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L’Europa darà l’esempio?

Crocifisso nelle scuole pubbliche, libertà religiosa e laicità

Sul tema della esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche italiane ha fatto nuova luce l’udienza del 30 giugno presso la Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo. Il serrato dibattito ha visto protagonisti gli avvocati delle parti: Soile Lautsi e la sua famiglia, che chiedono la rimozione del simbolo cristiano in quanto “contrario alla libertà di educazione e di religione”; il Governo italiano, sostenuto da una decina di Paesi europei, che invece difende la legittimità della esposizione di un elemento “parte integrante della cultura e della identità nazionale”. Agli atti sono state inoltre poste le memorie scritte presentate da alcune “parti terze” (un gruppo di eurodeputati, alcune associazioni e sigle internazionali). Ora i 17 giudici della massima Corte – che basa la sua giurisprudenza sulla Convenzione per la difesa dei diritti dell’uomo sottoscritta dai 47 Paesi aderenti al Consiglio d’Europa, fra cui l’Italia – esamineranno tutto il “dossier”, con le sue implicazioni di respiro europeo, per giungere a una sentenza definitiva, che potrebbe arrivare nell’arco di sei/dodici mesi.Il dibattito sviluppatosi nella sede della Corte, a Strasburgo, non ha riservato particolari “colpi di scena”: gli argomenti proposti sulla laicità dello Stato, sul nodo del pluralismo dell’educazione, sulla necessaria tolleranza per far convivere le diverse espressioni religiose e filosofiche che “abitano” in Europa, erano abbastanza risaputi. Ma l’aver fatto risuonare proprio in quella sede certe espressioni e convinzioni ha assunto una solennità del tutto particolare. La Corte si occupa, generalmente, di gravi casi di violazioni dei diritti umani, di forme esplicite o subdole di mortificazione della dignità individuale o delle libertà fondamentali, di fatti riguardanti i diritti delle donne o dei minori oppure la salvaguardia delle minoranze… Nel caso in questione, ha sostenuto Nicola Lettieri a nome del Governo italiano, “non si rileva alcuna violazione dei diritti umani”, perché “i figli della ricorrente non hanno sofferto alcuna imposizione” religiosa “né tanto meno una qualche forma di indottrinamento”. A suo avviso, “sembra piuttosto che si voglia imporre a tutti i Paesi europei l’estraneità della religione” nella vita nazionale. Resta semmai un punto da chiarire, sul quale i magistrati della Corte hanno interrogato lo stesso Lettieri e sul quale occorrerà fare chiarezza. La presenza del crocifisso nelle aule si deve ad alcuni provvedimenti amministrativi risalenti all’epoca fascista: la Grande Chambre chiede quindi a Roma se ciò definisce, o meno, la “obbligatorietà” della esposizione del simbolo cristiano in tutte le classi scolastiche. Su questo punto la Corte potrebbe muovere dei rilievi all’Italia.Lo studio dell’avvocato Nicolò Paoletti, a nome della ricorrente, ha dal canto suo insistito su un punto particolare: la necessità di giudicare il caso specifico – la presenza, appunto, della croce nelle aule delle scuole pubbliche -, senza estendere la questione alla presenza del simbolo nella più ampia sfera pubblica, ossia “nelle strade, nelle piazze, oppure sulle bandiere delle nazioni europee”. Una precisazione, questa, tesa forse a minimizzare l’argomento per ottenere uno sguardo indulgente da parte della Corte stessa. Infine sono parse interessanti le osservazioni proposte da Joseph Weiler, noto giurista americano, intervenuto per sostenere la memoria presentata da una pattuglia di Stati aderenti al Consiglio d’Europa. Nella sua arringa, egli ha sostanzialmente affermato che l’Europa conserva una lunga tradizione di pluralismo e di tolleranza, in cui la religione, anzi le religioni, fanno parte della cultura e della identità dei diversi Stati, senza per questo minare la condivisa laicità delle istituzioni politiche. Weiler ha sottolineato che “ogni Paese interpreta a modo suo il rapporto tra politica e sfera religiosa” e “finora queste differenze sono state rispettate”. Weiler ha esemplificato: “La Francia con un crocifisso sulle pareti delle aule scolastiche non sarebbe più la Francia. Così l’Italia, senza il crocifisso nelle scuole non sarebbe più l’Italia”. Il professore di diritto ha specificato: “Bisogna evitare di americanizzare l’Europa”, chiarendo: “Negli Usa una regola vale per tutti gli Stati” e “c’è una rigida separazione” tra istituzioni politiche e fedi religiose, relegate alla sfera privata. “L’Europa – ha concluso – deve dare un esempio” di laicità e di tolleranza, “rispettando la libertà di religione e dunque anche la libertà di alcuni Stati di far riferimento, negli spazi pubblici”, a un sentimento religioso prevalente o appartenente alla propria cultura e identità.