UE

I primi “vicini di casa”

Medio Oriente e Mediterraneo nella politica estera europea

“I nostri amici europei, mediorientali e mediterranei saranno fra i primi a trarre vantaggio da una politica estera Ue più attiva, coerente ed efficace”: Catherine Ashton, vicepresidente della Commissione e Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza comune dei 27, si sofferma ad analizzare la partnership avviata con una dozzina di Paesi “vicini di casa”. Ne emerge un bilancio a suo avviso positivo. Dodici partner, a sud e a est. Cooperazione sul piano del rafforzamento della democrazia e dei diritti fondamentali, accresciuti rapporti commerciali, collaborazione nel campo energetico e della ricerca, politica dei visti e della mobilità: sono alcuni dei settori che fanno parte della Politica europea di vicinato (Pev), per i quali, dal 2004 a oggi, l’Ue ha investito 12 miliardi. E dodici sono anche i Paesi beneficiari: Armenia, Azerbaigian, Egitto, Georgia, Giordania, Israele, Libano, Marocco, Repubblica di Moldova, Territori palestinesi, Tunisia e Ucraina. La Commissione ha reso note il 12 maggio le relazioni annuali sulla Pev che “confermano i chiari vantaggi che l’Unione comporta per i Paesi limitrofi”. “Da cinque anni a questa parte, l’Ue si è adoperata per aumentare gli scambi e gli aiuti – ha spiegato Ashton -, instaurando inoltre una cooperazione molto più approfondita sulle riforme economiche, politiche e settoriali” con Paesi del Mediterraneo, del vicino e medio oriente e dell’est europeo. Unire le forze contro le “minacce globali”. L’Alto rappresentante ha affermato ancora: “La politica di vicinato si è rivelata un successo, come dimostrano i risultati concreti ottenuti. Tuttavia, possiamo fare molto di più per rendere la parte del mondo in cui viviamo più sicura, stabile e prospera”. Paesi Ue e partner Pev devono “aiutarsi a vicenda”, secondo Ashton, “per far fronte alla crisi economica”. “Dobbiamo unire le forze per affrontare le minacce e le nuove sfide del nostro tempo, come il terrorismo internazionale, la tratta degli esseri umani e la criminalità organizzata transfrontaliera. Occorre collaborare per risolvere le controversie e i conflitti che ancora frenano lo sviluppo di parti della nostra regione e privano molti cittadini dei vantaggi della globalizzazione”. “Vogliamo che i nostri vicini contribuiscano ai nostri sforzi per far regnare pace e sicurezza in altre parti del mondo meno fortunate di noi”. In quanto Ue, “desideriamo inoltre che i nostri vicini usufruiscano della stabilità e della prosperità che derivano da una società aperta e democratica e dall’applicazione dello Stato di diritto”. “Investire nella nostra stabilità”. L’Ue e gli Stati membri hanno fra l’altro creato un apposito “Fondo investimenti per la politica di vicinato”, il quale offre un sostegno finanziario per l’erogazione di prestiti (4,7 miliardi di euro nel periodo 2007-2009) a favore di investimenti concreti in materia di trasporti, ambiente, energia, settore privato e settore sociale. Stefan Füle, commissario per l’allargamento e la politica vicinato, ha aggiunto: “Potenziare ulteriormente la Pev significa, né più né meno, investire nella stabilità e nella prosperità della stessa Ue”. Questo ramo dell’azione comunitaria “comporta vantaggi per tutte le parti interessate: il vigore della nostra risposta dipenderà dal grado di ambizione delle riforme dei nostri partner”. Secondo il commissario, le riforme economiche “hanno registrato notevoli progressi in tutti i Paesi del vicinato, a est come a sud”. Ciò che conta per il futuro “è accelerare le riforme democratiche e politiche laddove i progressi sono stati reali ma generalmente lenti”.Diritti, giustizia, affari economici. Dai documenti pubblicati dall’Esecutivo che fanno il quadro della Pev, si rilevano specifici impegni e obiettivi. Ad esempio per quanto riguarda la governance, la Commissione osserva: “Si rileva qualche progresso nel processo democratico, come dimostrano le recenti elezioni presidenziali in Ucraina, il secondo turno delle elezioni politiche in Moldova e il miglioramento qualitativo delle elezioni in Marocco e in Libano”. I Paesi aderenti a questa partnership “hanno fatto progressi in termini di libertà di associazione, pena di morte, libertà dei media, diritti delle minoranze e altri diritti umani e libertà fondamentali”, che peraltro “non sono all’altezza delle ambizioni espresse congiuntamente nella Pev e nei piani d’azione” collegati. “C’è ancora molto da fare anche per attuare le riforme del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione e per combattere efficacemente la corruzione”. Le analisi Ue si soffermano sulla facilitazione dei visti (Ucraina, Moldova, Georgia), l’aumento delle relazioni commerciali (accordi di libero scambio con vari Paesi), gli accordi energetici (con Azerbaigian, Bielorussia, Ucraina, Egitto, Giordania, Marocco e, in parte, con Ucraina e Moldova).