MEETING SANT'EGIDIO
Concluso a Barcellona il meeting internazionale: l’appello finale
"La pace è il nome di Dio". E "chi usa il nome di Dio per odiare e umiliare l’altro abbandona la religione pura. Chi invoca il nome di Dio per fare la guerra e per giustificare la violenza va contro Dio. Nessuna ragione o torto subito giustificano mai l’eliminazione dell’altro". È il cuore dell’appello di pace che è stato letto a Barcellona al termine del meeting internazionale che, dal 3 al 5 ottobre, si è svolto nella città catalana per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio. Per la pace nel mondo, per la fine di tutti i conflitti, i 300 esponenti delle grandi religioni mondiali ebrei, cristiani, buddisti, indù hanno pregato in diversi luoghi della città, ciascuno secondo la propria tradizione religiosa. I cristiani si sono dati appuntamento nella cattedrale. Poi al suono delle campane, i gruppi sono usciti e si sono diretti in processione verso la piazza del Rej dove si è svolta la cerimonia finale. È qui che si è dato l’annuncio che il prossimo incontro internazionale della pace si svolgerà il prossimo anno l’11 settembre a Monaco dove si farà memoria dei 10 anni dall’attacco alla Torri Gemelle di New York.
L’appello. "Alle nostre spalle si legge nel messaggio finale sta un decennio difficile. È stato un tempo in cui il mondo ha creduto più nella contrapposizione e nel conflitto che nel dialogo e nella pace. Abbiamo presenti le paure di tanti uomini e donne in molte parti del mondo, il dolore di guerre che non hanno portato la pace, le ferite inferte dal terrorismo, il malessere di società colpite dalla crisi del lavoro e dall’incertezza del futuro, la sofferenza di tanti poveri che bussano a un mondo più ricco e che trovano, spesso, porte chiuse e diffidenza". "Si deve aprire scrivono i leader religiosi un nuovo decennio in cui il mondo globalizzato diventi una famiglia di popoli. Questo mondo ha bisogno di anima. Ma soprattutto ha bisogno di pace". "Dal profondo delle nostre identità religiose e da storie diverse, dalla preghiera vissuta gli uni accanto agli altri prosegue l’appello possiamo dire al mondo: abbiamo bisogno di vivere insieme un destino comune. Le religioni testimoniano che esiste un destino comune dei popoli e degli uomini. Questo destino si chiama pace". "Niente è perduto con il dialogo. Tutto diventa possibile, anche immaginare la pace".
"La pace non può marcire nei forzieri degli avari". "La pace ha detto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, accogliendo in piazza del Rej il corteo dei leader religiosi , gran bene per chi è in guerra, sembra di poco valore a chi già ne gode, come noi europei. Ma vivere in pace è una risorsa decisiva per compiere una missione. La pace non può marcire nei forzieri degli avari o dei miopi". Dopo lo spreco di pace nel primo decennio di questo XXI secolo, ha concluso Riccardi, "ora si deve inaugurare un nuovo decennio di pace, di comprensione più radicale tra i popoli, di impegno per ridurre la povertà. Per compiere questo ambizioso programma non bastano agende ben fatte ma ci vuole spirito, generatore di speranza. Usciamo da Barcellona con tanta speranza, convinti che il dialogo sia l’arnese d’oro con cui costruire un mondo migliore, con cui dare pace, con cui vivere in pace".
Una profonda saggezza.Barcellona passa dunque il testimone a Monaco di Baviera."I 25 incontri tenutisi sotto gli auspici della Comunità di Sant’Egidio ha detto il cardinale arcivescovo di Barcellona Lluís Martínez Sistach dimostrano che la fiaccola accesa ad Assisi non si spegne, ma passa di mano in mano e ha la vocazione di diffondersi sempre più in tutte le strade, le religioni e le nazioni del mondo". "Dobbiamo avere fede in questo cammino ha proseguito . Non dobbiamo scoraggiarci se non riusciamo a raggiungere tutti gli obiettivi che ci siamo proposti". "Cercare la pace, promuovere il dialogo e il rispetto per la diversità non è un’ingenuità come potrebbe sembrare. Si tratta di una profonda saggezza che si trova negli strati più profondi ed autentici delle tradizioni religiose. Le religioni possono e devono offrire preziosi cammini per costruire un’umanità pacifica, perché mettono la loro fiducia nel Dio della pace e parlano al cuore dell’uomo".
Il dialogo non è parola retorica. "Siamo venuti qui perché convinti che il dialogo non è una parola retorica e questi giorni a Barcellona ci hanno dimostrato la concretezza del dialogo". Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, traccia un bilancio dei tre giorni di incontro. "Il dialogo ha una grande utilità", dice, in un tempo in cui "la forza la si trova ormai sempre più nella contrapposizione che nell’approfondimento dei problemi. L’uomo europeo è diventato più duro ma meno forte e la mancanza di forza si vede nella povertà di una politica che non ha visioni. Noi della Sant’Egidio crediamo di dover dare forza all’uomo europeo e che la forza dell’uomo europeo verrà con la riscoperta dei suoi valori, della sua storia e delle sue radici. Noi crediamo che la grande visione che potrà dare l’Europa al mondo è che è possibile vivere insieme". Anche Mario Marazziti, della Sant’Egidio, ritiene che Barcellona sia diventata in questi giorni "un luogo simbolico per indicare una via all’Europa e al mondo". Ed aggiunge: "Chi partecipa a questi incontri entra in una rete di amicizia che poi si rivela indispensabile in momenti cruciali di dialogo". Così è successo per i processi di pace in Costa D’Avorio e in Repubblica di Guinea, per l’abolizione della pena capitale in Togo e per la liberazione di prigionieri in Kurdistan. "Che peso concreto ha il dialogo? Non lo sappiamo ha concluso Marazziti ma sappiamo che senza il mondo sarebbe molto peggiore".
a cura di Maria Chiara Biagioni e Daniele Rocchi
inviati SIR a Barcellona