Irlanda: card. O’Connor su rinnovamento Chiesa”Le cose che ricordo della mia vita sacerdotale non sono i successi ma i fallimenti”, dai quali “ho tuttavia imparato di nuovo a pregare per la perseveranza e l’obbedienza alla mia vocazione”. Lo ha detto il 15 giugno il card. Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo emerito di Westminster e visitatore dalla Santa Sede per l’arcidiocesi di Armagh a seguito alle vicende degli abusi sui minori da parte di uomini di Chiesa, concludendo con un incontro presso il Saint Patrick’s College a Maynooth, in Irlanda, l’Anno Sacerdotale nel Paese. Rivolgendosi ai preti presenti, il cardinale ha affermato: “Non importa se preti e vescovi sono in larga maggioranza buoni servitori e pastori del loro popolo. Quando la scandalo è così profondamente diffuso, distende la sua ombra su ogni cosa”. Per questo “le vittime sono al primo posto nei nostri pensieri e preghiere”. Ripercorrendo la sua esperienza personale, il porporato ha rievocato l’episodio “doloroso” di dieci anni prima, legato, ha detto, “alla mia cattiva gestione” della vicenda “di un prete abusatore”, per la quale “sono stato attaccato per due anni”. Da quell’errore, ha rilevato, “ho imparato a diventare un guaritore ferito” e sono “derivati aspetti positivi come le misure e le procedure nazionali di salvaguardia oggi attuate in tutte le diocesi e parrocchie dell’Inghilterra e del Galles”. Rammentando che qualcuno “ha parlato di questo tempo come di ‘notte buia’ per la Chiesa in Irlanda”, il cardinale ha osservato che questa “notte” è “anche un tempo di apprendimento, purificazione e fiducia” nel convincimento che “Dio non ci ha abbandonato” e “sta lavorando con noi”. In questo senso “la povertà è un dono”. “Scrivendo alla Chiesa in Irlanda – le parole dell’arcivescovo emerito di Westminster – il Papa ha iniziato a tracciare un cammino di pentimento e rinnovamento” mostrandoci “la via per parlare della verità nell’amore”. Un semplice rinnovamento delle strutture “non è infatti sufficiente per guarire gli animi addolorati e gli spiriti feriti”. Per questo, sottolinea il cardinale, il Papa innesca “un ulteriore processo che tocca in profondità il grande patrimonio spirituale della Chiesa irlandese” e richiede “non solo l’impegno alla verità e alla comprensione”, ma “l’impegno all’amore”. Dal porporato l’invito a “non avere fretta”. Per superare le “situazioni di desolazione”, ammonisce, occorrono “il tempo necessario” e “una diversa leadership per perseverare nel deserto rimanendo fedeli alla verità”. “La nostra unità, la nostra forza e la nostra speranza – conclude – è la Messa, il popolo riunito intorno all’altare dove si celebra l’Eucaristia”.Polonia: plenaria dei vescovi ed elezioni presidenzialiSi apre oggi a Olsztyn (fino al 20 giugno) la 352ª sessione plenaria della Conferenza episcopale polacca (Kep), che dedicherà la propria attenzione soprattutto all’Anno Sacerdotale appena conclusosi. Spiega il presidente Kep, mons. Jozef Michalik: “L’Anno Sacerdotale costituisce la conferma più efficace” che “il sacerdozio umile, bello e santo è valido e possibile”. “Anche se – aggiunge – i suoi veri frutti non possono essere verificati dalle statistiche poiché non si possono calcolare le conversioni, i cambiamenti interiori, il rinsaldarsi della fede”. In vista della visita (24 giugno) del metropolita Ilarione, presidente Dipartimento affari esteri del Patriarcato di Mosca, anche i rapporti con la Chiesa ortodossa russa saranno tema di discussione per i presuli. Nel corso dei lavori, inoltre, il direttore di Caritas polacca p. Marian Subocz esporrà la situazione nei territori del sud del Paese devastati dalle inondazioni di maggio e giugno. Nella sola regione di Malopolska l’acqua ha coperto una superficie di oltre 1000 chilometri quadrati inondando quasi 700 villaggi e distruggendo oltre 3 mila chilometri di strade asfaltate e oltre 16 chilometri di binari ferroviari. Mentre Caritas polacca ha finora raccolto oltre 2 milioni di euro, prosegue con il sostegno dei vescovi in tutte le diocesi l’organizzazione dei convogli con aiuti per i più bisognosi. Domenica 20 giugno si terrà anche il primo turno delle elezioni presidenziali, anticipate a seguito del disastro aereo di Smolensk del 10 aprile scorso nel quale hanno perso la vita il presidente Lech Kaczynski e numerose altre alte cariche dello Stato. I vescovi, osserva l’arcivescovo di Lublino mons. Jozef Zycinski, “non possono essere legati ad alcun gruppo che appoggi un candidato o un programma presidenziale”; appoggiarne qualcuno “sarebbe un abuso”. Mons. Michalik, da parte sua, ha esortato i fedeli a votare “un gruppo e una persona che nel loro agire siano guidati dalla coscienza”, mentre mons. Józef Kowalczyk, arcivescovo metropolita di Gniezno e primate di Polonia, ha sottolineato che “compito dei sacerdoti non è immischiarsi nella propaganda elettorale ma lavorare per la rettitudine delle coscienze”.