PRIMA PAGINA

Un annuncio coraggioso

Chiesa e Anno europeo della lotta alla povertà

Nato ad Artois, in Francia, nel 1748, San Benedetto Giuseppe Labre era il primogenito di 15 figli. Dopo un soggiorno alla Trappa de Sept-Fons nel 1769, all’età di 22 anni, intraprese un pellegrinaggio di penitenza attraverso l’Europa. Il pellegrinaggio lo condusse a Roma, dove giunse nel dicembre 1770, a San Giacomo di Compostela (1773) e nuovamente a Roma nel 1774. Si recò più volte a Lorette e nel 1778 si stabilì a Roma. Secondo la leggenda, visse sei anni tra le rovine del Colosseo, prima di morire a 35 anni, il 16 aprile 1783.Particolarmente attratto dall’esempio di San Francesco, egli scelse di vivere nella più assoluta povertà per dedicarsi completamente ad una vita di preghiera e di adorazione. Divenne così il santo patrono dei mendicanti e delle persone senza fissa dimora. Canonizzandolo, la Chiesa ha approvato non soltanto una persona fuori dal comune, ma anche uno stile di vita nella massima povertà se questa è liberamente scelta. D’altronde è quest’ultimo termine quello che conta. L’apprezzamento istituzionale della povertà come scelta dovrebbe piuttosto acuire lo spirito di rivolta dei cristiani di fronte alla povertà subita, di fronte alla povertà che è frutto dell’ingiustizia e dell’indifferenza. Per questo motivo, qualsiasi iniziativa finalizzata ad attirare l’attenzione del pubblico su situazioni di disagio e di miseria materiale può sperare di trovare un’eco benevola nei cristiani. L’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione che si celebra nel 2010 fa parte di queste iniziative e le istanze delle Chiese presenti a Bruxelles non hanno esitato a formare un’alleanza per contribuire, da parte loro, a questa iniziativa di politica europea. È in corso di preparazione un testo comune e il 9 luglio prossimo sarà organizzato un seminario di dialogo con la Commissione europea. Questo seminario fa parte del dialogo dell’Unione con le Chiese di cui parla il nuovo Trattato di Lisbona e sarà l’occasione per presentare iniziative d’ispirazione cristiana per lottare contro la povertà, al fine di sostenere lo scambio di buone pratiche attraverso l’Europa. Tale seminario permetterà inoltre di valutare con la Commissione europea la recente decisione del Consiglio d’Europa sui cinque obiettivi principali della strategia "Europa 2020". Due di questi obiettivi hanno infatti un legame diretto con la lotta contro la povertà e sono probabilmente il fatto più rilevante dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Essi segnano un grosso passo avanti nella lunga marcia verso un’Europa sociale. Il quarto obiettivo mira inoltre "Migliorare i livelli d’istruzione, in particolare mirando a ridurre i tassi di dispersione scolastica al di sotto del 10%", mentre il quinto riguarda l’impegno dei 27 stati membri a "Promuovere l’inclusione sociale, in particolare attraverso la riduzione della povertà, mirando a liberare almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà e di esclusione".È tuttavia importante osservare che questi due obiettivi erano anche quelli più controversi tra i nostri capi di Stato e di Governo. Quello relativo all’istruzione poneva problemi di rispetto della sussidiarietà. Per questo motivo, una nota a piè di pagina nelle conclusioni del Consiglio d’Europa del 17 giugno sottolinea la competenza degli stati membri in materia. Quello riguardante la riduzione della povertà ha suscitato una disputa in merito agli indicatori di povertà. Un’altra nota a piè di pagina lascia dunque agli stati membri la possibilità di scegliere tra tre indicatori diversi (rischio di povertà, indigenza materiale e il fatto di vivere in un nucleo familiare senza lavoro). "Gli stati membri [sono] liberi di stabilire i propri obiettivi nazionali sulla base degli indicatori che essi giudicheranno più appropriati tra questi", si legge nel testo. Comunque sia! Anche se è facile criticare queste esitazioni e si può – come sempre – affermare che il punto cruciale sarà la messa in opera di questi obiettivi e non la loro formulazione, il messaggio inviato ai cittadini europei è chiaro: la strategia macroeconomica dell’Unione europea non si limita più agli obiettivi di competitività e alla ricerca scientifica, per quanto necessari essi siano. Essa non si ferma più all’inclusione di un obiettivo in materia di lotta contro i cambiamenti climatici. Essa ha anche una dimensione sociale, che enuncia chiaramente un obiettivo quantificato in materia di riduzione della povertà. Si stima che il numero dei poveri nell’Unione europea ammonti a circa 80 milioni di persone. Voler ridurre questa cifra del 25% in 10 anni è un annuncio coraggioso, soprattutto nel contesto economico difficile che stiamo vivendo. Basti pensare ai 5,5 milioni di giovani europei sotto i 25 anni che risultavano disoccupati alla fine del 2009. È anche un incoraggiamento a tutti coloro che si impegnano a titolo gratuito nella lotta contro la povertà oltre che alle loro organizzazioni. Gli europei cattolici non dimenticheranno perciò di chiedere anche l’intercessione di San Benedetto Giuseppe Labre, il santo patrono dei poveri.