LIGURIA

Le vie del Sacro

Turismo religioso: 11 itinerari nel territorio

Il turismo religioso è un settore in forte crescita e in Liguria il comparto muove ogni anno migliaia di fedeli. Diverse sono le iniziative messe in atto dalla Regione: tra queste la recente pubblicazione della guida “Le vie del Sacro”, che presenta 11 itinerari per addentrarsi nella religiosità ligure attraverso i secoli, all’interno di abbazie, conventi, monasteri, santuari, oratori, confraternite, lungo il cammino dei pellegrini e dei portatori di Cristo in processione, le feste religiose, le tradizioni, i monumenti. In precedenza, l’assessorato al Turismo aveva edito altre pubblicazioni come “Le feste del Sacro”, “Le vie dei portatori di Cristo”, “La via francigena”, “La Liguria del Sacro”. La Regione Liguria ha aderito inoltre ai “Cammini d’Europa”, il progetto di cooperazione tra i vari Paesi europei per lo sviluppo territoriale e la valorizzazione turistica e culturale dei territori attraversati dal cammino di Santiago de Compostela e dalla via Francigena. Anche la Conferenza episcopale ligure ha deciso d’investire nella promozione del turismo religioso e, all’inizio di maggio, è stato presentato il portale www.liguriareligiosa.it.Strumento pastorale. “È un nostro obiettivo prioritario far conoscere la storia e l’arte religiosa ‘nostrana’ fuori dalla Liguria e all’estero”: ad affermarlo è don Mario German, cappellano dell’aeroporto di Genova e delegato arcivescovile per i pellegrinaggi e il tempo libero. “Dobbiamo considerare il turismo religioso – dichiara – come uno strumento pastorale per contattare anche persone che, altrimenti, non entrerebbero in una chiesa, facendo in modo che la spiegazione di un monumento sacro possa divenire un momento di vera catechesi”. Tra le criticità, don German cita la scarsa capacità di accoglienza di molte comunità parrocchiali situate in località turistiche dove, ad esempio, non sono presenti celebrazioni in lingue diverse dall’italiano, anche se in molti periodi dell’anno vi sono alte percentuali di turisti, in particolare tedeschi, russi e francesi. Don German ricorda poi che il sostegno della Regione a questo settore è importante ma, aggiunge, “noi cattolici dobbiamo stare attenti alla confusione di ruoli e di finalità”. La Chiesa, spiega, deve “collaborare con tutte le istituzioni, ma non deve vendere prodotti turistici nei quali l’aggettivo ‘religioso’ o le categorie di ‘spiritualità’, ‘pellegrinaggio’ non hanno nessuna reale corrispondenza nel pacchetto offerto”, perché “è proprio il turismo religioso dei pellegrinaggi, quelli veri, che non ha avuto flessioni negli ultimi anni”.Un settore in crescita. Il delegato della Conferenza episcopale ligure per il turismo, tempo libero e sport, don Antonello Dani, ricorda che “sono ancora pochi i turisti che vengono nella nostra Regione per visitare luoghi d’interesse religioso”, tant’è vero che “il settore del turismo religioso è ancora poco esplorato e presenta margini di crescita evidenti”. Esigue pure le località che attirano visitatori e pellegrini da fuori Regione: tra questi, il santuario della Madonna della Guardia di Ceranesi, il santuario del Gesù Bambino di Praga di Arenzano, il Cristo degli Abissi di San Fruttuoso di Camogli. Per iniziare un rilancio, rileva don Dani, “sarebbe necessario che un numero crescente di chiese dell’entroterra potesse rimanere aperto anche in settimana, oltre che al sabato e alla domenica”, e, secondariamente, “bisognerebbe investire di più nell’accoglienza”. A tal proposito, don Dani porta l’esempio dei turisti tedeschi, “sensibili ai concerti d’organo e a visitare chiese e musei, ma noi – spiega – siamo piuttosto carenti nell’organizzazione al punto che mancano, o sono davvero sporadiche, celebrazioni in tedesco, in particolare in alcune occasioni di festa, come a Pentecoste, che per loro è periodo di vacanze”.Aprire per più tempo. Più critica la visione di Luciano Venzano, storico e autore di alcune pubblicazioni di storia ecclesiastica locale. Venzano innanzitutto afferma che “l’offerta del turismo religioso sarebbe incrementabile se i beni della Chiesa fossero più disponibili alla visione con un orario prolungato di apertura delle chiese e dei luoghi di culto” e, nello stesso tempo, rimarca come sia necessario “predisporre alcune guide, come studenti o pensionati preparati, e opuscoli esplicativi delle opere esposte”. “La Regione – afferma lo storico – offre contributi per le iniziative culturali e religiose alle quali si può facilmente accedere ma, purtroppo, i gestori dei beni ecclesiastici non usufruiscono di questi aiuti perché semplicemente non li chiedono”.a cura di Adriano Torti(28 maggio 2010)