PARLAMENTO EUROPEO

La crisi e l’agenda

Molti i temi all’odg della plenaria dal 17 al 20 maggio

In una settimana segnata, come ormai accade da tempo, dalla crisi economica e finanziaria e dai provvedimenti per contenerne gli effetti, il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo (17-20 maggio) ha affrontato una vasta gamma di temi, dal trapianto di organi alle condizioni di vita e di lavoro degli agricoltori, dall’efficienza energetica all’accoglienza dei “rifugiati”, fino al rilancio delle relazioni con i Paesi del Mediterraneo.Regole per i trapianti. “Regole comuni sulla sicurezza e la qualità, valide in tutta l’Unione, faciliterebbero la donazione di organi, così come il trapianto e lo scambio fra Stati membri”, con l’effetto “di ridurre i tempi di attesa” per i malati. Miroslav Mikolàsik’s, deputato slovacco, è stato il relatore dell’Euroassemblea sul tema della donazione di organi. L’Assemblea chiede in sostanza che sia varato un progetto di legislazione comunitaria assieme a un “piano d’azione”. “Negli ultimi 50 anni, il trapianto di organi è diventato pratica comune in tutto il mondo – ha chiarito in aula il relatore – e, in certi casi, rappresenta la sola cura possibile”. Tuttavia, i tempi di attesa rimangono lunghi: “In questo momento ci sono circa 60mila pazienti in lista d’attesa” nei 27 Stati membri, mentre centinaia di persone muoiono ogni anno mentre sperano in un trapianto. Il Parlamento sottolinea alcuni temi specifici: qualità e sicurezza (con l’ipotesi di istituire un garante nazionale che si occupi della provenienza degli organi e dei procedimenti adottati nella selezione dei casi); tutela dei “donatori viventi”; lotta contro il traffico di organi. Per Mikolàsik’s, “la designazione di coordinatori per i trapianti in ogni ospedale, insieme allo scambio di informazioni, aiuterebbe i Paesi con una scarsa disponibilità di organi a migliorarne l’offerta”.“Made in” per il tessile. Una normativa a tutela dei manufatti industriali viene invece invocata da una relazione approvata su impulso della deputata olandese Tine Manders. Si tratterebbe di apporre il marchio “made in” su tutti i prodotti tessili, allo scopo di “tutelare i consumatori rispetto alla provenienza del prodotto e alla qualità del manufatto”. La relatrice designata dall’Assemblea ha elencato una serie di punti sui quali si chiede alla Commissione una proposta normativa: un’altra simile richiesta dell’Eurocamera, risalente al 2005, non aveva prodotto alcun effetto per la contrarietà degli Stati membri. “L’etichettatura sul Paese d’origine – ha spiegato Manders – deve essere obbligatoria per evitare che i cittadini siano tratti in inganno da diciture che suggeriscono che la manifattura di un abito è stata eseguita in uno Stato membro piuttosto che in un Paese terzo”. Il nuovo regolamento si applicherebbe “non solo ai capi di abbigliamento, ma a tutti i prodotti tessili”, ossia tende, divani, tovaglie e giocattoli se composti da tessuto almeno per l’80%.Processo di Barcellona. Riprendere “con forza” il cosiddetto “processo di Barcellona”, teso ad avvicinare le sponde del Mediterraneo. L’Unione per il Mediterraneo (Upm), rilanciata con enfasi durante la presidenza di turno francese, ha subito dei rallentamenti dovuti dapprima all’esplodere della crisi economica e poi, nel dicembre 2008, a causa del conflitto di Gaza. Le riunioni a livello ministeriale sono riprese lo scorso anno, ma gli ambiziosi progetti sono rimasti sulla carta; forse anche perché la convinzione politica degli Stati non è stata all’altezza delle promesse. Il prossimo 7 giugno si svolgerà a Barcellona il secondo summit dell’Upm. Vincent Peillon, parlamentare francese che ha redatto un testo approvato dall’Assemblea, ha sostenuto che, “per dare nuovo impeto” a tale processo “è necessario un impegno forte da parte dei capi di Stato e di governo”, assicurando “un finanziamento adeguato ai progetti più importanti fra quelli già previsti e consolidando le istituzioni” sulle quali si basa il processo di cooperazione e avvicinamento fra i Paesi del Mediterraneo.Accoglienza dei rifugiati. Diversi altri argomenti sono giunti in emiciclo. Il Parlamento ha ad esempio proposto un incentivo economico per gli Stati membri che volontariamente decidono di partecipare al programma di reinsediamento dei rifugiati di Paesi terzi; dai deputati è giunto poi un messaggio chiaro rispetto alla necessità di assicurare le indennità di congedo di maternità per almeno 14 settimane alle lavoratrici autonome. Richard Ashworth, rappresentante britannico, ha invece steso una risoluzione con la quale si propone di “rendere più semplice la vita degli agricoltori, riducendo la burocrazia per quanto riguarda i pagamenti”, “semplificando le norme in materia d’identificazione elettronica degli animali”, tutto ciò nel quadro della revisione in corso della politica agricola Ue.