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Risvegliare la coscienza

Il movimento eucaristico: storia e attualità

Un’occasione per “risvegliare la società attorno all’Eucaristia”: così mons. Piero Marini, presidente del Comitato per i Congressi eucaristici internazionali, definisce il movimento eucaristico internazionale, che sarà oggetto della sua relazione all’incontro nazionale dei delegati diocesani per i Congressi eucaristici, in programma in questi giorni ad Ancona. Il SIR lo ha intervistato.

Come nasce e qual è, a suo avviso, lo “stato di salute” del movimento eucaristico internazionale?
“Il movimento eucaristico internazionale è nato soprattutto nel 1800, dopo alcuni fatti che hanno caratterizzato la situazione delle Chiese dopo la Rivoluzione Francese, come il regicidio, che ha segnato molto la società contemporanea di quel tempo. Il movimento eucaristico internazionale trova dunque il suo luogo naturale in Francia, e si configura nell’Ottocento come un crogiuolo di iniziative in favore della rinascita della Chiesa, nel segno della testimonianza. Il movimento eucaristico internazionale si è concretizzato in manifestazioni pubbliche destinate a stimolare la fede dei cattolici nella ‘presenza reale’, ad accrescere il loro zelo per la devozione all’Eucaristia fuori della Messa e a proclamare la regalità sociale di Cristo contro il laicismo imperante. Tutto ciò ha portato, progressivamente, all’istituzione della Festa di Cristo Re, alla nascita di pratiche come le Quarantore e soprattutto all’istituzione delle processioni eucaristiche che, di fronte alle autorità ‘scristianizzate’, rappresentavano quasi una presa di possesso fisica della città. Tutte queste iniziative confluirono poi nell’Opera dei Congressi eucaristici internazionali, nata sempre in Francia, nel 1881, per risvegliare la società attorno all’Eucaristia. Per l’occasione è stato costituito un Comitato permanente, al quale poi è stato concesso dal Papa, con Statuto rinnovato nel 1986, il titolo di pontificio”.

Il prossimo Congresso eucaristico internazionale, in programma a Dublino nel 2012, celebrerà il 50° anniversario del Concilio: quale impulso ha dato al movimento eucaristico tale evento ecclesiale, e quali aspetti sono ancora attuali?
“Il Concilio ha manifestato una realtà profondamente evoluta riguardo all’Eucaristia. Il movimento eucaristico internazionale, infatti, prima sviluppatosi soprattutto nella Francia del Nord, poi arrivato in Italia e accolto anche dai Pontefici, all’inizio del Novecento si è venuto a incontrare con il movimento liturgico, che intendeva sostenere la partecipazione dei fedeli alla liturgia. A partire dal Secondo dopoguerra, per l’interazione crescente tra Congressi eucaristici e movimento del rinnovamento liturgico, il senso della ‘pietà eucaristica’ si orienta definitivamente verso la celebrazione. Il primo Congresso a beneficiare in modo significativo della simbiosi con il movimento liturgico è quello di Monaco del 1960, a partire dal quale i Congressi eucaristici assumono ormai la fisionomia di una statio: statio orbis, nel caso dei Congressi eucaristici internazionali, o statio nationis, nel caso dei Congressi eucaristici nazionali”.

“Pietà eucaristica”, ma anche “valore sociale” dell’Eucaristia: che importanza ha questo binomio, nella celebrazione non solo degli appuntamenti internazionali ma anche nazionali?
“Nell’Ecclesia de Eucharistia, Giovanni Paolo II scrive che la Chiesa ha nell’Eucaristia il suo codice genetico, la sua identità. Se il corpo di Cristo viene presentato al mondo come sacramento di salvezza, è chiaro che questo ha un influsso non solo sulla dimensione sociale della Chiesa, ma su tutta la vita cristiana: le dimensioni sociali devono partire dall’Eucaristia, perché la Chiesa ha una ‘forma’ eucaristica. Ciò comporta, ad esempio, la centralità della persona umana: tutta la comunità radunata attorno all’Eucaristia è corpo di Cristo, anche i nostri fratelli che soffrono. Tutta la spiritualità eucaristica dell’Ottocento era rivolta sul privato: oggi si è scoperto, soprattutto grazie al Concilio, che noi siamo un popolo, e quando ci raduniamo attorno all’Eucaristia, come i primi discepoli di Cristo, ci accorgiamo che il cristiano non è mai solo. Essere insieme con gli altri significa partecipare all’Eucaristia: anche l’adorazione eucaristica è un prolungamento dell’esperienza comunitaria che abbiamo avuto nella celebrazione”.

Quale impulso può dare un Congresso eucaristico alla pastorale?
“Io credo che possa dare un grande impulso, ma molto dipende dalla preparazione. Alcuni Congressi eucaristici, anche in Italia, sono passati quasi inosservati, magari a causa della concomitanza di altre manifestazioni internazionali nello stesso periodo. Per quanto riguarda i Congressi eucaristici nazionali, risulta decisiva la preparazione da parte delle parrocchie e delle diocesi: i vescovi sono i primi testimoni e i primi attori del Congresso eucaristico. Nel recente Congresso eucaristico nazionale che si è svolto in Brasile, ad esempio, c’erano tutti i vescovi del Paese riuniti: la loro presenza non garantisce automaticamente il successo dell’iniziativa, ma certo costituisce un segno di grande interesse per l’evento. I Congressi eucaristici sono nati prima, rispetto ad altre manifestazioni, come quelle per le famiglie o per i giovani. Se vissuti invece come evento di popolo, i Congressi eucaristici possono costituire un’occasione preziosa per risvegliare nei fedeli la coscienza che la Chiesa è eucaristica, e dunque, anche missionaria, ecumenica”.