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Preoccupa la relazione McCafferty al CdE
Il prossimo 7 ottobre sarà votata presso il Consiglio d’Europa la cosiddetta Relazione McCafferty, un’iniziativa promossa da una deputata britannica volta limitare la libertà di coscienza. In concreto, la Relazione McCafferty mette in guardia sul “crescente e sempre più sfrenato uso dell’obiezione di coscienza, soprattutto in materia di salute riproduttiva”. È logico, se si considera che sempre più medici stanno prendendo posizione in relazione a questo tipo di interventi. Un dato basta: in Italia il 70% dei medici rifiuta la pratica dell’aborto. Per questa ragione, i sostenitori dell’agenda abortista desiderano regolamentare il diritto all’obiezione di coscienza, per limitarlo e per segnalare quei medici che non accettano le loro posizioni contro la vita.La Relazione McCafferty invoca l’articolo 9 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo per sostenere che un professionista sanitario che si rifiuta di praticare l’aborto in realtà sta minacciando la salute, la libertà e i diritti delle donne che desiderano abortire. Per tale ragione, la Relazione impone ai medici che non vogliono praticare l’aborto di informare in qualsiasi caso le donne di avere la possibilità di abortire, obbligandoli ad indirizzarle verso altri medici disposti a portare a termine l’intervento. Nega inoltre il diritto all’obiezione di coscienza a tutto il personale medico e amministrativo professionale non coinvolto direttamente nei casi di aborto, e propone la creazione di un registro di medici obiettori e di un ufficio reclami per i casi di aborto non esauditi. Nel caso in cui la Relazione sia portata avanti ed assuma la forma di una raccomandazione del Consiglio d’Europa, i professionisti sanitari avranno molte difficoltà a muoversi in libertà nella sempre più controversa sfera della coscienza.Che la relazione di una deputata britannica sia sottoposta alla votazione del Consiglio d’Europa non è una questione minore. E’ un esempio di come le istituzioni possono trasformarsi nella porta di servizio attraverso cui immettere nelle legislazioni nazionali l’agenda antivita. Un esempio è costituito dal caso Lautsi sul crocifisso nelle scuole: la Corte ha ritenuto che la questione posta da una cittadina europea riguardi un diritto universale. La stessa Corte accogliendo il ricorso italiano ha confermato la sua competenza in materia di diritti dell’uomo. A fronte di quanto sta accadendo sarà necessario prestare attenzione, sensibilizzare l’opinione pubblica e interessare i rappresentanti europei: se non sarà avvertita alcuna pressione a livello politico e istituzionale proposte come la Relazione McCafferty si ripeteranno. Purtroppo, dopo un’ eventuale approvazione di documenti come questi, sarà molto più difficile tornare indietro.