ASSEMBLEA CEI
La prolusione del card. Bagnasco
C’è l’idea e l’appello ad una "Italia contenta di sé", nel vivo della prolusione con cui il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto l’assemblea della Cei. C’è l’invito, ma al tempo stesso l’esigenza, a "decidere di volersi reciprocamente più bene". È uno dei tratti del suo modo di comunicare con il Paese e con la gente, quando la chiarezza delle idee si accompagna alla grande attenzione alle persone concrete, alla vita. Al cuore della preoccupazione pastorale dei vescovi c’è la vita e la testimonianza di fede, e ci sono la famiglia e il lavoro. È il tempo della concretezza: "Urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale". Sennò andiamo incontro e forse è già tardi ad "un lento suicidio demografico". Lo stesso si può dire del lavoro, "per il quale chiediamo un supplemento di sforzo e di cura all’intera classe dirigente del Paese".
Quel che è certo è che nell’arco dei cambiamenti e dell’incertezza, nella prospettiva di "un nuovo innamoramento dell’essere italiani, in una Europa saggiamente unita e in un mondo equilibratamente globale", la Chiesa e i cattolici ci sono, sono pronti a giocare la loro parte.
Questo vale nella prospettiva lunga della riflessione e dell’impegno per i 150 anni dall’Unità, vale nella vitalità che il mondo cattolico ha testimoniato a Benedetto XVI nei giorni scorsi a piazza San Pietro, nel vivo delle polemiche mediatiche sugli episodi di pedofilia. La condanna è chiara e decisa come, nello stesso tempo, è altrettanto fermo il rifiuto di ogni possibile strumentalizzazione: "Le azioni di Benedetto XVI sono eloquenti almeno quanto le sue parole". Ecco, allora, lo stringersi festoso intorno al Papa, ecco la folla variopinta delle aggregazioni laicali, che nello stesso tempo sono impegnate attivamente in un "compito di tessitura". Questo comincia e si concentra proprio sull’educare. È il tema dell’assemblea della Cei, è il tema degli Orientamenti pastorali che saranno approvati per il prossimo decennio, è uno dei grandi temi del magistero di Benedetto XVI.
Possiamo tutti cogliere, nella nostra esperienza quotidiana, come pure dalle cronache di tutti i giorni, come siamo di fronte all’emergere di "vistosi deficit nella filiera educativa". Quando si parla di relativismo e di secolarismo, ecco che ne vediamo gli effetti molto concreti, effetti di decomposizione. Allora bisogna investire. La Chiesa e i cattolici ci sono. La proposta è una grande intesa, alleanza, unione, la prospettiva di una stagione d’investimento e di esempio. Sull’obiettivo è difficile non concordare: "Una nuova generazione di adulti che non fuggano dalle proprie responsabilità". Perché c’è una differenza abissale, ripete il cardinale facendo eco al Papa, "tra il vivere e il vivacchiare". E questo vale per tutte le singole persone, ma anche per le comunità, e a più forte ragione per i popoli e le nazioni.
Francesco Bonini