UE

Le sei priorità

Economia, occupazione, sviluppo, ricerca, ambiente e agricoltura

Stimolare la crescita economica, far fronte al pressante e generalizzato problema della disoccupazione, aiutare le regioni meno sviluppate, puntare su ricerca e nuove tecnologie, salvaguardare l’ambiente e sostenere l’agricoltura: sono tra le principali voci di spesa dell’Unione europea, dalle cui casse sono usciti, nel 2009, oltre 112 miliardi di euro. Molti meno soldi si spendono invece per la politica estera, per la cultura o per far crescere la cittadinanza, benché le voci di bilancio stiano lentamente mutando.I conti della “casa comune”. La relazione finanziaria 2009, che la Commissione ha presentato il 28 settembre, indica che “è stato effettivamente speso il 97% degli stanziamenti”, ossia quanto preventivato, una percentuale simile a quella del 2008 (98%). Ogni anno la Commissione predispone uno schema di bilancio che viene poi approvato, con lunghe trattative, da Consiglio e Parlamento. L’Esecutivo è incaricato di “dare esecuzione” al bilancio stesso (sotto la sorveglianza della Corte dei conti europea); la relazione finanziaria serve per verificare che gli stanziamenti decisi siano andati a buon fine. Occorre ricordare che il 70% del bilancio comunitario è finanziato mediante trasferimenti dagli Stati membri in ragione dei rispettivi redditi nazionali lordi. L’altra parte del budget proviene dall’Iva (11% circa), dai dazi doganali (12%) e dalle eccedenze dell’anno precedente.Competitività e coesione. Il capitolo più consistente, che riguarda 44 miliardi di euro, è indirizzato alla crescita e alla competitività. “Nel 2009 – afferma la Commissione nella sua relazione – l’Ue ha speso 6,3 miliardi di euro nel contesto del settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico”. Con i fondi comunitari sono stati finanziati un migliaio di progetti di ricerca in vari campi, come ad esempio l’energia o le tecnologie applicate alle comunicazioni. “Nel quadro del programma Competitività e innovazione, oltre 34mila piccole e medie imprese hanno beneficiato di fondi Ue”. Secondo la Commissione, tali iniziative contribuiscono a creare posti di lavoro in diversi Paesi. Inoltre, “il programma Erasmus, al quale hanno aderito 4mila università, ha finanziato oltre 300mila borse per la mobilità” degli studenti. Ampia la quota del bilancio destinata alla politica di coesione territoriale, intesa, ad esempio, a creare infrastrutture, a contrastare l’inquinamento dei mari, a far crescere servizi e posti di lavoro in aree periferiche dell’Ue27. “Più del 30% del bilancio 2009 è stato destinato al rilancio dell’economia e alla crescita”, puntualizza Janusz Lewandowski, commissario responsabile del bilancio. “Grazie all’effetto-leva, ogni euro investito nelle nostre regioni può generare da due a tre volte di più. È proprio a questo livello che il bilancio Ue fa la differenza sul campo”. Ovvero, alcuni investimenti, se effettuati a livello comunitario piuttosto che nei singoli Stati, sembrano mostrare una resa maggiore.Agricoltura e ambiente. La seconda voce più consistente del bilancio dei 27 si riferisce all’agricoltura, alla tutela ambientale e allo sviluppo rurale (solo da alcuni anni il settore primario è stato scavalcato da competitività e coesione). “Il bilancio Ue – conferma Lewandowski – sostiene gli agricoltori, destinando loro di più di 40 miliardi di euro in aiuti diretti e interventi sul mercato, che corrispondono a quasi la metà delle entrate della categoria”. Su tutt’altro versante cresce, pur molto lentamente, la quota di fondi destinata alla cittadinanza e alla protezione dei cittadini. Nel 2009, esemplifica la Commissione, “110mila giovani hanno partecipato a scambi e progetti”. L’Unione è invece “intervenuta a favore di cinque Stati membri che avevano bisogno di attrezzature antincendio e ha fornito alla Bulgaria medicinali antivirali. Dal fondo di solidarietà sono stati stanziati 623 milioni di euro per attenuare gli effetti di catastrofi naturali, soprattutto dopo il terremoto che ha colpito l’Italia meridionale” (Abruzzo). Aiuti umanitari, spese amministrative. Si deve invece riconoscere che l’Unione europea è sempre molto attiva sul versante degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo. L’anno scorso i 27 hanno indirizzato alle regioni meno sviluppate del mondo 12 miliardi di euro, destinati a circa 140 nazioni. “Più di 150 milioni di persone in 70 Paesi hanno beneficiato degli aiuti umanitari e dell’assistenza alimentare” europea. Nel quadro della politica estera e di sicurezza comune, l’Ue ha d’altronde “gestito missioni in altrettante zone calde del mondo, per esempio in Kosovo, Caucaso, Afghanistan, Medio oriente e Africa”. Finanziamenti specifici sono previsti anche per “preparare i Paesi candidati e i Paesi potenzialmente candidati a soddisfare le condizioni di adesione” (Croazia, Turchia, Macedonia e gli altri Stati balcanici). Infine c’è la voce dei costi amministrativi (ovvero quelli per mantenere la “macchina Ue”), che in totale raggiungono la cifra di 7,4 miliardi di euro, pari al 6,5% delle spese totali.