CONSIGLIO D'EUROPA

Istituzioni e diritti

Benedetto XVI alla presidenza dell’Assemblea parlamentare

Nella mattina di mercoledì 8 settembre, Benedetto XVI ha ricevuto in udienza l’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (Apce), che con il Comitato dei Ministri è uno dei due principali organi statutari del Consiglio d’Europa. L’Apce è stata la prima assemblea europea della storia del continente; con 318 membri eletti o designati dai Parlamenti nazionali, è formata dalle delegazioni dei 47 Parlamenti degli stati membri, rappresentative dei rispettivi partiti o gruppi politici. Si incontra 4 volte l’anno a Strasburgo. Nell’ordine del giorno i fatti di attualità della società e politica europea, affrontati dalla prospettiva della difesa dei diritti umani. Il Bureau dell’Assemblea è costituito dal presidente dell’Apce, dai 19 vice-presidenti, dai presidenti dei 5 gruppi politici e dai presidenti delle 10 commissioni dell’Apce. La Santa Sede assiste ai lavori grazie allo Statuto di Osservatore presso il Consiglio d’Europa. Il presidente attuale dell’Apce è il turco Mevlüt Çavusoglu, musulmano, nato nel 1968. Nel suo saluto al Papa, Çavusoglu ha sottolineato il contributo delle religioni e del dialogo interreligioso alla difesa della dignità umana e ha ringraziato Benedetto XVI per le sue iniziative in favore del dialogo interreligioso.Dialogo fecondo. “Sono lieto di ricevervi in occasione del sessantesimo anniversario della Convenzione europea per i diritti umani, che impegna gli stati membri del Consiglio d’Europa a promuovere e difendere l’inviolabile dignità della persona umana”, ha esordito Benedetto XVI ricevendo l’ufficio di presidenza dell’Apce. “So che l’Assemblea parlamentare ha in agenda temi importanti legati alle persone che vivono in situazioni particolarmente difficili o che sono sottoposte a gravi violazioni della loro dignità”, ha proseguito il Santo Padre, e “sono stato altresì informato riguardo ai vostri sforzi per difendere la libertà religiosa e per opporvi alla violenza e all’intolleranza contro i credenti in Europa e nel mondo”. Per il Pontefice, “è un imperativo sviluppare la validità universale di tali diritti così come la loro inviolabilità, inalienabilità e indivisibilità”. Inoltre, ha aggiunto, “ho più volte sottolineato i rischi associati al relativismo nell’ambito dei valori, dei diritti e dei doveri” perché “se a questi mancasse un fondamento razionale e oggettivo, comune a tutte le persone, e si basassero solo su culture, legislazioni o giudizi particolari, come potrebbero offrire una base solida e duratura per istituzioni sopranazionali come il Consiglio d’Europa” e “come potrebbe aver luogo un dialogo fecondo tra le culture senza valori comuni, diritti e principi stabili e universali?”. Secondo il Pontefice “tali valori, diritti e doveri sono radicati nella dignità naturale di ogni persona, che è accessibile al ragionamento umano” e “la fede cristiana non ostacola, ma favorisce tale ricerca ed è un invito a cercare una base sovrannaturale per questa dignità”. In questo senso, ha concluso Benedetto XVI, “sono convinto che questi principi, fedelmente rispettati soprattutto in questioni legate alla vita umana, dal concepimento alla morte naturale, al matrimonio, radicato nel dono esclusivo e indissolubile tra un uomo e una donna, alla libertà di religione e all’educazione, sono condizioni necessarie per rispondere adeguatamente alle sfide decisive e urgenti che la storia presenta a ciascuno di noi”.Universalità dei valori. Nel commentare a SIR Europa le parole del Santo Padre, mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, precisa che “anche questa udienza dimostra l’interesse delle Istituzioni per il Papa, per l’autorevolezza del suo messaggio e del suo magistero e per la collaborazione che la Santa Sede offre a livello internazionale”. Quello che suscita “l’interesse del parlamento e dei suoi funzionari”, spiega mons. Giordano, è che “la Chiesa cattolica vive contemporaneamente una universalità e unità espressa dalla figura del Papa insieme a una capillare presenza e attività locale, in ogni angolo dell’Europa e del mondo” e “ciò rende originale la presenza e unico il contributo della Chiesa nelle istituzioni”. Riferendosi poi alle parole del Santo Padre, mons. Giordano afferma: “Benedetto XVI ha messo in evidenza due dimensioni che sono al cuore della Chiesa, ma anche del lavoro del Consiglio d’Europa e dell’Assemblea parlamentare: innanzitutto la necessità di promuovere e difendere la dignità della persona umana, in particolare occupandosi di tutte quelle situazioni di marginalità e di violenza, dove la dignità umana è calpestata”. La seconda dimensione messa in risalto da Benedetto XVI, prosegue mons. Giordano, è “la libertà religiosa, diritto fondamentale che permette una piena realizzazione di tutti i diritti perché apre un orizzonte trascendente su cui è possibile radicare con solidità e ampiezza tutti i diritti”. Nell’agenda del Consiglio d’Europa, aggiunge, “vi sono preoccupazioni che sono anche oggetto della cura sociale della Chiesa”. Inoltre, “il Papa ha rivolto un interessante invito a riflettere sul fondamento dei diritti, doveri e valori in relazione al pluralismo: vi è una universalità dei valori o essi dipendono dalle prospettive storiche e culturali in cui sono inseriti? Sono oggettivi o contestuali? La risposta a questa domanda si rende necessaria per dare autorevolezza a organismi internazionali come il Consiglio d’Europa (o l’Onu), che non potrebbero esistere se non ci fosse un riconoscimento universale dei valori”. E riguardo alle parole finali del saluto del Papa, mons. Giordano conclude: “L’Europa si trova davanti a sfide storiche, in Pontefice a quella di ricomprendere il suo ruolo, le sue responsabilità e il suo contributo nel mondo oggi. Alla domanda ‘quale è la ricchezza della storia europea che questo continente può offrire?’, Benedetto XVI risponde: la difesa della vita umana, il matrimonio fondato sull’amore tra un uomo e una donna, la libertà religiosa”.