PENA DI MORTE
Il documento congiunto Ue e CdE” “
Le generazioni future "meritano di vivere in un mondo libero dalla pena di morte". L’Europa si muove, ancora una volta, per contrastare patibolo, camera a gas, fucilazione e ogni altra forma di pena capitale, giudicata sempre e comunque "inutile, crudele e inumana", costituendo una "violazione della dignità umana e dei diritti fondamentali".
La voce di Unione europea e Consiglio d’Europa si levano insieme in occasione della Giornata mondiale del 10 ottobre. Il secco no alla pena di morte e il rinnovato impegno per la sua abolizione in ogni angolo del pianeta sono affidati a una nota congiunta firmata per l’Ue da Catherine Ashton, vice presidente della Commissione europea, nonché Alto rappresentante per gli affari esteri, e da Thorbjørn Jagland, segretario generale del Consiglio d’Europa.
Nel testo, diffuso contemporaneamente a Bruxelles e Strasburgo, si legge: "La pena di morte non ha dimostrato di produrre alcun effetto deterrente. Inoltre, dal momento che nessun sistema giuridico può garantire di essere assolutamente esente da errori, qualsiasi errore giudiziario nell’applicazione della pena diventa irreversibile. Per questa ragione, dovremmo continuare a spiegare perché è sbagliato applicare la pena di morte".
Ue e CdE segnalano che dal 1997 nessuna sentenza è stata eseguita sul territorio dei rispettivi Stati (27 per l’Ue, che sono anche tra i 47 Stati aderenti al Consiglio d’Europa). Le due organizzazioni condannano quindi "l’uso della pena di morte in Bielorussia", mentre accolgono "con soddisfazione la decisione della Corte costituzionale della Federazione russa, che ha stabilito che nessun individuo potrà essere condannato alla pena capitale o giustiziato nel Paese". Esprimono inoltre "soddisfazione per il continuo aumento del numero dei Paesi abolizionisti nel mondo" e invitano tutti gli Stati a sostenere la risoluzione per una moratoria universale promossa dall’Onu.
Interessante una annotazione che giunge da Ue e CdE, che tende a coinvolgere, in questa "battaglia di civiltà", tutti i cittadini europei, invitati a "sostenere l’abolizione della pena di morte, contribuendo in tal modo allo sviluppo dei diritti fondamentali e della dignità umana".
Altre voci istituzionali nel vecchio continente si sono levate, nei giorni scorsi, in questa direzione, facendo dell’Europa nel suo complesso (cittadini, società civile, governi nazionali, istituzioni comuni) un convinto paladino del "no al patibolo". Nella sessione plenaria del 6-7 ottobre, il Parlamento europeo ha ad esempio approvato una risoluzione in cui l’Assemblea dei 27 "ribadisce la propria opposizione di lunga data alla pena di morte, in tutti i casi e in tutte le circostanze, e sottolinea ancora una volta che l’abolizione della pena capitale contribuisce a promuovere la dignità umana e a far progredire i diritti umani". Gli eurodeputati condannano "tutte le esecuzioni, ovunque avvengano"; chiedono "energicamente all’Unione europea e ai suoi Stati membri di assicurare l’applicazione della risoluzione delle Nazioni Unite su una moratoria universale delle esecuzioni, in vista della piena abolizione della pena di morte in tutti gli Stati che ancora la praticano".
Inoltre il documento parlamentare, approvato ad ampia maggioranza, che punta l’indice verso un lungo elenco di Stati che applicano tuttora la pena capitale (fra questi Cina, Egitto, Iran, Malaysia, Sudan, Thailandia, Vietnam, Corea del Nord, Giappone…), "esprime viva preoccupazione per l’imposizione della pena di morte ai minori e alle persone colpite da disabilità mentale o intellettuale e ne chiede l’immediata e definitiva cessazione".
Gianni Borsa