono deserte e non si pensa ad esse come luoghi dove i giovani possono fare lezione ed entrare in contatto con i libri. Obiettivo primario, invece, dovrebbe essere la diffusione della lettura tra i ragazzi”.

Il rapporto tra giovani e libri si costruisce anche attraverso proposte editoriali mirate?
“Nell’età dell’adolescenza, i ragazzi sono sottoposti ad una quantità enorme di stimoli e si rischia che la lettura passi in secondo piano. Una responsabilità, in questo senso, è da imputare anche agli operatori del settore: mancano i libri per ragazzi e non ci sono proposte valide da parte degli editori perché non si guarda ai giovani come ad un mercato interessante. Gli scrittori non vengono spinti alla produzione di testi adatti a quella fascia d’età e non si va alla ricerca di autori che siano capaci di scrivere per i giovani”.

Dall’indagine emerge che le donne leggono più degli uomini: 51,6% contro 38,2%…
“È una costante che si ripete ogni anno. La lettura viene spesso vista come un momento solitario di approfondimento, meditazione, riflessione e dialogo con se stessi. Tutte attività che, di solito, sono caratteristiche della psicologia femminile”.

Il titolo di studio influisce fortemente: tra i lettori di libri, si va da un massimo dell’80,6% tra i laureati ad un minimo del 28,4% tra chi possiede la licenza elementare o nessun titolo…
“Chi possiede una licenza elementare o nessun titolo rischia di scivolare nell’analfabetismo di ritorno: non si legge perché non si capisce proprio ciò che si legge se non è riferito a quello che serve per la quotidianità. Il dato relativo al titolo di studio, tuttavia, non è così scontato. Il laureato legge di più ma i numeri vanno interpretati. Molti laureati, infatti, leggono quasi esclusivamente libri inerenti alla propria attività lavorativa. Anche gli studenti universitari, esclusi i testi di studio, leggono spesso meno di tre libri all’anno”.

Si conferma che i lettori italiani sono fondamentalmente “deboli”: il 44,9% legge meno di 3 libri all’anno…
“È un problema di promozione della lettura, un’operazione molto difficile per diversi motivi. Di solito si mette in campo una promozione di vendita a carico degli operatori e una promozione relativa all’intensità della lettura con fiere, festival ed eventi orientati al pubblico ‘forte’. Il problema, però, è quello di raggiungere gli strati ‘deboli’. Sarebbe importante promuovere campagne nazionali di lettura che, anche se non portano ritorni economici nell’immediato, concorrono al raggiungimento di risultati importanti nel corso degli anni. Bisognerebbe adottare una politica lungimirante e puntare di più sulle scuole perché se si avessero mezzi economici per rendere le biblioteche dei veri e propri laboratori, i ragazzi s’incuriosirebbero e si avvicinerebbero in maniera più consapevole al mondo della lettura”.