chiesa italiana
Una riflessione di mons. Mariano Crociata
Il X Forum del Progetto culturale sui 150 anni dell’Unità d’Italia che si svolgerà in dicembre, la 46ª Settimana sociale dei cattolici italiani (Reggio Calabria 14 17 ottobre) e l’imminente pubblicazione degli Orientamenti pastorali dei vescovi per il decennio 2010-2020 sul compito dell’educazione sono stati al centro della riflessione di mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, intervenuto il 9 settembre a Roma alla riunione della Commissione presbiterale italiana. Prendendo lo spunto da questi eventi, il presule ha indicato nella sua relazione alcune prospettive di impegno della Chiesa italiana per i prossimi mesi.
Cattolici incisivi nel tessuto civile del Paese. "Nella nuova stagione della storia repubblicana che ci è dato di vivere ha affermato mons. Crociata con riferimento all’anniversario dell’unità d’Italia e al ruolo svolto dai cattolici si ripropone in forme nuove non più il bisogno di superare degli steccati ma l’esigenza di trovare nuove modalità per alimentare la linfa di un cattolicesimo popolare che ha sempre innervato la storia dell’Italia unita contribuendo in maniera decisiva alla crescita della patria comune e al perseguimento del bene di tutti". Nel richiamare poi "la dimensione sociale della presenza pubblica della Chiesa e dei credenti" messa a tema dall’appuntamento di Reggio Calabria, il segretario Cei ha sottolineato che nelle Settimane Sociali c’è "una dimensione formativa della coscienza e della responsabilità sociale del popolo cristiano, sotto la guida del magistero e nel confronto vivo" con un’attualità "sempre bisognosa di indirizzo e di scelte ponderate". Lavoro e impresa, fisco e famiglie, scuola e università, immigrazione, riforme istituzionali e federalismo: questi, ha osservato mons. Crociata, i principali temi al centro della riflessione e del discernimento da compiere alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa, "in particolare della ‘Caritas in veritate’ di Benedetto XVI, oltre che delle indicazioni della Cei" per "far sorgere" indicazioni e iniziative che diano risposta "alle istanze che emergono dall’intera collettività". Dal segretario Cei l’auspicio di "una crescita significativa nella consapevolezza e nella capacità di presenza e di incidenza dei cattolici nel tessuto sociale e civile del Paese".
Ripensare di nuovo, da capo… Gli Orientamenti pastorali di imminente pubblicazione, ha quindi precisato, hanno il compito di "promuovere il cammino delle singole Chiese particolari, chiamate a tradurre nel proprio ambito e nelle condizioni specifiche dello spazio pastorale di competenza le attese di un cammino coerente programmato e guidato autonomamente, anche se nell’orizzonte disegnato" dal "corpo episcopale nazionale". Essi, ha aggiunto, vanno accolti come "un punto di riferimento organico e duraturo da tenere presente e utilizzare in maniera pensata e progettuale". "Tutte le forme di azione pastorale, che sono per loro natura di carattere comunitario, non devono mai è il monito del presule perdere di vista la persona, la sua condizione e la sua esperienza, soprattutto le possibilità della sua ulteriore maturazione". Naturalmente, precisa, "non bisogna far diventare la pastorale" tutta intera "azione educativa. Bisogna piuttosto centrare l’attenzione sulle condizioni che permettono innanzitutto ai piccoli, ai ragazzi, adolescenti e giovani di crescere, di percorrere un cammino di maturazione umana e cristiana" senza tuttavia perdere di vista "che sussiste una dimensione di crescita in tutte le fasi della vita". Il decennio dedicato all’educazione va, in altri termini, inteso "come una opportunità irripetibile per ripensare di nuovo, da capo, dal fondo, una iniziativa pastorale idonea a risvegliare l’entusiasmo della fede". Di qui la necessità che vescovi, presbiteri e operatori pastorali abbraccino "la vita della Chiesa nella sua attuale o potenziale integrità e pienezza".
La domanda "decisiva". Oggi, secondo il presule, "c’è bisogno di educatori, ma anche di educandi, di ragazzi giovani e adulti; non si può pensare di dedicarsi solo ai ragazzi attendendo che si completi il loro iter di maturazione, e lo stesso si può dire dinanzi alla pretesa di privilegiare solo un gruppo o una categoria. Si tratta invece di puntare alla crescita di tutta la comunità" promuovendone "la qualità spirituale, teologica, ecclesiale, e anche umana". "Che cosa permette al maggior numero di fedeli della mia comunità di crescere davvero, anche solo un poco, nella fede e nella maturità umana da credente?". Questa, per mons. Crociata, la "domanda elementare ma decisiva" da porsi, tentando di capire "ciò che accade realmente nel cuore e nella vita delle persone". "Per educare alla fede e a una vita buona secondo il Vangelo ha concluso il compito di questo decennio è puntare a far crescere persone mature e comunità cristiane vive e di sempre più alta qualità umana e spirituale".