AIDS: CONFERENZA DI VIENNA
Contro il male e per la dignità delle persone
Sono 33 milioni nel mondo le persone infettate dal virus Hiv/Aids ma solo il 40% ha accesso alle cure. I problemi più seri sono nell’Africa australe, dove mancano ancora i farmaci antiretrovirali, che hanno consentito in questi anni tanti progressi. Se ne sta parlando dal 18 al 23 luglio a Vienna durante la conferenza “Aids 2010” (www.aids2010.org), che ospita oltre 20 mila delegati da 185 Paesi. Il tema di quest’anno è “Rights here, right now” (“Diritti qui e ora”), per ricordare che siamo nell’anno della scadenza non rispettata per il programma di Accesso universale ai trattamenti, un obiettivo che la comunità internazionale, in particolare l’Italia e gli altri Paesi del G8, si era prefissato per contrastare la pandemia. Nei giorni precedenti un centinaio di partecipanti delle agenzie cattoliche di 23 Paesi si sono incontrati a Vienna per scambiare esperienze e buone prassi. Il Vaticano ha stimato che il 26,7% dei servizi per malati di Hiv/Aids sono forniti dalla Chiesa: distribuzione di cure, servizio medico, accompagnamento vedove e orfani. La rete Caritas interverrà alla Conferenza con una sessione sulla Campagna "Haart for children", per le cure ad uso pediatrico. Caritas Austria ha raccolto 20 mila firme coinvolgendo 5 mila giovani, per chiedere al proprio governo di appoggiare la campagna. Abbiamo intervistato mons. Robert Vitillo, esperto di Aids di Caritas internationalis, presente in questi giorni a Vienna.
Cosa è emerso dall’incontro delle agenzie cattoliche che si occupano di Aids?
"Al network c’è una rappresentanza delle Caritas e di organizzazioni cattoliche dell’Europa dell’est. Ci sono problematiche molto diverse da Paese a Paese. Abbiamo scoperto che nei Paesi dell’Est il mezzo principale di trasmissione del virus è l’uso di droga per via endovenosa. Perciò gli operatori si stanno interrogando su come dialogare con i tossicodipendenti. La situazione peggiore è in Africa australe: in alcuni Paesi almeno un quarto della popolazione adulta vive con l’Hiv. Ci sono milioni di orfani di genitori morti di Aids".
La posizione cattolica in materia di prevenzione è spesso criticata. Quali argomentazioni a favore?
"La posizione della Chiesa non deve cambiare perché nei Paesi dove si è riusciti ad abbassare la percentuale di Hiv è stato grazie al cambiamento di comportamenti sessuali, che è quanto propone la Chiesa: ridurre il numero dei partner e aspettare a cominciare la vita sessuale. Le migliori buone prassi riscontrate sono in Uganda, Kenya, Thailandia. Alcune ricerche tra la popolazione dimostrano che il tasso di trasmissione del virus si è abbassato per queste due ragioni".
E nel caso in cui uno dei due coniugi è infettato dal virus Hiv?
"In Africa australe e sub sahariana ci sono molte coppie in cui un partner è infettato, l’altro no. La Conferenza episcopale dell’Africa australe e quella del Ciad hanno parlato di questo problema specifico. Non si può generalizzare, è un fatto molto intimo che riguarda la coppia: spetta ai due partner conoscere tutti i mezzi per prevenire e poi decidere. La Chiesa potrà accompagnarli per un discernimento secondo coscienza".
In Occidente oramai si riesce a evitare la trasmissione madre-figlio. Ma in Africa?
"In Africa solo il 10% delle donne incinte ha accesso alle cure per prevenire il passaggio del virus madre-figlio. Sono cure che non costano molto ma a causa della stigmatizzazione molte donne non vogliono fare il test. Oppure pensano che moriranno lo stesso per la difficoltà a continuare le cure".
C’è un problema di distribuzione e accesso ai farmaci sui territori?
"Sì, c’è un problema di distribuzione e di accesso, perché molti governi centralizzano l’approvvigionamento dei farmaci nelle capitali o nelle province ma non li distribuiscono nelle zone rurali. Questo è il vantaggio dell’azione della Chiesa in quest’ambito, perché è presente anche nelle zone più remote. Perciò dobbiamo cambiare il sistema, responsabilizzare di più le società e facilitare l’approvvigionamento dei farmaci tramite le chiese e i gruppi della comunità".
Quali le responsabilità delle case farmaceutiche?
"Molte case farmaceutiche hanno abbassato i prezzi dei farmaci di prima linea e questo è sicuramente positivo. Però servono cure più sofisticate, di seconda e terza linea, ma i prezzi sono ancora molto alti. Come Caritas, insieme ad altre organizzazioni, stiamo facendo pressione presso le case farmaceutiche perché abbassino i prezzi e creino farmaci semplici da distribuire nei Paesi poveri".
A livello globale mancano i fondi per le cure nei Paesi poveri. Cosa si rischia?
"Molti Paesi occidentali, tra i quali gli Stati Uniti e alcuni governi europei, compresa l’Italia, hanno promesso di appoggiare i programmi per fornire cure ai Paesi poveri. Ora sembra che stiano cambiando le loro priorità a causa della crisi economica. Ma senza i fondi necessari tutti i progressi verranno vanificati e la gente comincerà a morire di nuovo. Anche perché solo il 40% dei malati ha accesso alle cure. Non bisogna ridurre i soldi ma aumentarli. Bisogna rendersi conto che la cura dell’Aids è un investimento per il futuro, non un problema. Perché se le persone stanno meglio, possono cominciare a lavorare di nuovo ed essere responsabili delle loro famiglie".