RAZZISMO IN EUROPA

Lotta sempre aperta

Il punto in Francia, Georgia, Polonia e Macedonia

Francia, Georgia, Polonia ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia hanno compiuto “sforzi significativi nella lotta contro la discriminazione razziale, la xenofobia e l’antisemitismo”. Permangono tuttavia diverse questioni che costituiscono “fonte di preoccupazione”. Nils Muiznieks, presidente dell’Ecri (Commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa) commenta così i quattro nuovi rapporti nazionali che, pubblicati il 15 giugno, fanno il punto sugli sviluppi intervenuti in ambiti quali la legislazione, la discriminazione nell’istruzione e nell’occupazione, lo sfruttamento del razzismo per fini politici e la situazione dei gruppi vulnerabili. Francia. Sono il tono generale del dibattito sull’immigrazione, i pregiudizi nei confronti dei musulmani e le denunce di molti immigrati di atti di razzismo da parte delle forze di polizia a “destare inquietudine”, afferma Muiznieks presentando il rapporto sulla Francia, il quarto elaborato negli anni dalla Commissione. Nel Paese sono ancora insufficienti le aree di sosta per i rom, “alcuni dei quali vivono in condizioni inaccettabili” e subiscono “un clima d’opinione ostile”. Mentre parte della popolazione esprime dubbi sulla reale volontà dei musulmani di “rispettare i valori francesi”, il dibattito sul divieto del niqab, osserva il rapporto, “ha fatto crescere” tra questi ultimi “sentimenti di discriminazione”. In positivo il rapporto sottolinea il rafforzamento del “quadro giuridico per la lotta contro le discriminazioni” e il miglioramento qualitativo della formazione di funzionari di polizia, procuratori e giudici. Tre le raccomandazioni formulate dall’Ecri: “sostenere e consultare con regolarità l’Alta autorità per la lotta contro le discriminazioni e a favore dell’uguaglianza (Halde)”, contrastare le forme di razzismo diffuse via Internet, e “assicurare, di concerto con la comunità rom, la scolarizzazione permanente dei bambini appartenenti a gruppi itineranti”.Georgia. Nel suo terzo rapporto sul Paese caucasico, l’Ecri evidenzia i progressi nella lotta contro la “discriminazione per motivi razziali, linguistici o religiosi”, ma rileva “la vulnerabilità e l’emarginazione” delle minoranze rom e informa che “i gruppi provenienti dall’Armenia e dall’Azerbaijan subiscono forme di isolamento e penalizzazione” anche per motivi linguistici. Nell’esprimere apprezzamento per “il ruolo fondamentale” dell’Ombudsman georgiano, il rapporto richiama l’adozione, nel 2009, di una “Strategia nazionale per la tolleranza e l’integrazione civile”. Tra le raccomandazioni, riformare l’insegnamento della lingua georgiana per gli alunni delle minoranze etniche e, una volta diplomati, assisterli nella ricerca di impiego; ed elaborare “una strategia per l’integrazione dei turchi meskiti che spieghi le ragioni storiche del loro ritorno” in Georgia.Polonia. Preoccupanti, secondo l’Ecri la “parziale tolleranza” del mondo politico e dei media polacchi per l’antisemitismo, il razzismo tra i tifosi di calcio e i gravi insulti ai giocatori di colore, e la mancanza di una legislazione antidiscriminazione. Grazie all’impegno dell’Alto commissario per l’uguaglianza di trattamento, sottolinea il quarto rapporto sul Paese, i giudici e i funzionari di polizia ricevono “adeguata formazione”, e sono state assunte “importanti misure per contrastare le discriminazioni in ambito scolastico”. La Commissione CdE raccomanda al Parlamento nazionale di presentare e approvare in tempi brevi una “legislazione completa contro la discriminazione”. Alla Federazione polacca di football l’incoraggiamento ad elaborare un codice di comportamento per i tifosi.Ex Repubblica jugoslava di Macedonia. Positive, afferma Muiznieks, le modifiche al Codice penale che “hanno consolidato il quadro giuridico per il contrasto alle discriminazioni e al razzismo”, così come l’elaborazione di un progetto di legge in materia. Nel Paese balcanico permangono tuttavia divisioni etniche, e “le dichiarazioni di politici e opinion leader non favoriscono la riconciliazione”. Diffusa la “segregazione nel sistema scolastico” all’interno del quale “l’insegnamento in lingue diverse dal macedone è insufficiente e di scarsa qualità”. Nonostante l’esistenza di una specifica “strategia nazionale”, spesso i rom non hanno accesso a scuola, impiego e assistenza medica. L’Ecri esorta le autorità macedoni ad “adottare una legislazione completa contro le discriminazioni”, ad impedire che, come talvolta accade, “i bambini rom vengano inseriti senza motivo in classi differenziate”, e ad elaborare e attuare, “in stretta collaborazione con la società civile”, una “strategia nazionale a lungo termine per combattere ogni forma di intolleranza”. Raccomandazioni che la Commissione CdE si riserva di “riesaminare” entro due anni.