IL PAPA E LA PACE

Una parola nel cuore

A Cipro anche una riflessione politica

"Testimonianza della nostra fede per l’unico Dio, dialogo e pace": così Benedetto XVI aveva definito i temi del suo viaggio a Cipro, il primo di un Pontefice nell’Isola di un grande apostolo, san Barnaba. Pace, in particolare, non è "un’aggiunta politica alla nostra attività religiosa", ma "è una parola del cuore della fede". Incastonata negli importanti discorsi tenuti a Cipro c’è allora anche un’importante riflessione sulla politica, sulla necessità di "rispettare e promuovere la verità morale nel mondo della politica e della diplomazia a livelli nazionali e internazionali". Il bene comune, ricorda il Papa, "viene servito precisamente attraverso l’influenza di persone dotate di chiara visione morale e di coraggio".
Tre vie sono indicate.
Il principio di realtà, innanzitutto, il realismo, che significa chiara conoscenza delle cose. E poi legalità, nel senso forte però di "uno sforzo costante per fondare la legge positiva sui principi etici della legge naturale".
C’è poi un altro impegno, non meno cruciale e forse però più sottile. Parlando ai politici e ai diplomatici il Papa sottolinea la necessità, proprio come servizio alla verità a "destrutturare le ideologie politiche che altrimenti soppianterebbero la verità". Le ideologie del totalitarismo, certo, i totalitarismi del 20° secolo. Ma non solo: "Anche ai giorni nostri, siamo testimoni di tentativi di promuovere pseudovalori con il pretesto della pace, dello sviluppo e dei diritti umani. In questo senso, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ho richiamato l’attenzione sui tentativi di certi ambienti di reinterpretare la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo al fine di soddisfare interessi particolari, che avrebbero compromesso l’intima unitarietà della Dichiarazione e l’avrebbero allontanata dei suoi intenti originari".
In gioco infatti – e Benedetto XVI lo ha ripetuto nell’incontro con gli ortodossi, guardando alle prospettive del dialogo ecumenico – c’è la necessità "della comune testimonianza dei valori cristiani nel mondo secolarizzato", di fronte a quella che più volte il Papa ha definito la "dittatura del relativismo". È in fondo questa l’ideologia di questi tempi, assai più sottile e pervasiva, che proprio per questo reclama attenzione e consapevolezza, oltre che una sempre maggiore capacità di analisi e proposta culturale: l’identità e il futuro della persona umana devono essere al centro dell’azione politica. Un forte appello all’impegno dunque, nella consapevolezza della distinzione degli ambiti e dei piani, ma insieme dell’unitarietà della testimonianza.
Il viaggio ha coinciso con l’assassinio di mons. Padovese in Turchia e con una recrudescenza della tensione in Terra Santa, ai confini di Israele. Il Papa ha, comunque, parole di pace e di speranza, anche guardando al ruolo dei cattolici di tutti i riti e dei cristiani di tutte le denominazioni. I frutti, in particolare la pace, certo possono tardare, perché sono dono: "Così – ha detto ai giornalisti – dobbiamo quasi imitare Dio, la sua pazienza".

Francesco Bonini