La centralità della persona

SETTIMANA SOCIALE

Un confronto tra docenti provenienti da differenti atenei su quattro fronti della dottrina sociale della Chiesa: la politica, il lavoro, l’ambiente, l’economia. Organizzato dall’Istituto pastorale “Redemptor hominis” della Pontificia Università Lateranense in collaborazione con il Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, il seminario – intitolato, appunto, “Dottrina sociale della Chiesa” ed introdotto dal preside del “Redemptor hominis”, mons. Dario E.Viganò, e dal segretario del Comitato delle Settimane Sociali, Edoardo Patriarca – si è tenuto il 21 maggio a Roma, nella sede dell’ateneo pontificio.

L’estremo della democrazia. Il pluralismo politico è “il lato estremo della democrazia”, ha esordito Rocco Pezzimenti, docente alla Lumsa e alla Lateranense, ricordando che esso è “sempre e soprattutto una garanzia per le minoranze”. Il docente ha poi argomentato circa “un pluralismo di stampo cristiano”, laddove “anche i concetti di libertà e proprietà” non si riferiscono a una “realtà fine a se stessa”, ma sono “beni strumentali alla piena realizzazione della persona e del bene comune”. Il concetto di pluralismo, ha rimarcato, “corre oggi il rischio di diventare astratto e portarci a un relativismo, o al sincretismo”, declinandolo “come rispetto di tutte le idee”. Non è questa, però, l’interpretazione corretta, poiché il rispetto si deve “a tutti, e dunque anche a coloro che esprimono determinati valori”, ma non “alle idee in sé”. Di sicuro, gli ha fatto eco il preside dell’Accademia Alfonsiana, Martin McKeever, la questione è “estremamente complessa”, a partire da un “problema terminologico” nella definizione di pluralismo, e di pluralismo cristiano.

Una comprensione cristiana del lavoro. Riguardo al lavoro, “una riflessione teologica s’impone”, ha sottolineato mons. Gianni Manzone, docente al “Redemptor hominis”, poiché “la Chiesa non può accettare che il lavoro sia separato dalla religione”, altrimenti “viene ulteriormente approfondita quella distanza della verità di Dio dalle forme della vita quotidiana”. Quattro le indicazioni per una “comprensione cristiana del lavoro”. “Dapprima la necessità di svincolare l’attività lavorativa dalla logica dello scambio mercantile”, poiché così vengono a mancare principi come “l’amore al lavoro ben fatto, la solidarietà, la gratuità”. Il lavoro, poi, “diventa servizio spirituale” – e qui la vocazione al lavoro – se vi è “la consapevolezza di contribuire a qualcosa di più grande”. In terzo luogo il dono, poiché “chi possiede il capitale sia fisico sia di conoscenza può creare ricchezza solo se lo investe”, mettendo “in circolo i doni ricevuti”. Infine “il lavoro acquista senso e valore, e quindi dignità etica, soltanto nella prospettiva del rapporto interumano”. Indicazioni, ha rimarcato Giuseppe Acocella, rettore della Libera Università “San Pio V”, che mettono in guardia dal “perdere la centralità della persona”, lavorando solo “per il procacciamento del reddito”.

Operare a tutti i livelli per l’ambiente. Portando l’attenzione all’ambiente, suor Tiziana Longhitano, della Pontificia Università Urbaniana, ha evidenziato che non si possono “ridurre a una sola causa i danni che derivano da una gestione poco corretta dell’ambiente”, e “la sfida ecologica è allo stesso tempo individuale, locale, nazionale e globale”. Ciò che serve, pertanto, è “una risposta coordinata a più livelli”. “Se da una parte – ha affermato la docente – la nostra presenza è necessaria e la nostra voce non può mancare ai livelli più alti, è anche vero che il contributo più forte lo diamo lavorando localmente e impegnandoci a migliorare il nostro territorio, la nostra professione, la nostra terra, o quei luoghi in cui siamo chiamati a servire lavorando accanto alla gente”. Alla base, tuttavia, l’appello di Benedetto XVI a un'”ecologia umana”, poiché, si è chiesto Alessandro Crosthwaite, della Pontificia Università San Tommaso (Angelicum), “come possiamo andare avanti in un’ecologia dell’ambiente se prima non curiamo un’ecologia umana, come aver rispetto per la natura quando tutto il nostro consumo è ‘usa e getta’?”.

Orientare il mercato al bene comune. Infine, il campo economico. La libertà “produce strumenti estremamente fragili, ma gli unici all’altezza della dignità umana”, e “la concorrenza non è il prodotto del caso, bensì il risultato di secoli di civilizzazione”, ha ricordato Flavio Felice, docente alla Lateranense, richiamando “la possibilità di perseguire finalità sociali” in economia che abbiano come ambito “la società civile” e comprendano “i principi di sussidiarietà orizzontale e verticale”. Fino a un passato recente, ha aggiunto Antonio Magliulo, della Libera Università “San Pio V”, era prevalente “l’idea che il mercato fosse il luogo della competizione negativa”. Ora, invece, “Benedetto XVI, nell’ultima enciclica, ci dice proprio il contrario, ossia che si possono avere rapporti autenticamente umani anche nel mercato, a patto di avverare tre condizioni: giustizia, bene comune, gratuità”. Non basta però “lasciar fare al mercato”, che dunque va “orientato al bene comune”.

(26 maggio 2010)