KIRCHENTAG

Due passioni forti

Dialogo ecumenico e responsabilità dei cristiani per l’Europa

Ecumenismo e dialogo in un mondo sempre più globalizzato e soprattutto la responsabilità dei cristiani di fronte alle sfide dell’Europa. Anche e soprattutto di questo si è parlato nei forum e nelle tavole rotonde che per quattro giorni, dal 12 al 16 maggio, hanno animato a Monaco la seconda edizione del Kirchentag ecumenico, manifestazione promossa e sostenuta da 17 chiese cristiane radunate nella Ack della Germania. La novità di questa edizione è stata la notevole ed importante collaborazione delle Chiese ortodosse in Germania, visibile soprattutto nella celebrazione degli vespri e nella liturgia del pane benedetto con 20.000 partecipanti sulla spianata della Theresienwiese di Monaco venerdì 14 maggio. Facciamo il punto su quanto si è detto sull’ecumenismo e il dialogo. Obiettivo irrinunciabile. Il cammino del dialogo ecumenico ha “un obiettivo inequivocabile”: quello di compiere ogni sforzo per raggiungere l’unità dei cristiani. Lo ha affermato mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk). “Tra le persone ci saranno sempre differenze di interessi e di parere: la nostra umanità è caratterizzata dalla pluralità. Per evitare divisioni e isolamento, abbiamo bisogno di una forza che crei l’unità, che superi tuttavia le nostre possibilità umane”, ossia “Gesù che prega per noi affinché troviamo in Dio l’unità che non riusciamo a ‘produrre’ da soli”. Zollitsch ha esortato i cristiani a non “isolarsi dal mondo”: “lo sforzo missionario è orientato profondamente alla missione e non può restare intrappolato in un autocompiacimento cristiano”. È necessario che nonostante tutta la legittima varietà, “l’unità e gli sforzi per l’unità voluti da Gesù per la sua Chiesa siano evidenti in noi, perché solo così il Cristianesimo può adempiere il proprio compito e la sua missione nel mondo”. Una giusta combinazione. “Non limitare l’ecumenismo alla discussione sull’Eucarestia e sulle leadership”: è quanto ha auspicato Alois Glück, presidente cattolico della Giornata ecumenica delle Chiese (Ökt) e presidente del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (Zdk) durante un incontro con i media cattolici ed evangelici. Facendo riferimento ad una delle tante cerimonie ecumeniche celebrate in questi giorni a Monaco, Glück le ha definite segni di “ecumenismo vissuto nella preghiera”: “non abbiamo limiti che impediscano a noi cristiani di agire e lavorare insieme”. Ed ha aggiunto: “Dobbiamo trovare la giusta combinazione di unità e varietà”. Incommensurabile ricchezza. Sul tema della pastorale per gli stranieri è intervenuto il card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). Nella Messa delle nazioni celebrata presso la Chiesa di San Michele a Monaco, il cardinale ha sottolineato il significato teologico delle diverse culture e lingue umane dietro le quali, ha detto, “si cela una ricchezza incommensurabile di esperienze e creatività delle comunità umane”. “L’incontro nella molteplicità, reso possibile dallo Spirito Santo – ha proseguito il card. Erdo nella sua omelia -, comporta una meravigliosa unità interna ottenuta nella diversità, e non a dispetto di essa”. D’altra parte, anche “la Santa Sede incoraggia la Chiesa a tener conto per quanto possibile della religiosità specifica, popolare degli stranieri”. Il cardinale ha menzionato come ulteriore aspetto “il rapporto del Vangelo con le culture” alla luce del quale “occorre cercare con passione la lingua giusta dell’annuncio per periodi e culture differenti. In questo ci aiuta lo Spirito Santo”. Una passione ecumenica. Di responsabilità dei cristiani per l’Europa ha parlato Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio che ha esordito con un’amara considerazione: “Il mondo è cambiato. Siamo in un nuovo secolo. Anche nei due ultimi decenni il cambiamento è stato intensissimo. Invece spesso ci si limita a guardare al nostro Paese o alla nostra comunità religiosa. Ogni comunità ha i suoi problemi ovviamente. Ma non basta. Le sfide di oggi si colgono su vasti orizzonti. Il mondo globalizzato richiede uno sguardo largo”. “C’è bisogno di uno sguardo cristiano, audace, capace di uscire dal particolarismo che è paura del mondo e sfiducia”. “Non vivere per se stessi – ha poi aggiunto Riccardi – è trovare il punto di equilibrio pacifico tra l’unificazione globalizzante e il particolarismo crescente. Gli Stati europei che non possono vivere solo di un futuro nazionale: c’è un processo di unificazione da far procedere. Si teme di perdere qualcosa oggi; ma domani gli Stati europei si perderanno se resteranno soli. Eppure l’unificazione europea non è una burocrazia o una costruzione senz’anima, senza passione. Cristiani più fratelli (è l’ecumenismo) debbono essere anima e passione per popoli europei più uniti”. Secondo Riccardi i cristiani non possono “rinunciare al comandamento dell’unità. Abbiamo bisogno gli uni degli altri”. E “l’ecumenismo è scambio di doni”. “Per questo non si può far raffreddare la passione ecumenica, come spesso avviene in dialoghi accademici e diplomatici”.