BENEDETTO XVI

La maturazione delle coscienze

L’attualità dell’insegnamento di Leone XIII

La visita apostolica a Carpineto Romano per il bicentenario della nascita di Vincenzo Gioacchino Pecci, Papa Leone XIII, avvenuta il 2 marzo 1810, e la riflessione prima dell’Angelus da Castel Gandolfo dedicata al Messaggio per la Gmg di Madrid. Questi i due momenti centrali di oggi, domenica 5 settembre per Benedetto XVI.

Lievito della società. Un "uomo di grande fede e di profonda devozione". Così il Papa ha descritto Leone XIII, nella messa a Carpineto Romano. "Ogni Pastore – ha detto – è chiamato a trasmettere al popolo di Dio non delle verità astratte, ma una ‘sapienza’, cioè un messaggio che coniuga fede e vita, verità e realtà concreta". "Il Papa Leone XIII – ha continuato -, con l’assistenza dello Spirito Santo, è stato capace di fare questo in un periodo storico tra i più difficili per la Chiesa, rimanendo fedele alla tradizione e, al tempo stesso, misurandosi con le grandi questioni aperte". Poi un richiamo al magistero sociale di Leone XIII, "reso celeberrimo e intramontabile dall’enciclica Rerum novarum, ma ricco di molteplici altri interventi che costituiscono un corpo organico, il primo nucleo della dottrina sociale della Chiesa". Il Papa ha riflettuto "sulla spinta di promozione umana apportata dal Cristianesimo nel cammino della civiltà, e anche sul metodo e lo stile di tale apporto, conformi alle immagini evangeliche del seme e del lievito: all’interno della realtà storica i cristiani, agendo come singoli cittadini, o in forma associata, costituiscono una forza benefica e pacifica di cambiamento profondo, favorendo lo sviluppo delle potenzialità interne alla realtà stessa. È questa la forma di presenza e di azione nel mondo proposta dalla dottrina sociale della Chiesa, che punta sempre alla maturazione delle coscienze quale condizione di valide e durature trasformazioni".

Una Chiesa ringiovanita. Inquadrando l’epoca storica in cui visse Leone XIII, il Santo Padre ha ricordato: "L’Europa risentiva allora della grande tempesta napoleonica, seguita alla Rivoluzione francese. La Chiesa e numerose espressioni della cultura cristiana erano messe radicalmente in discussione". Il magistero della Chiesa, ha osservato il Pontefice, "fu sospinto e aiutato dalle riflessioni e dalle esperienze locali ad elaborare una lettura complessiva e prospettica della nuova società e del suo bene comune". Furono "decine e decine di santi e beati, dalla fine del Settecento agli inizi del Novecento, a cercare e sperimentare, con la fantasia della carità, molteplici strade per attuare il messaggio evangelico all’interno delle nuove realtà sociali". Per il Papa, "furono senza dubbio queste iniziative, con i sacrifici e le riflessioni di questi uomini e donne a preparare il terreno della Rerum novarum e degli altri documenti sociali di Papa Pecci". Dunque, "in un’epoca di aspro anticlericalismo e di accese manifestazioni contro il Papa, Leone XIII seppe guidare e sostenere i cattolici sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura". "Un Papa molto anziano, ma saggio e lungimirante, poté così introdurre nel XX secolo – ha sostenuto Benedetto XVI – una Chiesa ringiovanita, con l’atteggiamento giusto per affrontare le nuove sfide".

Autentica amicizia. Rientrato a Castel Gandolfo, Benedetto XVI, prima di recitare l’Angelus, ha richiamato il Messaggio rivolto ai giovani del mondo per la XXVI Giornata mondiale della gioventù, (Madrid, agosto 2011). Il tema scelto per il Messaggio riprende un’espressione della Lettera ai Colossesi dell’apostolo Paolo: "Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede". "È decisamente – ha ammesso il Pontefice – una proposta contro-corrente! Chi, infatti, oggi propone ai giovani di essere ‘radicati’ e ‘saldi’? Piuttosto si esalta l’incertezza, la mobilità, la volubilità… tutti aspetti che riflettono una cultura indecisa riguardo ai valori di fondo, ai principi in base ai quali orientare e regolare la propria vita". Il cuore del Messaggio sta nelle espressioni "in Cristo" e "nella fede". "La piena maturità della persona, la sua stabilità interiore – ha spiegato il Papa -, hanno il fondamento nella relazione con Dio, relazione che passa attraverso l’incontro con Gesù Cristo. Un rapporto di profonda fiducia, di autentica amicizia con Gesù è in grado di dare ad un giovane ciò di cui ha bisogno per affrontare bene la vita: serenità e luce interiore, attitudine a pensare positivamente, larghezza d’animo verso gli altri, disponibilità a pagare di persona per il bene, la giustizia e la verità".

La vicenda di Sakineh. "La Santa Sede segue la vicenda" di Sakineh "con attenzione e partecipazione". Lo ha dichiarato, sempre domenica 5 settembre, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda della donna iraniana condannata alla lapidazione, dopo che si è parlato di un appello rivolto dal figlio alla comunità internazionale e al Vaticano. "La posizione della Chiesa, contraria alla pena di morte, è nota e la lapidazione è una sua forma particolarmente brutale – ha chiarito padre Lombardi -. Quando la Santa Sede è richiesta in modo appropriato perché intervenga su questioni umanitarie presso autorità di altri Paesi, come è avvenuto molte volte in passato, essa usa farlo non in forma pubblica, ma attraverso i propri canali diplomatici".