KOSOVO

Il sorriso di Pristina

Dedicato a Madre Teresa il santuario in centro città

Un santuario dedicato a Madre Teresa sarà consacrato nel cuore di Pristina, capitale del Kosovo, domenica 5 settembre, giorno della festività liturgica della beata di Calcutta, i cui genitori erano originari del piccolo Stato balcanico. La consacrazione sarà il punto culminante delle celebrazioni per il centenario della nascita di Madre Teresa. Una figura particolarmente cara per la popolazione kosovara, a tal punto che il presidente del Kosovo, Fatmir Sejdiu, ha proclamato il 2010 “Anno di Madre Teresa”. Una figura capace di accomunare non solo l’intera popolazione albanese del Kosovo, poco più di 2 milioni di abitanti per oltre il 90% mussulmani – i cattolici rappresentano attorno al 5% – ma anche capace di diventare un simbolo e uno stimolo per il lungo cammino di riconciliazione che ancora attende i Balcani.Una celebrazione “ecumenica”. Alla celebrazione, presieduta in rappresentanza della Santa Sede dall’arcivescovo di Bar in Montenegro, mons. Zef Gashi, parteciperanno oltre all’amministratore cattolico di Prizren e pastore della Chiesa kosovara, mons. Dode Gjergji, rappresentanti delle Conferenze episcopali di Albania, Croazia e della Conferenza episcopale dei Santi Cirillo e Metodio, che raggruppa i vescovi di Serbia, Montenegro e Kosovo. “Il primo miracolo Madre Teresa l’ha già fatto – racconta a SIR Europa mons. Lush Gjergji, vicario generale della Chiesa del Kosovo – perché alla celebrazione di domenica saranno presenti anche S.E. Amfilohije, metropolita di Montenegro della Chiesa ortodossa serba e, attualmente, amministratore dell’eparchia di Raska e Prizren in Kosovo, e il mufti Naim Ternava, presidente della Comunità islamica del Kosovo. Attorno alla figura di Madre Teresa torneranno così ad incontrarsi simbolicamente i popoli che fino a pochi anni fa combattevano tra loro”. Un segno importante considerando il non facile cammino ecumenico all’interno del Kosovo, su cui pesano ancora come macigni le violenze della guerra e le vicende politiche degli ultimi anni. Perché se i fedeli ortodossi sono quasi esclusivamente serbi, i cattolici sono principalmente albanesi.Un fitto calendario di appuntamenti. La consacrazione sarà preceduta, sabato 4 settembre, da un ricevimento presso il nuovo palazzo, costruito accanto al santuario, dell’Amministrazione apostolica, a cui interverrà anche il presidente del Kosovo. Al saluto del vescovo seguirà un concerto, il “Requiem Aeternam di Mozart” che sarà trasmesso in diretta televisiva. “Grazie ad un accordo con l’eurovisione – spiega mons. Gjergji – il concerto sarà visibile da tutti i nostri fedeli della diaspora albanese, oggi sparsi per l’Europa”. Grandi comunità di cattolici kosovari sono presenti in Svizzera, Germania, Austria e Croazia, ma anche negli Stati Uniti. Martedì 7 settembre si terrà, invece, a Pristina una conferenza sulla vita e sulle opere di Madre Teresa.La lunga attesa. La costruzione del santuario ha accompagnato la storia recente del Kosovo e il tentativo di uscire dalle violenze degli anni Novanta. “La benedizione della prima pietra – racconta il vicario generale – era avvenuta nel 2003 per volere dei due grandi protagonisti della nascita di questo progetto, il presidente Ibrahim Rugova e l’allora vescovo Mark Sopi”. Fu proprio il presidente a donare alla Chiesa il grande terreno su cui oggi sorge il santuario. Un’area lungo boulevard Madre Teresa, la via principale della città dove sorge, a poche centinaia di metri di distanza, anche il Parlamento kosovaro. “Purtroppo a causa dell’improvvisa scomparsa di entrambi i promotori – continua – il progetto ha subito un rallentamento fino a bloccarsi. È stato poi, l’attuale vescovo Gjergji a riprendere il progetto, avviando la costruzione il 5 settembre 2008, esattamente tre anni fa”. Alla costruzione del santuario hanno contribuito con le loro offerte tutte le parrocchie del Kosovo e i membri della diaspora albanese, “anche non cattolici”.Un centro pastorale. Al di sotto del santuario sorgerà un grande auditorium che diventerà un punto di riferimento per attività culturali e pastorali. Il centro verrà intitolato a mons. Pjeter Bogdani, ultimo vescovo cattolico residente a Pristina, prima dell’occupazione dell’Impero Ottomano, oltre tre secoli fa. “Alla vigilia della consacrazione – conclude il vicario generale – vogliamo esprimere la nostra gratitudine al Santo Padre e a tutti gli uomini di buona volontà che ci hanno dimostrato come la provvidenza ha saputo ricompensare i cristiani del Kosovo delle persecuzioni subite nel corso dei secoli. Questo santuario non è costruito con ferro e cemento ma con il cuore e la gratitudine di tanti. Per questo, le sue porte saranno sempre aperte per ogni uomo senza alcuna distinzione di etnia o religione perché sull’esempio di Madre Teresa possa diventare un segno di perdono e riconciliazione”.