COMMISSIONE UE
Il rilancio del mercato unico
Il lavoro è solo all’inizio. Se il mercato unico è, come ha più volte affermato il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, “la spina dorsale dell’integrazione e della crescita sostenibile in Europa”, si tratta di applicarne pienamente i principi e le regole. Le basi del mercato unico furono gettate, soprattutto grazie all’azione di Jacques Delors, nel 1992, con il Trattato di Maastricht. Alla vigilia del ventennale, la Commissione rilancia il progetto, segno evidente che esso non è stato ancora attuato.Tra economia e scelte politiche. La seconda Commissione Barroso, in carica da pochi mesi, ha posto il mercato unico tra le priorità della sua azione. Per tale ragione era stato dato incarico, già alla fine del 2009, all’economista Mario Monti, di stendere un rapporto sull’argomento. Il paladino del mercato interno e della concorrenza proprio all’interno dell’Esecutivo, di cui è stato membro tra il 1995 e il 2004, ha consegnato la sua relazione nel mese di maggio. Essa è diventata oggetto di analisi all’interno della Commissione nel mese di luglio, quando il collegio Ue ha chiamato Monti per un confronto diretto e per studiare i prossimi, possibili passi per intraprendere la strada giusta. Il testo, di quasi 120 pagine, è diviso in 5 capitoli, intesi a definire pregi e limiti del mercato unico, il contesto nel quale ci si muove (profondamente diverso da quello di inizio anni ’90), le regole da adottare, il “consenso” da generare attorno al grande progetto. Comprende inoltre un approccio multipolare, nel senso che affronta temi solitamente lasciati a margine del mercato unico, quali, ad esempio, la tutela dei consumatori, la dimensione sociale e occupazionale, il nodo del rispetto ambientale.“Impopolare ma necessario”. Monti premette al suo rapporto una frase riconducibile al belga Paul-Henri Spaak, considerato tra i “padri fondatori” della Comunità, che nel 1961 dichiarava: “Quanti hanno tentato di risolvere i problemi economici posti dal trattato di Roma tralasciandone la dimensione politica si sono condannati al fallimento”. Ebbene Monti si inserisce in questa linea, considerando anche il fatto che il mercato unico è diventato un elemento fondante dell’integrazione Ue con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. La relazione dell’economista italiano evidenzia che “il mercato unico si trova oggi in una fase critica”, caratterizzata da più sfide. La prima consiste “nell’indebolimento del sostegno politico e sociale all’integrazione del mercato in Europa”. Il mercato unico suscita a suo avviso “in molti europei – cittadini e leader politici – sospetto, paura, se non in alcuni casi aperta ostilità”. Monti spiega questo fenomeno con due tendenze: la “stanchezza da integrazione”, la quale “smorza il desiderio di un’Europa più grande e più forte”; e la “stanchezza da mercato”, che “mina la fiducia nel mercato”. Oggi, “il mercato unico è più impopolare che mai, ma l’Europa ne ha più che mai bisogno”.No a nazionalismi e protezionismi. La seconda sfida “è rappresentata dall’attenzione altalenante che il mondo politico accorda allo sviluppo delle varie componenti di un mercato unico efficace e sostenibile”. In questo senso le difficoltà che il mercato unico incontra non sono solo legate alla “saldatura incompleta” tra mercati nazionali, così da dar vita a un mercato europeo, ma anche al fatto che “non si sono ancora concluse le operazioni su altri due fronti”, ovvero l’espansione verso nuovi settori “per tenere il passo con un’economia in rapida trasformazione” e “l’impegno per garantire che il mercato unico risulti uno spazio di libertà e di opportunità per tutti”, cittadini, consumatori e imprese. Limiti politici, economici e potremmo anche dire “culturali” sono dunque alla base del ritardo nel creare un solo grande mercato europeo. Monti infatti nella sua analisi richiama altri temi di assoluta rilevanza, fra cui il ritorno dei nazionalismi e dei protezionismi che sarebbero l’antitesi del mercato unico. La dimensione sociale. Comunque dal rapporto presentato alla Commissione emerge che “il rilancio del mercato unico è non solo necessario ma anche possibile”. Gli obiettivi sono molteplici: un rafforzamento complessivo dell’integrazione comunitaria, a livello economico ma anche politico-istituzionale; migliori risultati per i cittadini, i consumatori, i lavoratori e le imprese Ue; una più efficace capacità competitiva verso l’esterno. Un’attenzione specifica andrebbe riservata al capitolo 3 della relazione, quello che tiene in maggiore considerazione i lineamenti di una “economia sociale di mercato fortemente competitiva”, citata nel Trattato di Lisbona: la conciliazione delle libertà economiche con i diritti dei lavoratori; il ruolo dei servizi sociali; il problema degli appalti pubblici; “l’uso del coordinamento fiscale”; “la ricerca di un equilibrio, all’interno del mercato unico, tra concorrenza e coesione, mediante le politiche di sviluppo regionale”; le forme di difesa rispetto al mercato globale.