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I “luoghi della politica” dell’Ue e degli Stati membri
Nell’ambito del processo di unificazione europea osserviamo che i luoghi in cui vengono prese decisioni politiche stanno superando i confini degli Stati nazionali. Persino molte delle decisioni che riguardano l’esistenza, la configurazione, lo sviluppo e il futuro degli Stati membri dell’Unione europea vengono oggi formulate e attuate al di fuori dei loro confini e delle loro Costituzioni. Ciò non comporta una subordinazione degli Stati nazionali, quanto piuttosto la possibilità di partecipare alla determinazione della configurazione di spazi politici generali. Allo stesso tempo, con l’uscita dal contesto degli Stati nazionali sperimentiamo che le decisioni che influiscono sui nostri ordinamenti nazionali ed internazionali vengono realizzate con il contributo sempre maggiore di rappresentanti della società civile che non dispongono di mandato politico: la loro legittimazione scaturisce da altre fonti, ad esempio dal loro coinvolgimento, dall’impegno, dalla loro competenza. Ma dov’è la democrazia, quando la politica esce dallo Stato nazionale in cui è tradizionalmente collocata? Può esserci democrazia al di fuori dello Stato nazionale?Non solo l’esistenza e l’attività del Parlamento europeo, ma anche l’origine dei partiti europei e lo sviluppo di un sistema partitico europeo dimostrano che alla domanda è possibile rispondere affermativamente, tanto più che questa tesi è avvalorata dagli sviluppi corrispondenti nella società civile: sia i partner sociali, ossia le associazioni delle imprese e dei lavoratori, così come tutte le altre importanti organizzazioni si consociano a livello europeo in associazioni transazionali con le relative strutture di comunicazione, decisione e azione. In termini di democrazia partecipativa, esse partecipano al processo di creazione di pareri e alla procedura legislativa dell’Unione tramite il Comitato economico e sociale europeo (dal 1958), tramite il dialogo sociale (dagli anni Novanta in poi) e ultimamente anche tramite il dialogo civile previsto dal trattato di Lisbona.Con l’infrastruttura politica che ne è risultata e che continua ad evolversi, sussiste un presupposto fondamentale per l’organizzazione della democrazia e per la partecipazione mediata alla vita dell’Unione da parte delle cittadine e dei cittadini. L’evoluzione dell’Unione europea in ambito costituzionale ha dimostrato che lo spostamento dei luoghi di decisione dagli Stati membri ha comportato anche lo spostamento della democrazia nella dimensione europea. I timori che la democrazia non possa svilupparsi in questo nuovo spazio sovranazionale non sono giustificati, se si guarda alla realtà. Tuttavia, per accettare questo fatto, occorre essere pronti a riconoscere che l’unificazione europea è un processo e che l’Unione europea non rappresenta ancora un prodotto finito. Non sempre tutto può essere come ciò che vorrebbero coloro che si basano solo sulla teoria, poiché non conoscono la prassi. Il processo d’integrazione determina un’interconnessione crescente tra gli Stati nazionali e il sistema politico europeo e conseguentemente anche tra la democrazia nazionale ed europea. I luoghi della politica, ai diversi livelli, sono collegati tra loro, anche tramite i canali messi a disposizione dai partiti e dalle associazioni. In sostanza si tratta di un unico sistema politico che consente, da un lato, la partecipazione dei protagonisti degli Stati nazionali alla determinazione della comunità europea globale, dall’altro invece di sottoporre gli Stati membri alla volontà comune in modo democratico e con il loro fattivo contributo.