PAGINE DI STORIA

Dalla Turchia al Caucaso

La XXXII Settimana europea (Italia) su cristianesimo e islam

“La Chiesa cattolica nella Turchia contemporanea” e “I cristiani mediorientali e l’Occidente” sono due dei temi trattati nel corso della XXXII Settimana europea “Da Costantinopoli al Caucaso. Imperi e popoli tra cristianesimo e islam”, che per iniziativa della Fondazione Ambrosiana Paolo VI, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si chiude domani a Villa Cagnola di Gazzada (Varese, Italia). La Settimana 2010 è il primo dei cinque appuntamenti che la Fondazione intende dedicare ai popoli del Mediterraneo, “spazio che – è stato affermato in apertura dei lavori – costituisce uno snodo fondamentale per l’odierno dialogo tra religioni e culture”. “Avevamo invitato anche mons. Luigi Padovese, vescovo coraggioso e aperto al dialogo, che avrebbe dovuto parlare della presenza della Chiesa cattolica, e più in generale dei cristiani, nella Turchia contemporanea, e la cui tragica morte ci ha profondamente rattristati” ha dichiarato a SIR Europa il segretario Luciano Vaccaro. Al ricordo del vicario apostolico in Anatolia viene dedicato questa sera, presso l’Aula Magna dell’Università dell’Insubria di Varese, l’incontro “Cristiani tra Anatolia e Caucaso”.Chiesa cattolica in Turchia. Mentre all’inizio del secolo scorso “oltre il 25% della popolazione turca era cristiano”, “nel Paese che oggi conta oltre 72 milioni di abitanti, i cristiani probabilmente non sono più di 65mila”. Il governo esercita “un rigido controllo sull’islam”, mentre le Chiese cristiane “non possiedono alcuno status giuridico” e questo ha non solo reso possibili negli ultimi decenni le ripetute confische “in maniera più o meno arbitraria” di chiese da parte dello Stato, ma fa anche sì che “dal punto di vista giuridico, le Chiese come tali non siano in condizione di amministrarsi da sole”, né “possano formare i propri ministri”. La ha detto Otmar Oehring, capo dell’Ufficio diritti umani di Missio. Dopo la progressiva chiusura dei loro istituti teologici e seminari, “per tutte le Chiese in Turchia si pone” la questione di “dove trovare sacerdoti che possano garantire l’assistenza pastorale ai fedeli”. Richiamando l’istituzione, prima del viaggio pontificio nel Paese del 2006, di un gruppo di lavoro guidato dal card. Kasper “per uno scambio di opinioni sui problemi più rilevanti”, Oehring auspica un seguito all’iniziativa e sottolinea due priorità di intervento. Occorre anzitutto “garantire alla Chiesa in Turchia uno staff” in grado di “adattarsi alle circostanze culturali del luogo e acquisire una buona conoscenza della lingua”, ma, avverte, “la Chiesa in Turchia ha un futuro se si stabilisce nel Paese come persona giuridica, non contando solo sul sostegno del Vaticano”. Per raggiungere questo “non semplice” obiettivo, aggiunge, “è possibile usare a nostro favore la normativa giuridica introdotta in questi ultimi anni”. Di qui il richiamo alle “soluzioni giuridiche” ipotizzate (in una conferenza promossa nel 2005 da Missio, Commissione europea e Consiglio d’Europa) “per la Caritas, per la Conferenza episcopale e per le stesse diocesi e gli ordini religiosi, che potrebbero conferire loro personalità giuridica, garantendone perciò l’esistenza anche davanti alla legge”. Cristiani tra Oriente e Occidente. “Il malessere attuale non porta i cristiani (d’Oriente, ndr) ad avvicinarsi all’Occidente, di cui hanno imparato a diffidare”. A sostenerlo è Bernard Heyberger, docente di storia dei cristiani d’Oriente all’Università di Tours, secondo il quale “la frequente accusa di collusione con le potenze occidentali deve renderli prudenti. In Egitto, i militanti copti all’estero che dagli Stati Uniti denunciano oggi la tirannica prepotenza del presidente Mubarak e l’islamizzazione strisciante del Paese, fanno temere ai copti che vivono all’interno misure di rappresaglia”. Le minoranze cristiane nel mondo musulmano subiscono spesso “pesanti minacce” e rischiano la “progressiva cancellazione dal Medio Oriente”; tuttavia per coglierne a pieno la situazione lo studioso ritiene necessario riflettere anche sul loro “rapporto paradossale e contraddittorio” con l’Occidente. “Siamo spesso sorpresi o delusi quando incontriamo cristiani orientali – osserva -. Allorché cerchiamo da loro una cultura” vicina al cristianesimo delle origini, “ci accorgiamo che” essi “condividono con i loro connazionali musulmani idee e stereotipi” che “pure avendo la loro fonte nelle ideologie europee, dimostrano uno scarto significativo con le odierne culture occidentali e democratiche”. La riflessione non può dunque essere impostata “in termini di culture dominante e dominata, e di acculturazione violenta della seconda da parte della prima”, ma deve “essere centrata sull’interattività e sulla connessione, sugli scambi di conoscenza, sull’incrociarsi dei concetti fra le due aree”. “Ammettere questi fatti – è la conclusione dello storico – potrebbe aiutare a superare le opposizioni e a creare uno spazio comune per dei dibattiti aperti e pacati fra Occidente e Oriente”.