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Sotto il segno del dialogo

Europe Infos: rassegna sul numero di ottobre

Esce il numero di ottobre di Europe Infos, il bollettino della Commissione degli Episcopati della Comunità europea (Comece) in collaborazione con il Jesuit European Office (Ocipe). Il processo di messa in opera del Servizio europeo per l’azione straniera è tema del contributo del gesuita Frank Turner, Ocipe, mentre un contributo di José Ignacio Garcia SJ è oggetto di politica agraria comune, la cui riforma è prevista nel 2013. Alessandro Calcagno scrive di lavoratori stagionali provenienti da Paesi terzi, nel contesto della tematica dell’immigrazione legale. Stefan Lunte mette in relazione la proposta di Mario Monti su mercato unico con i valori, mentre è dedicato al problema dei rom l’editoriale del segretario Comece Piotr MazurkeiwiczL’Estonia entrerà nell’euro. “L’ingresso nell’euro è una strategia a lungo termine appoggiata praticamente da tutte le forze politiche del Paese, fino dall’entrata dell’Estonia nell’Ue nel 2004”. Così dichiara l’eurodeputato estone Tunne Kelam nell’intervista a Stefan Lunte, collaboratore del segretariato Comece, riguardo l’invito che il Consiglio europeo ha avanzato nei confronti dell’Estonia ad entrare nella zona euro a partire dal 1 gennaio 2011. Non è un’azione precipitosa, al contrario “siamo un po’ in ritardo a compiere questo passo”. Il Paese è riuscito a uscire dalla crisi con tagli massicci alla spesa pubblica, a far scendere l’inflazione sotto il 3%, ad avere un equilibrio di bilancio, con un indebitamento pari all’8% del Pil. Benché gli estoni siano affezionati alle proprie tradizioni, hanno deciso senza esitazione a vantaggio della sicurezza e della stabilità rappresentati oggi dall’Ue. “Sperano in una stabilità finanziaria ed economica a lungo termine, che farà del Paese un luogo di investimenti promettenti e sicuri”. E sperano anche di godere di una più forte solidarietà reciproca. Anche se i prezzi saliranno un pochino, la vita sarà più semplice e questo “avrà un effetto diretto sull’economia e sui cittadini, stimolando la crescita economica, attirando investimenti e contribuendo quindi a creare più occupazione”.La Caritas in Veritate al Parlamento europeo. Un seminario organizzato congiuntamente dal gruppo del Ppe e dal segretariato Comece si è svolto il 14 settembre scorso per studiare le concretizzazioni della Caritas in Veritate nei diversi aspetti della sfera politica e sociale e per “confrontare i politici con il messaggio della Chiesa, affinché trovino un sostegno e un orientamento per il loro lavoro”. Il seminario è stato “una buona raffigurazione dell’utilità del dialogo tra Chiese e Istituzioni europee”, sintetizza Johanna Touzel, portavoce della Comece, che descrive la successione degli interventi articolati su quattro tavole rotonde: cultura e valori, famiglia chiave dell’avvenire, economia e società civile, sviluppo e ambiente. “E’ in una cultura della famiglia che la società troverà le vie per la propria coesione, per sviluppare solidarietà fondamentali e sperare nell’avvenire” ha affermato mons. Jean Laffitte, segretario del Pontificio consiglio per la Famiglia. Padre Frank Turner, gesuita è intervenuto sui temi ambientali insistendo sul rapporto tra problemi ambientali e problemi sociali e su come l’enciclica leghi inscindibilmente giustizia e bene comune. Alojz Peterle, eurodeputato sloveno ha invece sottolineato la necessità di “riconsiderare i fondamenti dell’identità europea: rispetto della dignità umana e la solidarietà” mentre Laszlo Tokes, eurodeputato ungherese e vice presidente del parlamento incaricato per il dialogo con le Chiese, le religioni e il dialogo interculturale, ha concluso che “l’unità dell’Europa non si sarebbe potuta raggiungere senza il contributo delle Chiese, e addirittura sarebbe rimasta una meta lontana senza la loro cooperazione attiva”.Strategia Ue 2020. La strategia decennale Ue 2020 prevede che nel prossimo decennio si lavori per “una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, spiega il gesuita Hervé-Pierre Guillot. A tale scopo sono stati fissati cinque obiettivi: occupazione, ricerca e sviluppo, ambiente, educazione e riduzione della povertà. Il Consiglio europeo ha approvato la strategia, con estrema fatica ed estenuanti discussioni, ma gli obiettivi devono ora passare al vaglio degli Stati membri: essi dovranno fare le loro contro-proposte di obiettivi nazionali che il Consiglio europeo a sua volta approverà in autunno. Per stimolare gli Stati membri sono state anche proposte sette “iniziative faro” per catalizzare i progressi effettuati in ciascun ambito tematico. Ad esempio: in relazioni con il tema della povertà la commissione ha proposto di istituire una piattaforma europea contro la povertà per la quale ci si attende una partecipazione degli organismi delle Chiese, soprattutto con lo scambio di buone pratiche, favorendo l’impegno di attori pubblici e privati per ridurre l’esclusione, facilitando l’utilizzo di fondi strutturali (il Fondo sociale europeo). Tra le priorità evidenziate: migliorare l’educazione dei gruppi sociali marginalizzati, come i rom; lottare contro la discriminazione, nei confronti degli handicappati, ad esempio; sostenere i processi di integrazione. Le Chiese sono da sempre in prima linea in questi settori, là dove a volte nemmeno le ong vogliono andare. Per questo, la Commissione punta molto a questa collaborazione.