TERESA D'AVILA
Dal 23 al 31 agosto congresso internazionale ad Avila
"La testimonianza di vita e di dottrina di Teresa di Gesù (1515-1582), dal profondo del ‘siglo de oro’ continua ad interpellare anche nel web-secolo: esperienza di Dio, dono di saperla spiegare e comunicare, fanno di Teresa, prima donna proclamata Dottore della Chiesa, una grande comunicatrice". È il parere di Cristiana Dobner, carmelitana scalza e notista del SIR, che terrà una relazione al congresso internazionale "Il libro della Vita" ad Avila (23-31 agosto). L’appuntamento, che si terrà al Cites (Centro Internazionale Teresiano-Sanjuanista dei Carmelitani Scalzi, Università della Mistica dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi ad Avila), vedrà la partecipazione di specialisti internazionali cui sarà affidata "una sfaccettatura che, lentamente, andrà componendo il volto di Teresa, dinamico e mobile, pervaso da un solo intento: rimandare a Dio". Il Carmelo Teresiano guarda al V Centenario della sua nascita (1515) come ad "un appuntamento magnetico che attrae, costringe a riflettere e, soprattutto, ad entrare nell’amicizia con il Signore che dimora nel Castello Interiore inciso in ognuno". Questo "lievito evangelico", aggiunge Dobner, "vuole contagiare e incoraggiare, a tanti livelli e in diverse modalità". L’atto di apertura del congresso sarà presieduto da padre Saverio Cannistrà, preposito generale dei Carmelitani Scalzi, che illustrerà il cammino verso il Centenario, e da mons. Ricardo Blázquez, arcivescovo di Valladolid e vicepresidente Cee (Conferenza episcopale spagnola), che terrà la conferenza inaugurale su "Il libro della Vita: un esempio di teologia narrativa". Il manoscritto de "Il libro della Vita" lascerà il museo dell’Escorial, dove fu portato per volere esplicito del Re di Spagna Filippo II, e sarà esibito nella grande sala del Cites come se "Teresa stessa nella sua eredità scrittoria accogliesse i congressisti". Quante persone si sono rivolte a Dio o addirittura convertite leggendolo? "Da Tommaso di Gesù, che lo ebbe in mano ancora fresco dell’inchiostro della penna di Teresa risponde Dobner ad Edith Stein nella famosa notte di Bergzabern dell’estate del 1921 in cui incontrò Cristo e accolse il dono della chiamata carmelitana". Il SIR, tramite la stessa Dobner, ha posto alcune domande a padre Francisco Javier Sancho, direttore del Cites.
I Carmelitani scalzi nel mondo (572 case) sono oltre 4000 di cui circa 2700 sacerdoti, le Carmelitane scalze (clausura), presenti in 88 Paesi (868 monasteri) sono 11.700. (Info anche sul congresso ad Avila: www.carmelitaniscalzi.com).
Oggi ha senso dedicare un’istituzione universitaria alla mistica?
"Oggi si creano centri di studio dedicati a tantissimi scopi che sicuramente hanno un senso per certe persone. Per quanto riguarda la mistica forse è un debito che da anni avevano la Chiesa e il Carmelo con la società. Si parla oggi tanto di mistica ma non si hanno idee chiare. Si cerca l’esperienza di Dio, ma non sempre si sa verso dove si cammina… Si studiano tante cose in riferimento alla vita dell’uomo (arte, dogma, morale…), perché non studiare un fenomeno tanto profondamente umano e tanto necessario nella ricerca della pienezza e della felicità dell’uomo?".
Il mondo letterario pullula di autobiografie, più o meno interessanti e valide, di persone che hanno lasciato un segno nella storia, perché occuparsi di un libro scritto da una monaca in un Carmelo di Avila nel XVI secolo?
"Perché siamo di fronte ad un’esperienza che scopre nella propria vita una storia di salvezza aperta a tutti. Abbiamo testimoni di tante cose e ci troviamo di fronte a biografie interessanti per le vicende avvenute. Una storia però nella quale emerga l’interiorità, il profondo dell’essere umano, è ancora qualcosa di straordinario. La Vita di Teresa apre alla propria vita e alla propria interiorità, di questo sempre abbiamo bisogno, perché ci mette di fronte a quello che siamo".
Le idee che Teresa di Gesù vuole trasmettere non sono un poco polverose e, francamente, inadatte ai nostri vorticosi tempi?
"Teresa non intende parlarci solamente dei problemi del suo tempo: ci parla di un’esperienza che coinvolge tutta la sua storia, il suo essere e il suo agire. Non si tratta pertanto di una realtà storica, ma sempre viva. Come già detto, ha tanto da vedere con la realtà umana personale che trascende i tempi e i luoghi: l’attualità di Teresa va oltre i tempi e le culture, parla dell’uomo, della sua vicenda interiore, della sua costante ricerca di pienezza, della sua sete e necessità di essere felice".
Quale l’intento di questo congresso? Perché viene denominato "primo"? Chi vi viene invitato?
"L’intento è di riscoprire e rileggere Teresa nell’oggi, cioè scoprire in quale senso Teresa ha ancora tanto da dirci e tanto da offrire all’uomo nella sua vita, personale, professionale ed anche religiosa. Certamente non è un congresso chiuso ma aperto ad un percorso che, anno dopo anno, cercherà di addentrarsi nelle profondità di una vita, di una esperienza e di un pensiero che può offrire tanto alla ricerca e alla necessità dell’uomo contemporaneo. Per questo i congressi sono aperti a tutte le persone interessate non soltanto alla figura di Teresa, ma interessate alla propria vita interiore e alla ricerca di una Verità".
L’itinerario che porterà alla celebrazione del Centenario della nascita di Teresa di Gesù quali secche deve evitare?
"Innanzitutto vogliamo lasciare a Teresa di esprimersi nella sua realtà e nelle sue vere intenzioni. Il trascorrere del tempo, la mentalità, la religiosità… tante volte hanno avvolto Teresa un’immagine che non è sua, neanche voluta da lei. Il suo messaggio va oltre le estasi, per avvicinarsi alla vita quotidiana di ogni uomo e donna. Vogliamo che Teresa sia la protagonista, che sia lei a parlare di se stessa, della sua esperienza di Dio, del Dio delle misericordie".
Ci può comunicare il desiderio profondo di voi organizzatori convergendo sulla testimonianza di Teresa?
"Favorire, in fondo, il messaggio e il proposito apostolico di Teresa: tanto possano conoscere veramente Dio e vogliano diventare i suoi amici. Con questo siamo certi di offrire il migliore tributo a Teresa ed anche all’uomo e alla Chiesa".