Il pensiero dei giovani

SETTIMANA SOCIALE

Ciò che si spende per la formazione non va considerato come "costo", ma come "investimento". Un investimento non solo sul futuro dei più giovani, ma dell’intero Paese: è quanto chiedono i giovani e gli studenti dell’Azione Cattolica e gli universitari della Fuci nella loro "Agenda di speranza", offerta come contributo all’imminente Settimana Sociale (Reggio Calabria, 14-17 ottobre) e alla riflessione che la Chiesa italiana sta conducendo intorno al tema del bene comune. In particolare, il contributo vuole segnalare "alcune questioni prioritarie che, mentre guardano al bene delle nuove generazioni, possono risultare importanti per la ripresa e la crescita morale e materiale di tutto il Paese". L’agenda dei giovani di Ac, del Movimento studenti di Azione Cattolica (Msac) e della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci) è in continuità con il Documento di sintesi del "Forum nazionale dei giovani verso le Settimane Sociali" e raccoglie l’invito dello stesso Documento preparatorio all’appuntamento di Reggio Calabria. Altro fronte centrale, insieme alla formazione, il lavoro: "Il continuo spostamento in avanti del momento d’ingresso nel mondo del lavoro – si legge nell’‘Agenda’ – prolunga la dipendenza dei giovani dalla famiglia e aumenta il loro senso di sfiducia ed emarginazione nei confronti della società e del Paese".

Formazione e "cultura del lavoro". È per questo motivo che i giovani di Ac, gli studenti del Msac e gli universitari della Fuci chiedono, "a fianco a un moderno welfare sociale (fatto di maggiore tutela per i lavoratori a progetto, misure economiche di sostegno per chi perde il lavoro, anche per lavoratori atipici, o per chi ha necessità di accedere ad un mutuo), anche un duro lavoro educativo che aiuti a costruire un progetto di vita fondato sui talenti e sulla lettura del contesto". In sintesi, perché il lavoro sia espressione di un "progetto di vita" occorre innanzitutto "formare i giovani a una ‘cultura del lavoro’ in cui centrali siano rigore, onestà, competenza, applicazione", e che comprenda anche la denuncia di "tutte le forme di illegalità, come l’irregolarità e la diffusa pratica del lavoro nero". Ciò che i giovani di Azione Cattolica, gli studenti del Msac e gli universitari della Fuci auspicano, anche attraverso questa "Agenda di speranza", è "un’Italia capace di affrontare le sfide della modernità e le prospettive di riforma impegnandosi con forza per la tutela dei diritti inviolabili". A partire dalla consapevolezza che "ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo e può scrivere una pagina di speranza per il cammino dell’umanità e per le generazioni future", raccogliendo così l’invito lanciato nel 2008 da Benedetto XVI "per una nuova generazione di laici cristiani impegnati".

No alla "retorica dei rimpianti". "Non sia la retorica dei rimpianti e di chi crede che i giovani di oggi siano privi di speranze e opportunità a dettare l’agenda del nostro Paese", ammoniscono i giovani firmatari dell’"Agenda", secondo i quali "per guardare lontano serve rieducarsi alla pazienza, alla tenacia, alla lungimiranza, alla giustizia". Nella scuola, ad esempio, bisogna "dare fiducia agli adolescenti e al loro protagonismo", perché "sarebbe un controsenso scommettere sulla scuola senza dare fiducia a chi ogni giorno quei banchi li abita". "Nell’Italia delle troppe differenze – si legge nell’‘Agenda’ – è necessario garantire standard nazionali per il diritto allo studio, regolamentato a livello regionale", attraverso "una legge-quadro che tuteli diritti minimi che garantiscano gli studenti al di là delle appartenenze territoriali". Anche per valutare la "qualità" della proposta formativa in università occorre imparare a porsi "dall’altra parte della cattedra", per "avviare una riflessione anche tra studenti sui percorsi per il reclutamento dei docenti universitari".

La politica e il ruolo dell’associazionismo. L’impegno educativo per i giovani, secondo i promotori dell’"Agenda", "richiede oggi di mettere al centro alcuni temi specifici: la legalità, la giustizia, la solidarietà, il rispetto e l’integrazione con le altre culture e religioni, la partecipazione diretta alla vita politica". All’interno della comunità cristiana, ciò richiede "un investimento massiccio e prioritario per formare in modo integrale educatori portatori sani di un’autentica spiritualità laicale". "Abbandonando recriminazioni e luoghi comuni", in particolare, "il mondo associativo è chiamato ad impegnarsi affinché la politica torni ad essere la più alta forma di carità": di qui la necessità di "favorire forme di partecipazione dal basso, dai territori, che abbiano il fine alto, anzi il sogno, di modificare con la testimonianza credente prassi e linguaggi della vita civile e istituzionale".

(11 ottobre 2010)