KOSOVO
L’impegno della Chiesa per un Paese libero
I vescovi del Kosovo, da diverse generazioni, hanno appoggiato sempre il proposito del popolo e con cura particolare hanno seguito ogni evento, testimoniando davanti alle autorità internazionali che il popolo kosovaro vive nella sofferenza ed è pacifico, e proprio per questo ha il diritto di poter essere libero come altri popoli.Nello stesso tempo ci siamo impegnati insieme ad altri fattori rilevanti esterni ed interni a conservare valori umani universali, come ci siamo impegnati a difendere la nostra libertà, senza mai minacciare quella degli altri.Ci congratuliamo con tutti cittadini del Kosovo che nelle situazioni assai difficili e nelle circostanze sfavorevoli, tramite rappresentanti legittimi, sono riusciti a portare avanti questi processi positivi, fino all’atto finale della Dichiarazione d’indipendenza.Come Chiesa cattolica nel Kosovo siamo felici di essere stati e di essere parte di questi processi grandi e importanti, soprattutto tramite la preghiera quotidiana, l’impegno senza riserva per la pace, il perdono e la giustizia per ogni nostro cittadino.Il pronunciamento del Tribunale internazionale di giustizia dell’Aia è una testimonianza che il diritto del nostro popolo di essere libero e di poter vivere indipendente nello Stato del Kosovo, è un diritto legittimo del popolo, e che questo diritto non minaccia il diritto universale alla famiglia dei popoli del mondo.In questa circostanza, come vescovo e pastore del gregge, invito tutti i cittadini del Kosovo a continuare a vivere nella pace, impegnandosi anche in futuro per la convivenza pacifica nella giustizia, per poter costruire insieme un futuro migliore basato sul diritto e sulla giustizia.Prego il Signore affinché Stati che non hanno ancora riconosciuto lo Stato del Kosovo, lo facciano al più presto possibile, perché quanto prima finiranno le contese in questi spazi d’Europa, tanto meglio si creeranno presupposti per la pace duratura, per la riconciliazione tra i popoli e la loro unione nella famiglia europea. SchedaIl Paese. La Repubblica del Kosovo è uno Stato riconosciuto da 69 Paesi (sui 192 aderenti all’Onu). Tra questi vi sono i principali Stati occidentali tra cui gli Stati Uniti e 22 dei 27 Paesi dell’Ue. Restano, invece, contrari la Russia, così come la Serbia. Ancora spaccata l’Unione europea dove Spagna, Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania non sono d’accordo con il riconoscimento perché temono l'”effetto Kosovo” sulle proprie regioni autonomiste. Dal 2008 è presente nel Paese l’Eulex, una missione dell’Unione europea. La popolazione, poco più di 2 milioni di persone, è composta da albanesi (92%), serbi (5,3%) e altre etnie (2,7%).Situazione sociale. La maggior parte del Pil è ancora prodotto dalle rimesse degli emigrati e dai budget degli organismi internazionali. Non quantificabili ma influenti sull’economia sono anche il contrabbando e i traffici illeciti. Negli ultimi anni la convivenza tra etnie è migliorata anche se non mancano sporadici episodi di violenza. La parte settentrionale della regione, però, a maggioranza serba, rimane di fatto staccata dal Paese. Chiesa ortodossa. L’attaccamento di Belgrado al Kosovo è legato alla sua centralità per la cultura serba. In serbo il nome originale di questa regione, Kosovo i Metohija, significa, infatti, terra dei “merli e dei monasteri”: centri monastici come quello di Pec, verso il confine con il Montenegro, dove nel 1346 venne insediato il patriarcato della Chiesa ortodossa serba.Chiesa cattolica. In Kosovo è presente anche una minoranza cattolica, circa 65 mila fedeli, ma molto attiva nella vita sociale. Altrettanti fedeli vivono nelle missioni kosovare in Europa e negli Stati Uniti. Le parrocchie sono 24 mentre i sacerdoti diocesani circa 30. In Kosovo è presente un seminario minore a Prizren mentre per gli studi teologici i seminaristi si appoggiano alla vicina Albania o ad altri seminari in Europa. La Chiesa del Kosovo, in passato legata alla diocesi di Skopje in Macedonia, è costituita attualmente da un’amministrazione apostolica retta da mons. Dode Gjergji. La sede si trova nella città di Prizren ma è appena stata ultimata una struttura a Pristina dove il 5 settembre verrà consacrata la nuova cattedrale dedicata a Madre Teresa. Proprio Madre Teresa, i cui genitori erano originari del Kosovo, rappresenta una delle figure più venerate dai kosovari, non solo dai cattolici ma anche dai musulmani.