Una nuova cattedrale a Kyiv”Il primo passo con il quale la Chiesa greco-cattolica abbraccia l’architettura moderna”. Così mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, durante la sua visita nei giorni scorsi in Ucraina ha salutato la cattedrale patriarcale della Resurrezione di Cristo in un quartiere nuovo di Kyiv, la cui facciata, secondo padre Petro Fedyuk, direttore generale della gestione degli immobili del patriarcato, verrà ultimata per la fine dell’autunno. “Ho notato – ha detto mons. Ravasi – che i progettisti sono riusciti a unire due dimensioni assolutamente diverse tra loro. Da un canto la tradizione del passato, la tradizione codificata; dall’altro il tentativo di abbracciare qualcosa di nuovo. L’innovazione nella tradizione” per rendere la cattedrale vicina “alla cultura moderna”. L’arcivescovo Ravasi ha espresso apprezzamento anche per la collocazione dell’edificio: “è importante che si trovi nella parte nuova della città”. Rilevando che “nell’Europa occidentale le chiese vengono costruite con canoni completamente diversi, assolutamente moderni”, e pur ammettendo che “ciò e importante” per poter parlare agli uomini di oggi, l’esponente vaticano ha tuttavia messo in guardia dal rischio di “trascurare le rifiniture, lo stile ed anche di perdere il senso del sacro”. Con riferimento alla nuova cattedrale di Kyiv ha concluso: “Una chiesa non è solo un luogo di preghiera, è anche un simbolo. Per questo nel nostro mondo secolarizzato la presenza di una grande basilica è ricca di significato anche per i semplici passanti”. Padre Fedyuk ha fatto sapere che “presto verranno installati i cavi elettrici permanenti”. “Siamo in attesa di denaro per completare e intonacare la facciata” ma, ha concluso, “anche il tetto ha bisogno di coibentazione e impermeabilizzazione”. Università cattolica e servizi speciali “Purtroppo il governo sembra non fidarsi del suo popolo”. Ad affermarlo è il rettore dell’Università Cattolica ucraina di Lviv, padre Borys Gudziak, commentando le reazioni delle autorità al suo memorandum sulla visita ricevuta nelle scorse settimane da un agente del Security National Service (Sbu) a seguito della partecipazione di alcuni studenti a pacifiche manifestazioni di protesta contro il nuovo governo (cfr SIR Europa 40/2010). In un’intervista all’agenzia di stampa Unian, riportata dal Servizio di informazione religiosa dell’Ucraina (Risu), padre Gudziak osserva che lo Sbu si sta comportando “in modo antidemocratico” e “questo spaventa la popolazione e fa tornare il ricordo dell’era sovietica”. Nel commentare la reazione delle istituzioni al memorandum, il rettore dell’Ateneo sottolinea che ciò che un rappresentante governativo definisce “vergognoso e inammissibile”, viene considerato dal portavoce dello Sbu “normale routine”. “Due posizioni che si escludono l’una con l’altra” fa notare padre Gudziak, chiedendosi quale sia realmente “la posizione ufficiale”. In occasione della visita il rettore si è rifiutato di firmare, come richiestogli, una lettera nel timore di “assumere obblighi morali, o addirittura legali”. “Un simile documento – spiega – potrebbe essere impiegato, in particolari circostanze”, come “strumento di pressione morale o addirittura di ricatto”. Difendendo il giovane agente, “non colpevole di quanto accaduto perché semplice esecutore di ordini dall’alto”, il rettore non esclude l’ipotesi che i servizi speciali stiano raccogliendo informazioni negli istituti di istruzione superiore del Paese: “Penso sia in corso una raccolta dati, prassi diffusa nell’Unione sovietica. Forse nelle università ci sono dipendenti dei servizi speciali, ma personalmente non do molta importanza a queste cose. Anzitutto perché non abbiamo nulla da nascondere”. In secondo luogo perché “non giova a nessuno creare un clima di paranoia”. “Il problema vero, di cui occorre parlare con chiarezza e per il quale ho scritto il memorandum – conclude il rettore -, è che questo è il comportamento di gente che ha paura della sua stessa gente. È molto spiacevole che il governo non si fidi del suo popolo”.Pellegrinaggio a LavrivIl 19 e il 20 giugno, in occasione della festa di sant’Onofrio, si terrà un pellegrinaggio per le vocazioni religiose al monastero di Lavriv, il più antico del Paese intitolato al Santo. Del monastero, che per molti secoli fu un centro ecumenico, fa parte anche un’estesa necropoli in cui riposano metropoliti ortodossi – tra i quali anche Macarius Ligaridu di Gerusalemme -, vescovi greco-cattolici e dignitari moldavi; tra questi il principe Lev che negli ultimi anni della sua vita si fece monaco, assunse il nome di Onofrio e si stabilì nel luogo sacro di proprietà della sua famiglia. Il pellegrinaggio partirà alle sette del mattino di sabato 19 giugno dall’immagine miracolosa della Madre di Dio nella chiesa della Natività di Sambir, dove sono custodite le reliquie di san Valentino, per arrivare dopo 29 chilometri a Lavriv. Domenica 20, a Lavriv, i pellegrini parteciperanno alla sacra liturgia e alla Via Crucis.