CATTOLICI E POLITICA
Mons. Fisichella: il rischio di non avere una nuova classe dirigente
“Con il cosiddetto crollo delle ideologie, e la seguente frantumazione generale dei partiti, è venuta a mancare la tradizionale formazione dei giovani da avviare alla vita politica”, perché “i partiti, sotto la pressione della crisi generalizzata, hanno rinunciato a quanto era loro di maggior urgenza: pensare alla formazione della classe dirigente successiva”. A lanciare il grido di allarme è stato mons. Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la vita, intervenendo alla XXIV plenaria del Pontificio Consiglio per i laici (Roma, 21-22 maggio) sul tema: “Testimoni di Cristo nella comunità politica”. Soffermandosi sulla “formazione richiesta a quanti si impegnano in politica”, mons. Fisichella ha fatto notare che “si può attuare nella misura in cui, all’interno dei partiti e non all’esterno come fosse un surrogato, si organizza una fascia giovanile a cui si provvede di fornire la formazione basilare e la progettualità futura”. Oggi, invece, “è venuta a mancare la presenza dei movimenti giovanili all’interno dei partiti con la conseguente atrofizzazione della presenza politica della stessa classe dirigente”. “Se non vi sarà una seria riflessione in proposito – le parole di mons. Fisichella – le giovani generazioni si staccheranno sempre più dall’interesse per la politica e questa diventerà un’attività lavorativa come tante altre”.
Formare una nuova classe dirigente. “Mi domando – si è chiesto mons. Fisichella – quale responsabilità politica è assunta per preparare i cittadini a vivere di valori che sono patrimonio comune”, quali “la lealtà, l’onestà, il rispetto per l’altro nella sua diversità, la verità storica”. Senza dimenticare “la dovuta chiarezza nel riconoscere il cristianesimo come patrimonio di ricchezza culturale che ha donato identità a interi popoli per millenni, agendo come fattore di aggregazione e socializzazione”. Tracciando una sorta di identikit del politico cattolico, l’esponente vaticano si è soffermato sull’importanza del “riferimento alla preghiera”, senza il quale per il politico “diventa più forte la tentazione di puntare tutto sulle proprie capacità” e di perdersi “nelle secche del facile compromesso”. “La testimonianza del politico deve farsi forte della credibilità”, ha ammonito mons. Fisichella, senza la quale essa “scade nella pura immagine e diventa solo autoreferenziale e, quindi, effimera”. “Il testimone vive di un ideale che lo porta a progredire ogni giorno, senza timore alcuno di subire ricatti o cedere a facili compromessi”, ha detto il relatore, secondo il quale ciò che permette al politico “di essere realmente forte e stabile, con una condotta irreprensibile, è la capacità di camminare ogni giorno nel sentiero della fede”, attraverso un “agire coerente che coinvolge e compromette”.
Cogliere la richiesta silenziosa. “In questo particolare frangente storico – ha esordito il presidente della Pontificia Accademia – spetta al politico dover cogliere la richiesta silenziosa che si muove da più settori, soprattutto da parte di genitori e formatori, perché si realizzi un’alleanza tra le diverse istanze educative con lo scopo di uscire dalla crisi e costruire una piattaforma su cui far scorrere i prossimi decenni”. Alla politica, in particolare, spetta il compito di rispondere alla “domanda di una genuina formazione”, che “si fa ogni giorno più pressante”, attraverso la capacità di “creare le condizioni perché si formi una ‘circolarità formativa’, in modo tale da rendere attive sia le diverse istituzioni sociali, culturali ed ecclesiali con la promozione del primato della famiglia”.
La legge e la “mentalità” del futuro. La legge, per sua stessa natura, crea cultura e comportamenti consequenziali”, la tesi di fondo del relatore: “La liceità o meno di alcuni comportamenti, la depenalizzazione di alcuni reati comportano, inevitabilmente, l’assunzione progressiva di una mentalità che fa giudicare la bontà o almeno la neutralità di un comportamento”. “Se vige la cultura che la legge proibisce quanto è male o dannoso ne deriva che quanto non è proibito sia inevitabilmente lecito se non perfino un bene”, ha ammonito mons. Fisichella, chiedendosi in particolare quale “mentalità” sarà presente nei prossimi decenni su tematiche come “la vita, l’affettività o il significato della corporeità”. “Se il legislatore banalizza la vita con leggi che portano a un più facile utilizzo dell’aborto o all’uso di una sessualità senza regole, preoccupandosi solo di fornire strumenti preventivi – ha detto – non potrà mai pensare di avere creato un reale progresso all’interno della società e tanto meno aver aiutato al raggiungimento di una libertà responsabile dei propri atti”. Di qui la “responsabilità”, per il politico, di “una visione anche positiva e propositiva della legge tesa a progettare una cultura che sia ispirata a valori fondamentali che traggono la loro ragion d’essere da quella saggezza che sta alla base della cultura stessa e che abilita ognuno alla formazione di una coscienza chiara e coerente con i principi fondamentali dell’agire etico”. Un esempio per tutti: l’impegno che il politico dovrebbe immettere “nella programmazione scolastica e nelle diverse forme in cui si esprime il contributo di solidarietà nei confronti degli altri cittadini”.