GIOVANI E PACE
Le “Piazze di maggio” di “Rondine”
Le religioni e le “diplomazie popolari” possono essere le nuove strade per risolvere i conflitti. È questo il messaggio giunto dalle prime due giornate di “Piazze di maggio: Viedipace 2010”, un itinerario di riflessione e incontri promosso tra Umbria e Toscana, fino al 30 maggio, dall’associazione “Rondine Cittadella della Pace”, un’esperienza di studentato internazionale che riunisce ragazzi provenienti da aree in conflitto che condividono un percorso di educazione alla pace. Mercoledì sera, 26 maggio, il percorso si è aperto ad Assisi con una tavola rotonda con rappresentati del mondo cristiano, ebraico e musulmano. “I credenti di religioni diverse contribuiscono concretamente alla pace quando sono capaci di vedere nell’altro un fratello portatore di valori positivi. Per noi cristiani la pace è sempre possibile quando si uniscono sforzi e iniziative per collaborare insieme, perdonare, riconciliare”. Lo ha affermato il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.
Le fedi a confronto. Parlando degli scenari della “crisi planetaria”, il card. Turan ha ripreso il pensiero di Benedetto XVI secondo cui il compito delle religioni è oggi decisivo per “ritrovare il senso del bene comune universale” e per “promuovere un vero sviluppo”. “Se vogliamo prevenire i conflitti e costruire una società solidale – ha aggiunto il cardinale – tutti i credenti devono unire i loro sforzi accanto a quanti operano a favore del rispetto dei diritti umani”. “Vedere l’altro come una possibilità per completarsi”, questo concetto racchiuso nella parola ebraica “Shalom”, può essere per il presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, Rav Elia Ricchetti, la prospettiva per vedere la pace “non come rinuncia di qualcosa di sé per l’altro, ma come l’opportunità di arricchimento”. A sua volta Elzir Izzedin, presidente dell’Ucoii (Unione delle comunità e organizzazioni islamiche d’Italia), ha insistito sulla necessità di “spogliarsi dai pregiudizi”, “sforzarci per capire la sensibilità dell’altro” e “impegnarci a creare spazi per il rispetto delle diversità”, come “orizzonte” in cui le religioni possono contribuire alla pace. “Oggi – ha fatto notare – sembra che ci siamo spogliati, al contrario, delle nostre fedi. Ma questo è un errore, perché la religione significa pace e non può essere mai strumento di scontro”. E proprio “lo spogliarsi” come “via della pace” per “disporsi al dialogo con l’altro” nel pomeriggio era stato al centro dalla meditazione offerta ai partecipanti da mons. Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, nella sala dell’episcopio, dove san Francesco si tolse le vesti. Nel dialogo tra le religioni e tra le culture dobbiamo “maturare la capacità di porci in rapporto reciproco con l’umiltà che ci apre all’accoglienza dell’altro”. Significa andare all’incontro “disarmati”, con una concezione “non aggressiva della propria verità”, e tuttavia “non disorientati” che è l’atteggiamento “di chi pensa che la pace si costruisce azzerando ogni verità”.
Le Università vie di pace. Come costruire nelle Università percorsi di educazione alla pace alla luce dell’esperienza “Venti di pace in Caucaso”, è stato il tema dell’incontro di giovedì mattina, 27 maggio, all’Università degli studi di Perugia. Nato durante il conflitto russo-ceceno dal sogno di un gruppo di giovani dello studentato internazionale dell’associazione “Rondine”, il progetto ha portato all’elaborazione di un documento di 14 punti per realizzare la pace nell’area, costituendo un esempio di “diplomazia popolare” che mira a risolvere i conflitti partendo direttamente dai giovani e dalla società civile. “L’obiettivo adesso è coinvolgere le Università, affinché, la via di pace che questi ragazzi hanno sperimentato possa essere studiata e accolta dal mondo accademico”. Lo ha spiegato il presidente di “Rondine”, Franco Vaccari. “Oggi – ha detto – ci troviamo in un mondo in cui l’unico sogno possibile è quello individuale. Ma la possibilità di stare in pace arriva solo da un sogno collettivo, dove le differenze trovano un’armonia e sperimentano una convivenza concreta”. È questa – si è detto – la sfida da lanciare alle Università. Mentre “l’importanza di un’educazione ai valori della pace, ricercando le dimensioni che ci fanno uguali” e, comunque, “nell’ottica di una convivenza fondata sui diritti umani”, è stata sottolineata dal arcivescovo emerito di Perugia, mons. Giuseppe Chiaretti. “Risaldare il legame tra società civile e istituzioni, all’origine della mancata soluzione di molti conflitti” può essere una pista di lavoro fondamentale per le Università, ha detto Andrea Messeri, dell’Università di Siena. Per sensibilizzare il mondo accademico, i giovani dello studentato di “Rondine” hanno avviato due progetti mirati a coinvolgere una decina di atenei di 4 diverse aree del mondo per promuovere progetti di educazione alla pace e progetti aperti alla cittadinanza. Tra gli strumenti, anche un bando per progetti per attuare concretamente ciascuno dei punti sul “Documento per la pace in Caucaso”.
(da Assisi-Perugia)