benedetto xvi e newman
Una consonanza che va oltre il tempo
I due momenti che il Papa ha voluto dedicare a Newman durante il suo viaggio nel Regno Unito, la veglia di sabato e la celebrazione eucaristica di domenica, hanno messo in evidenza i temi che legano il Papa al beato inglese. Innanzitutto la rilevanza pubblica della fede religiosa, tema chiave del pontificato di Benedetto XVI. A quanti vorrebbero ridurre la fede ad un fatto meramente privato, il Papa ha ribadito che la sua espressione pubblica è un diritto di tutti i credenti e un dovere dei cristiani in particolare. Newman ci ricorda che “siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più profonde aspirazioni umane”. In una delle società più secolarizzate dell’Occidente il Papa è tornato più volte a richiamare il dovere della testimonianza, pena l’estinzione della fede stessa. “Nessuno che guardi realisticamente al nostro mondo d’oggi può pensare che i cristiani possano continuare a far le cose di ogni giorno, ignorando la profonda crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidando che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli cristiani possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della nostra società”. Questa profonda crisi di fede era già chiara a Newman che, a settantotto anni, nel discorso di accettazione della porpora cardinalizia descrisse sinteticamente la sua intera vita come un tentativo di opporsi a chi nel mondo intellettuale sosteneva che in materia religiosa non esiste verità ma solo opinioni personali.La passione per la verità, che lo ha sempre animato, esige però la testimonianza. “Se abbiamo accolto la verità di Cristo e abbiamo impegnato la nostra vita per lui, non vi può essere separazione tra ciò che crediamo e il modo in cui viviamo la nostra esistenza”, ha sottolineato Benedetto XVI alla veglia di sabato sera. Questo invito alla coerenza è rivolto innanzitutto ai cristiani che, quando rinnegano il Vangelo, sono motivo di scandalo per chi li considera ma che, quando attraverso la preghiera e i sacramenti si lasciano guidare dalla “luce benigna”, illuminano quanti stanno intorno, spesso senza neanche saperlo.Newman è stato giustamente presentato come un esempio di chi, con la vita spirituale e intellettuale, ha dato testimonianza della verità anche a costo di grandi rinunce personali. La conversione al cattolicesimo infatti comportò per lui l’esclusione dall’università di Oxford, dove aveva passato tutta la vita, e la fine di tante amicizie tra i membri della Chiesa anglicana e della società inglese in generale. Ricordando i tanti martiri a causa della fede che per secoli hanno sostenuto e ispirato i cattolici inglesi, il Papa ha notato che “nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia”. È questa una forma di persecuzione che non ha risparmiato nelle scorse settimane neppure il Santo Padre.Newman poi è stato proposto come grande difensore dell’ufficio profetico del laicato cristiano. È questo un ulteriore tema che lo lega a papa Benedetto XVI. Newman è stato chiamato il “padre assente” del Concilio Vaticano II, Concilio che ha sottolineato il ruolo attivo dei laici nella vita della Chiesa e nel quale ha avuto un ruolo rilevante il giovane teologo Ratzinger.La santità di Newman si è manifestata nell’insegnamento, nei suoi scritti, nella predicazione. Benedetto XVI ha ribadito che “le sue intuizioni sulla relazione fra fede e ragione, sullo spazio vitale della religione rivelata nella società civilizzata, e sulla necessità di un approccio all’educazione ampiamente fondato e a lungo raggio, non furono soltanto di importanza profonda per l’Inghilterra vittoriana, ma continuano ancor oggi ad ispirare e ad illuminare molti in tutto il mondo”.Infine, nell’omelia di domenica, dopo aver reso onore al pensiero educativo del nuovo beato e al suo desiderio di vedere un laicato intelligente e istruito, portandolo ad esempio per quanti sono impegnati nella catechesi e nell’insegnamento, papa Benedetto XVI si è soffermato su un aspetto a volte trascurato: Newman è stato un grande pastore d’anime.”Egli visse quella visione profondamente umana del ministero sacerdotale nella devota cura per la gente di Birmingham durante gli anni spesi nell’Oratorio da lui fondato, visitando i malati e i poveri, confortando i derelitti, prendendosi cura di quanti erano in prigione”. In occasione del suo funerale migliaia di persone resero omaggio al passaggio del feretro, a dimostrazione del segno profondo che aveva esercitato nelle vite della gente comune.Le giornate appena concluse hanno mostrato non solo l’attualità del beato Newman ma anche la sua rilevanza per questo pontificato. Benedetto XVI ha voluto mostrare il suo affetto per il cardinale inglese non solo nella decisione di presiedere personalmente alla cerimonia di beatificazione ma illustrando nei suoi discorsi la consonanza di vedute che li lega su questioni quali la lotta al relativismo morale ed intellettuale, il valore della testimonianza cristiana, il ruolo del laicato, la santità nella vita sacerdotale.