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“LoppianoLab”, dal 16 al 19 settembre un laboratorio di idee

(da Loppiano) – Un laboratorio di riflessione. Una non stop di dibattiti, tavole rotonde e percorsi espositivi. Per quattro giorni si sono passati il microfono giornalisti, economisti, politici, imprenditori, sociologi. Tutti con la passione di far maturare proposte vitali per il Paese e per la sua unità. Chiamati a mettersi a confronto dalla ricorrenza del 150° anniversario dell’unità di Italia. È quanto è avvenuto al centro internazionale di Loppiano (Firenze), la cittadella del Movimento dei Focolari, che dal 16 al 19 settembre ospita la prima edizione di LoppianoLab. A promuovere l’iniziativa alla quale hanno partecipato un migliaio di persone, sono stati il Polo imprenditoriale "Lionello Bonfanti", l’Istituto universitario Sophia, la cittadella internazionale di Loppiano e il gruppo editoriale Cittànuova. Momento clou dell’iniziativa, è stato oggi il convegno "Quale paese, quale unità".

Quale Italia? "Negli ultimi anni – ha detto Paolo Loriga, giornalista di Cittànuova, introducendo il convegno – stiamo assistendo ad un Paese che si sfilaccia, a città frammentate, a stili di vita e stati d’animo che scompongono la società. Avvertiamo che stanno venendo meno quel vincolo di popolo che ci aveva uniti e quell’energia morale che ci aveva consentito di superare grandi ostacoli. Abbiamo ancora motivi per essere orgogliosi del nostro tempo ma registriamo chiusure corporative e difese di posizioni nella logica miope dell”io penso a me’". "Quale Italia? Quale unità? Ce lo stiamo chiedendo da un po’ di tempo – ha aggiunto Loriga –, per cui questo convegno parte da lontano. Ma costituisce anche un inizio, l’avvio di un lavoro corale. Non abbiamo ricette né proposte da presentare. Ma iniziare la ricerca, questo sì. E intendiamo condurla con la nostra tipicità, camminando insieme credenti e non credenti, imprenditori e operatori, docenti e studenti, esperti e semplici cittadini. Gente che cerca di fare il proprio dovere e vuole mettersi in rete per offrire un di più di partecipazione, di proposta, di condotte costruttive, di parole concilianti".

Quale cultura? A tracciare lo stato della cultura e dell’educazione in Italia è stato mons. Piero Coda, preside dell’Istituto universitario Sophia nonché presidente dell’Associazione dei teologi italiani. "Basta guardare – ha esordito – allo spettacolo opaco e avvizzito di una cultura come quella che respiriamo e a quello di una scuola come la nostra che sembra aver perso la bussola del suo significato. Ben più che in altri momenti di trapasso da un’epoca all’altra, rischiamo oggi di restare invischiati in qualcosa d’impalpabile ma che è foriero di conseguenze enormi". "È questa la sfida ed è questo il dono dell’oggi. Sfida: perché chiede una conversione dello sguardo e del cammino. Ma anche dono: perché dal fondo della sfida brilla l’intuizione della meta da raggiungere e sono offerte intellettuali, morali e spirituali per affrontare il cammino". "Che cosa possiamo fare? Nessuno ha delle ricette preconfezionate e garantite. Possiamo però metterci in ascolto gli uni degli altri, condividere le nostre esperienze e i nostri cammini. Dare la parola ai giovani, bandire l’intellettualismo e il moralismo e avere il coraggio di proposte alte, schiette e concrete".

Quale economia? A rispondere a questa domanda è l’Expo 2010 delle 50 aziende italiane di varia tipologia, aderenti al progetto di economia di comunione. C’è un po’ di tutto: dai mobili per la prima infanzia, alle agenzie web e marketing online, dalla produzione di pasticceria artigianale alle società per la progettazione e lo sviluppo di programmi gestionali. L’expo è allestita nel Polo imprenditoriale Lionello Bonfanti che ha messo a disposizione spazi espositivi, mostre e tavole rotonde in cui le imprese dell’economia civile hanno potuto in questi giorni mettere a confronto idee e progetti che realizzano – così spiegano a Loppiano – "un’economia al servizio dell’uomo e della società".

Quale città? La città, luogo ideale per affrontare sfide eccellenti. A lanciare una prima linea di azione concreta è Lucia Fronza, già deputato in 3 legislature, attualmente è responsabile di "Umanità Nuova". "Oggi – ha detto – i due terzi della gente d’Italia vive nelle città, quindi la città è luogo centrale nel nostro sistema-Paese. Se superiamo l’impatto impaurito che uno sguardo superficiale ci fa avere sulla città, potremo vedere in essa non il luogo della paura, non una discarica di problemi… Potremo viverla come luogo ideale per affrontare sfide eccellenti". "C’è però una condizione – ha avvertito Fronza – perché il progetto non rimanga un sogno: affidarlo ad un ‘noi’, cercare qualcuno con cui condividerlo. Le nostre città paiono destinate, quasi senza ritorno, a divenire sempre più anonime, anzi a sviluppare sempre nuovi conflitti nelle relazioni". La proposta della Fronza è di "tessere una rete, creare relazioni costruttive, valorizzare il prezioso serbatoio di energie e di esperienze di quanti compongono la società civile". Ed ha aggiunto: "Quando la nostra sembra ingenuità e non politica; quando le situazioni contingenti ci evidenziano nelle situazioni solo il negativo; quando il dialogo è in stallo; quando addirittura sembra che sia fallito il progetto stesso. Allora è il momento di andare in profondità: le difficoltà rafforzano e purificano le nostre ragioni e rendono più aperto e accogliente il progetto. Questo non vuol dire subire passivamente le distorsioni del sistema, ma avere la forza di rimanere sotto le difficoltà e di trovare la strada e, molte volte, le piccole strade per agire controcorrente, senza mai dimenticare che la battaglia è rude. Il disegno delle nostre città ogni volta che accetta la ferita dell’alterità si arricchisce e si apre, più capace di futuro".