DISABILI

Non si torni indietro

I ventilati tagli alle indennità di accompagnamento

Si parla nuovamente negli ultimi giorni di false invalidità ma, vista la situazione di grave incertezza economica, si fanno anche nuove ipotesi restrittive nell’ambito delle provvidenze assistenziale riservate alle persone con grave disabilità. Tra le possibilità ventilate, un piano di controllo straordinario sulle invalidità civili da parte del governo e l’introduzione di un limite reddituale anche per le indennità di accompagnamento.

Riduzione della spesa. “Fino a qualche anno fa c’era una tendenza all’espansione di tutela economica dei cittadini bisognosi da parte dello stato e degli enti locali”, mentre adesso, a causa della crisi “diminuiranno anche le risorse date dallo Stato alle Regioni e agli enti locali con la conseguenza di una riduzione delle spese per i bisognosi”. Bassano Baroni, presidente dell’Uneba (Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale) per la Lombardia, fa il punto della situazione dell’assistenza a disabili e anziani, ora che circolano voci sui presunti tagli all’indennità di accompagnamento e sulle modalità della lotta ai falsi invalidi, nell’ambito della manovra anticrisi. “Il decreto 109 del 1998 (‘Definizioni di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali agevolate, a norma dell’articolo 59, comma 51, della L. 27 dicembre 1997, n. 449’, ndr) – ricorda Baroni – prevedeva che per handicappati gravi e anziani ammalati cronici l’intervento pubblico si attuasse prescindendo dai redditi esenti di cui i soggetti fossero titolari, (pensione e assegno di invalidità civile e delle indennità di accompagnamento), e senza possibilità di chiedere contributi ai familiari”.

Tornare indietro? Ora, data la crisi, “come dimostra una nota dell’Anci Lombardia si vorrebbe ridimensionare il grado di obbligo degli enti locali nei confronti delle persone con disabilità grave”. Il presidente di Anci Lombardia, Attilio Fontana, ha denunciato nei giorni scorsi l’insostenibilità delle spese di assistenza sociale per i Comuni, se le famiglie che ne hanno la possibilità non dovessero compartecipare a seconda del loro reddito. “Fiscalmente – chiarisce Baroni – sia la pensione d’invalidità sia l’indennità di accompagnamento non producono redditi tassabili. Secondo il decreto 109/98 i Comuni per sostenere economicamente gli indigenti devono accertare in modo rigoroso la condizione di bisogno, ma senza tener conto di queste due indennità. Ora invece si vorrebbe fare il contrario”. Insomma, il contributo economico dei Comuni sarebbe “eventuale, subordinato e successivo di tutte le risorse possedute dalle persone bisognose”, facendo riferimento anche agli obblighi alimentari dei parenti: “Si vorrebbe tornare indietro – sostiene il presidente dell’Uneba lombarda – ma questa situazione di restrizioni fa parte del clima del momento”, legato alla crisi e alla scoperta di falsi invalidi. “È giusto fare controlli – osserva Baroni – perché in questo caso non si tratta di ridurre l’assistenza, ma di revocare benefici che non competevano”.

I primi a pagare. “Ogni volta che il Paese, l’Europa o il mondo è investito da qualche crisi economico-finanziaria i primi a pagare sono i disabili. Questo vale per le scuole, per l’inserimento nel mondo del lavoro e ora anche per l’assistenza, che progressivamente e lentamente si sta spostando nell’integrazione tra il sociale e il sanitario”. Questo il parere di mons. Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi, di fronte alle voci che vorrebbero dei tagli alle indennità di accompagnamento per disabili nella manovra anticrisi del governo. Mons. Bazzari è preoccupato anche dalla situazione di restringimento delle prestazioni che si potrebbero avere nei Comuni, con sempre meno soldi da gestire: dalla nota dell’Anci della Lombardia si comprende che “gli stessi Comuni, penalizzati pesantemente in questi anni nei loro budget, arrivino a cercare di scaricare sulle famiglie il peso” del sostegno ai soggetti disabili. Insomma, “se così fosse, abbiamo davanti tempi certamente più duri. Rischieremmo che il soggetto famiglia si trovi gravato di una serie di costi in più”.

Non sono tutti approfittatori. Questa, ricorda il presidente della Fondazione Don Gnocchi, “è la situazione generale, poi ci sono anche amministrazioni locali abbastanza sensibili a questi problemi: il Comune di Milano, ad esempio, dove trovo delle sensibilità nelle persone che dirigono questi settori e assessorati; poi bisogna fare, comunque, i conti con le risorse”. Su tutto pesa certamente la crisi e anche la scoperta dei falsi invalidi. “L’auspicio e la speranza” di mons. Bazzari “è che si faccia una selezione e un discernimento profondo per distinguere tra i falsi invalidi e quelli che sono veramente invalidi. Purtroppo, però, nella mentalità e nell’immaginario collettivo quando si parla di falsi invalidi si rischia di estendere la categoria di approfittatori a tutti, senza avvertire la pesantezza e la specificità di questi problemi per le persone che invalide lo sono veramente”.