UE
Un ampio confronto tra i Ventisette
Agricoltura e sviluppo rurale costituiscono, sin dalle origini della Cee, uno dei principali settori della politica comunitaria. A tutt’oggi il 42% del bilancio dell’Unione europea (quasi 60 miliardi di euro nel 2010) prende la strada dell'”Europa verde”, mediante aiuti agli operatori e alle imprese, interventi a favore dell’allevamento, della “crescita ecologica” e, in minima parte, della salvaguardia ambientale rispetto ai cambiamenti climatici. In vari casi la Pac (Politica agricola comune) funziona secondo regole e sovvenzioni che la proteggono dalla concorrenza esterna, specialmente quella proveniente dai Paesi poveri. In vista della revisione complessiva del budget Ue e della definizione delle “prospettive finanziarie”, ossia il bilancio pluriennale dell’Unione dopo il 2013, è stato avviato un ampio confronto fra i Ventisette. La domanda di fondo è sostanzialmente una: quale posto dovrà occupare il settore primario nell’Europa di domani?La voce dei cittadini e quella dell’Esecutivo. Di questi temi si è parecchio discusso nelle scorse settimane a Bruxelles e Strasburgo. Tutte le istituzioni comunitarie si sono occupate della Pac, mentre i mass media hanno riportato qualche notizia in occasione delle proposte recentemente avanzate dalla Commissione sugli organismi geneticamente modificati (l’Esecutivo ha proposto di conferire agli Stati membri la libertà di permettere, limitare o vietare la coltivazione di ogm nel loro territorio, rinunciando di fatto a fissare regole comuni a livello Ue). Sugli sviluppi della Pac la stessa Commissione aveva avviato la scorsa primavera una consultazione pubblica per “ascoltare la voce dei cittadini” e degli “addetti ai lavori”, ottenendo un significativo successo (5.800 risposte, interventi da parte di 170 soggetti fra associazioni di categoria, think tanks, organizzazioni non governative). Un primo bilancio del dibattito si è tenuto il 19 e 20 luglio a Bruxelles, con una conferenza che ha registrato 600 partecipanti; per novembre 2010, infine, è attesa una “comunicazione” da parte della Commissione dedicata appunto al futuro della Pac. Un settore che interessa tutti gli europei. “La politica agricola e il suo avvenire riguardano tutti, non solo i contadini o le imprese del settore – ha spiegato il commissario Dacian Ciolos -. La nostra agricoltura produce alimenti per le nostre tavole, protegge l’ambiente e il territorio, crea posti di lavoro. Allo stesso tempo essa produce e alimenta la cultura e l’identità europee. E spesso l’identità europea tout court”. Il commissario romeno con delega all’agricoltura (settore nel quale opera sin dagli studi universitari e poi a livello professionale e politico in qualità di ministro nel suo Paese), ha specificato: “Dagli anni ’60 la politica agricola europea si è evoluta e oggi deve affrontare nuove sfide nel contesto globalizzato. Essa permette di nutrire gli europei a prezzi sufficientemente abbordabili, ma ci sono almeno quattro ambiti sempre più importanti con i quali si deve misurare”. Tenendo anche conto delle risposte giunte alla consultazione pubblica, Ciolos elenca: “Ritengo che il primo tema su cui riflettere sono proprio le sfide economiche, ossia la competitività del settore, la qualità delle produzioni, il ruolo delle organizzazioni dei produttori, l’occupazione…”. Il secondo punto attiene “le sfide ambientali” provenienti “dallo sfruttamento delle risorse, dalle coltivazioni intensive, dalla necessità di preservare l’acqua, la biodiversità, le nostre stesse tradizioni locali”. Un interrogativo ulteriore, che Ciolos ha aggirato, sarebbe da collegare proprio agli ogm. Il terzo elemento riguarda ancora i territori, le loro “diversità” da salvaguardare. Infine “il tema della qualità” delle coltivazioni e dei beni immessi sul mercato. Le domande e le proposte. Durante la conferenza internazionale è stato possibile conoscere i risultati della consultazione. La prima domanda era così formulata: perché abbiamo bisogno della politica agricola comune? “Per garantire l’approvvigionamento alimentare, certo, ma non solo”, ha riassunto la Commissione. “Molti cittadini, molte ong e think tanks hanno sottolineato l’importanza di garantire pari condizioni di concorrenza tra agricoltori, industria agroalimentare e settore della distribuzione”. Un’altra preoccupazione espressa è la tutela della diversità dei prodotti agricoli in tutta l’Ue. Secondo interrogativo: cosa si aspettano i cittadini dell’agricoltura? “Che offra cibi sicuri a prezzi abbordabili, che faccia un uso sostenibile dei suoli e che preservi la vitalità delle comunità rurali”. Terzo tema: Perché riformare la Pac? “Per combattere la volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari e garantire un tenore di vita decoroso agli agricoltori europei; per contribuire a raccogliere la sfida dell’alimentazione nel mondo; per dotarci degli strumenti necessari per affrontare meglio i problemi dell’ambiente, della qualità e della sicurezza alimentare, per migliorare la competitività” del settore.