ASSEMBLEA CEI
Gli orientamenti pastorali 2010-2020
"Il vescovo è servitore di tutti, non è funzionario, né un burocrate, non è un rappresentante del potere, né un manager di un’organizzazione umana, ma un pastore che illumina e incoraggia, è un padre che ama, educa e conforta". La terza giornata dei lavori della 61ª assemblea dei vescovi italiani (24-28 maggio) si è aperta con il monito del card. Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi, che ha presieduto, nella basilica di san Pietro, una concelebrazione eucaristica.
L’educare del vescovo. Nell’omelia il cardinale ha ribadito che questo stile deve essere "accompagnato da tante qualità dalla saggezza alla fortezza, dalla prudenza all’amabilità, dalla lungimiranza all’attenzione alle piccole cose ma soprattutto deve essere caratterizzato da un vivo senso di paternità". Paternità spirituale "verso tutti coloro che gli sono affidati specie verso i sacerdoti". "Non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo davanti delle persone e non degli operatori o, tanto meno, dei ‘numeri’. La paternità episcopale ci chiede di saper incontrare le persone dando attenzione a ciascuna di esse". Il vescovo deve "lasciarsi illuminare dalla Parola di Dio" e pregare per "non cadere nel rischio di un pericoloso senso di autosufficienza che finisce poi per sconfinare nell’attivismo o nell’autoritarismo. Il ministero che il vescovo è chiamato a svolgere non è un’impresa legata alle forze umane ma all’azione di Dio". Il servizio del vescovo assume, pertanto, un carattere di "paternità spirituale" verso tutti coloro che gli sono affidati, laici e presbiteri, che qualifica innanzitutto una "relazione": volere il loro bene "implica il dovere di conoscerli, guidarli, sostenerli come singoli e come presbiterio; richiede al vescovo di essere capace di stimolare e di dare fiducia, di riprendere e di correggere, ma soprattutto di incoraggiare". In altre parole, educare.
In gioco il futuro. E sul tema dell’educazione è tornato mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Vicenza e vicepresidente della Cei, aggiornando il 26 maggio i giornalisti delle discussioni in corso in Vaticano tra i vescovi italiani riuniti in assemblea. Illustrando gli "Orientamenti pastorali" per il prossimo decennio dedicato al tema dell’educazione sul quale è stato redatto un documento votato per la sua approvazione finale, mons. Nosiglia ha affermato che "il campo educativo rappresenta per il nostro Paese la sua miniera d’oro più produttiva a cui attingere e da cui ripartire". Perché "sull’educazione si gioca il futuro di una società e sappiamo bene che la stessa crescita economica di un Paese aumenta in proporzione all’investimento che si fa sulla formazione". "Noi riteniamo ha detto l’arcivescovo che sia un tema che interessa e coinvolge tutta la società perché investe le famiglia, le parrocchie, le scuole". Ed ha aggiunto: "L’investimento di personale, risorse e mezzi adeguati al raggiungimento delle finalità dell’educazione rappresenta sia per la Chiesa, sia per la società il primo e indispensabile impegno che non può essere eluso o sminuito da altri pure necessari ambiti di lavoro in campo economico e sociale".
Investire le migliori energie. "È in gioco ha rimarcato mons. Nosiglia la conservazione e il rinnovamento di quel patrimonio di qualità del sapere, della cultura e della vita, ricchi di valori umani, spirituali e morali, religiosi e civili e di uomini e donne che li hanno incarnati con genialità". Il contributo della Chiesa vuole essere un "contributo positivo a tutto il Paese perché ha sottolineato affronti unito e si impegni con grande determinazione in questo campo". "Credo ha proseguito che la Chiesa in Italia con questo impegno decennale indica chiaramente a se stessa ma anche al Paese dove puntare la bussola del suo progresso e del suo futuro". E lo fa rivolgendosi alle famiglie, alle realtà civili, alle comunità cristiane. "Si rivolge infine alle istituzioni politiche, culturali, economiche e sociali perché investano le loro migliori energie in questo ambito che rappresenta il cuore pulsante del Paese". Ad una domanda sul tipo d’investimento richiesto, mons. Nosiglia ha spiegato che non si tratta solo d’investimento economico ma "di personale, di cultura e soprattutto di mentalità e che chiama in causa i tanti adulti che sulla sfida educativa hanno messo i remi in barca perché possano di nuovo ritrovare fiducia e dare speranza. Ne va del futuro e del presente del Paese. Tutti devono dare il proprio contributo. A ciascuno è chiesto di dare il meglio di se". Il tema dell’educazione, ha poi concluso, "è un segno di speranza su cui far leva per risolvere il problema pedofilia" in quanto avrà un peso anche "nell’ambito dei seminari e della formazione e della crescita degli educatori".