CARD. ANGELO BAGNASCO
L’omelia tenuta oggi al Santuario della Guardia
Pubblichiamo il testo dell’omelia tenuta oggi dal card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, al Santuario della Madonna della Guardia.
Carissimi Fratelli e Sorelle nel Signore
Carissimi giovani
1. Ci siamo fatti pellegrini lungo la strada che porta a questo antico e caro santuario. Su questa strada per secoli hanno camminato le generazioni che ci hanno preceduto: vecchi e giovani, bambini e ragazzi, famiglie che, nel pieno del vigore e delle responsabilità, sono saliti fin quassù anche con fatica e, per anni, nel completo digiuno pur di poter fare la comunione eucaristica. "Si andava alla Guardia" per fare la confessione e la comunione: così si diceva ma soprattutto si pensava. Questo era lo scopo principale, non scritto su nessuna carta, ma scolpito nel cuore di ciascuno. Si veniva qui perché ci si sentiva a casa, non tanto per particolari accoglienze o iniziative, ma perché c’era Lei, la Madre di tutti perché Madre di Dio. E la Madre comprende sempre i suoi figli; e li consola. Lei continua ad esserci, ad essere con noi che di quell’antica gente siamo figli; con noi che di quella moltitudine vogliamo essere degni continuatori.
2. Non è vero che le nuove generazioni disprezzano ciò che è stato, le tradizioni, la storia che ha radici antiche e ha generato frutti che ancora gustiamo. Essi non vogliono una storia che sia museo, puro antiquariato senz’anima, un fantasma morto. Vogliono una storia viva, che nasce ed è guidata da ispirazioni alte, da ideali veri. E quindi sempre viva e attuale anche se ricca di secoli. Non è forse, questo Santuario, un esempio di questo desiderio e di questa ricerca che attraversa l’anima dei giovani che non di rado si sentono orfani pur avendo molto? Essi sono disorientati quando non vedono punti di orientamento; ma questi punti li desiderano e li cercano. Tocca a noi adulti essere dei riferimenti umili e autorevoli: il mondo degli adulti, invece, è a volte sofisticato, pieno di preconcetti e pregiudizi, pretende di costruire il futuro senza il passato, di poter guardare la storia con occhi sufficienti, di ritenere superato e vecchio ciò che è stato vissuto con frutto. E così come succede in Europa taglia il ramo su cui è seduto! E’ un peccato di presunzione e di miopia: come se camminare con intelligenza nel solco tracciato dall’esperienza di altri fosse umiliare se stessi anziché un riferimento e un aiuto per orientarci nella complessità contemporanea.
I giovani non cercano questo, chiedono altro con modi spesso indiretti, che richiedono da parte nostra di essere raccolti con attenzione e compresi. Non possiamo assistere rassegnati allo sbando della confusione valoriale che porta all’individualismo, che rinchiude ognuno in se stesso, uccide i rapporti, impoverisce il vivere sociale.
3. Per questo i Vescovi italiani hanno scelto come obiettivo del decennio la sfida educativa, consapevoli insieme ai loro sacerdoti che non c’è evangelizzazione senza educazione integrale della persona e senza educatori autentici e convinti. Il Vangelo annuncia la redenzione ed eleva tutto l’uomo, promuove civiltà e cultura. Quel piccolo Bambino che vediamo in braccio alla Madonna che ci guarda affettuosa, è stato educato dalla Santa Vergine ed educa tutti noi. Tutti abbiamo sempre bisogno di essere educati e di educarci: nessuno è arrivato!
Quanta umiltà ci vuole per educare e lasciarci educare! Invece ci scontriamo spesso con l’orgoglio e la presunzione: questa zizzania, che non si estingue mai dal nostro campo interiore, rende suscettibili per ogni più piccola cosa, per ogni soffio che non sia laudativo, che non riconosca i nostri meriti veri o presunti. Ci fa permalosi per ogni osservazione e contrasto alle nostre idee, ai nostri punti di vista, ostinati nei nostri programmi. Quanta umiltà ci vuole per essere intelligenti e quindi liberi! I giovani hanno bisogno di vedere negli adulti delle persone libere: non perché fanno ciò che vogliono a capriccio, secondo gusti, voglie, interessi individuali. Liberi perché non sono ingiusti, perché fanno ciò che è vero e buono, perché seguono le regole, perché osservano le leggi, fedeli alla parola data e agli impegni assunti, decisi a fare il proprio dovere sempre, fieri di poter tenere la testa alta davanti a tutti perché a posto con Dio e con la propria retta coscienza; fieri di "stare all’onore del mondo", di poter fare cioè come dicevano i nostri vecchi "bella figura" non perché ricchi o potenti, ma perché onesti e giusti.
E’ questo complesso di atteggiamenti spirituali, di comportamenti e di valori, che rende gli adulti credibili agli occhi delle giovani generazioni; che li rende dei testimoni e dei maestri. E’ questo compito che occuperà il decennio della Chiesa italiana che vogliamo questa sera deporre nella mani materne di Maria, chiedendo a Lei che doni a Genova la fiducia e lo slancio necessari per essere ciascuno parte viva di un compito di cui tutti siamo protagonisti e destinatari.