Slovenia, Spagna

Slovenia: Lojze, il martirio della violenza”Martire per la fede ed esempio per i giovani”. È il ritratto del beato Lojze Grozde (1923-1943) che emerge dalle parole del card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. Durante l’omelia per la chiusura del primo Congresso eucaristico nazionale della Slovenia (13 giugno) e per la beatificazione di Grozde, il card. Bertone ha definito “frutto della provvidenza divina” la beatificazione del giovane laico dell’Azione Cattolica ucciso dai partigiani titini all’età di vent’anni. Il beato Lojze Grozde è il primo martire sloveno. Nel ribadire l’importanza dell’Eucaristia, il segretario di Stato ha ricordato che “nel secolo scorso, in una situazione simile e con uguale forza di fede, testimoniò il giovane martire sloveno Lojze Grozde, che era solito definire l’Eucaristia ‘il sole della mia vita’”. Dopo l’assassinio, la tomba di Grozde nel cimitero del paese Šentrupert na Dolenjskem divenne subito meta di pellegrinaggi di singoli fedeli e di numerosi gruppi. La fama del suo martirio è stata presente nel popolo fin da subito e la figura di Lojze è diventata uno dei simboli di tutti gli sloveni cattolici sottoposti al martirio a causa della loro fedeltà a Cristo. Nello stadio della città di Celje, centro regionale della Bassa Stiria sud-occidentale, il card. Bertone ha precisato che “guardando bene alla storia della Chiesa in Slovenia, in particolare alle violente persecuzioni che ha subito nell’ultimo secolo – pensiamo ai periodi dell’occupazione straniera, della guerra civile e del regime ateo – vediamo come l’Eucaristia sia stata, per il popolo di Dio, il principale punto di riferimento dove trovare sostegno, forza e consolazione”. In questo senso, il card. Bertone ha sollecitato i presenti “a rafforzare sempre più il vostro impegno nella testimonianza della carità, seguendo l’esempio di tanti fratelli che, nei secoli passati, in questa terra Slovena hanno manifestato la fede nel Signore Risorto attraverso la loro vita spesa a servizio della Chiesa e a sostegno di quanti avevano bisogno del loro aiuto”. La Conferenza episcopale slovena (Ces) annovera sei diocesi (Koper, Ljubljana, Novo mesto, Celje, Maribor e Murska Sabota) e undici vescovi. Secondo le statistiche della Ces, circa l’86% dei due milioni di sloveni sono cattolici. Le parrocchie sono 784, con oltre 1.100 sacerdoti diocesani e religiosi. Spagna: Manuel, il martirio dell’immobilitàLo spagnolo Manuel Lozano Garrido (1920-1971), noto come “Lolo”, è il primo giornalista salito agli onori degli altari. Sabato 12 giugno si è tenuta la celebrazione per la beatificazione a Linares, in provincia di Jaén (Spagna), presieduta da mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi, quale rappresentante del Papa. Per mons. Amato “è un onore per la Chiesa spagnola e universale riconoscere la santità di un uomo che convertì il calvario della sofferenza in un grido di allegria e speranza”. Lolo entrò giovanissimo nell’Azione Cattolica. Mons. Amato ha poi ricordato che durante la persecuzione religiosa in Spagna, nella quale Lolo perse il fratello Agustín, egli si preparò “a dare la vita per Gesù e a perdonare i persecutori. Come fece quando perdonò colui che lo aveva denunciato di essere cattolico e di distribuire clandestinamente l’eucaristia, per la qual cosa passò tre mesi in carcere”. Una paralisi progressiva, a partire dai 22 anni, minò il fisico di Manuel che, da ragazzo dinamico, si trovò a vivere “il martirio dell’immobilità” cui si aggiungerà anche la cecità negli ultimi nove anni di vita. “Lolo – ha osservato mons. Amato – vedeva con gli occhi della fede la luce celestiale, viaggiava per i cieli della bellezza e della verità”. Con la cecità “il suo sacrificio era ora completo”, ha sostenuto mons. Amato: “Da questa scuola di dolore e di fede attinse la forza per scrivere nove libri e più di trecento articoli, apparsi in riviste e giornali nazionali e locali”. Infatti, anche nella malattia mantenne il suo spirito e il suo zelo apostolico, evangelizzatore e missionario e la sua vocazione di giornalista al servizio del Vangelo, fondando, tra l’altro, l’opera pia “Sinaí”, un’associazione di preghiera per la stampa, in cui gruppi di 12 malati ciascuno, insieme ad un monastero di clausura, assumevano la cura spirituale di un determinato mezzo di comunicazione. “In una società edonistica come la nostra, che non vede il dolore e non lo sa valutare, il beato Lolo ci invita ad aprire gli occhi e a vedere le mille sofferenze del nostro prossimo” e “ci invita a dare amore, perché Dio ha un solo nome, che è Amore”, ha sottolineato mons. Amato. Alla beatificazione, malgrado la pioggia, hanno partecipato una ventina di vescovi, tra cui il presidente della Conferenza episcopale spagnola card. Antonio Maria Rouco Varela e il vescovo di Jaén mons. Ramón del Hoyo López, duecento sacerdoti e quindicimila persone. Molti i giornalisti provenienti da tutta la Spagna e anche dall’Argentina.