Frontiere interne, lo spazio Schengen non decollaSchengen fatica a decollare e i cittadini europei incontrano molti ostacoli alla libera circolazione. Lo segnala la Commissione Ue con la periodica relazione sull’applicazione dell’accordo sulle frontiere interne, pubblicata il 13 ottobre. La Commissione mette a fuoco in particolare “tre principali motivi di preoccupazione: difficoltà connesse alle verifiche che sarebbero effettuate in maniera periodica e sistematica in certe zone di frontiera; presenza di ostacoli alla scorrevolezza del traffico ai valichi di frontiera stradali; ritardi nel notificare il ripristino dei controlli alle frontiere” qualora si rendessero necessari per motivi di urgenza. L’accordo di Schengen (creato nel 1985 interessa oggi 25 Stati) prevede che “le persone, indipendentemente dalla cittadinanza, possano attraversare le frontiere interne ovunque senza dover subire verifiche” da parte delle forze dell’ordine. Sono invece consentite “su tutto il territorio, anche nelle zone di frontiera, le verifiche sulle persone effettuate dalle autorità competenti degli Stati membri nell’esercizio delle competenze di polizia, purché non abbiano effetto equivalente alle verifiche di frontiera”. Cecilia Malmström, commissaria per gli affari interni, ha commentato la situazione con toni preoccupati: “La creazione di uno spazio senza frontiere interne in cui le persone possono circolare liberamente rappresenta uno dei più grandi traguardi della cooperazione Ue e un vantaggio reale per i cittadini. È pertanto deplorevole che non tutti ne rispettino le regole”. La Commissione sta ora esaminando “i reclami e chiedendo spiegazioni agli Stati membri”; se queste non saranno soddisfacenti, “utilizzerà tutti i mezzi a disposizione per assicurare la corretta applicazione del diritto dell’Unione”.Commissione: “Troppi morti sulle strade europee”Comportamenti responsabili da parte dei conducenti, qualità delle infrastrutture stradali e sicurezza dei veicoli: sono alcune delle misure sulle quali insiste la Commissione per rendere più sicuro il traffico veicolare. In questo senso la terza Giornata europea della sicurezza stradale, svoltasi il 13 ottobre, ha inteso rilanciare i nuovi Orientamenti decennali per la sicurezza definiti nel luglio scorso dall’Esecutivo. In una nota della Commissione si legge: “Nel 2009 sono morte sulle strade dell’Unione 35mila persone, oltre un terzo in meno rispetto al 2001. Questo calo, pur significativo, non può certo essere considerato motivo di vanto”. Tra le principali cause degli incidenti mortali “figurano l’alta velocità, il consumo di alcol e il mancato uso delle cinture di sicurezza. Ma pongono rischi inutili anche la scarsa manutenzione delle strade e l’insufficiente sicurezza dei veicoli”. Negli Orientamenti per la sicurezza si insiste sui seguenti punti: formazione dei conducenti; migliorie tecnologiche su camion, auto e motociclette; rispetto del codice; manutenzione delle strade “urbane e rurali, dove avviene la maggioranza degli incidenti”. “Ogni anno sulle nostre strade si contano decine di migliaia di morti, ma il numero di feriti è incomparabilmente più alto”, ha sostenuto Siim Kallas, vicepresidente della Commissione con la delega ai trasporti. “Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione anche ad alcune categorie di utenti vulnerabili, ad esempio i motociclisti, per i quali le statistiche indicano un inquietante aumento della mortalità”. Fra i dati resi noti dall’Esecutivo, si evince che dal 2001 il numero delle vittime della strada si è ridotto nell’insieme dei Paesi Ue, “con una diminuzione globale del 44%”. In alcuni Paesi si registrano progressi ancora più significativi, come ad esempio in Lettonia, Portogallo, Estonia, Lituania, Spagna e Francia. Internet nell’Unione, per molti ma non per tuttiIl 43% delle famiglie europee “non ha ancora accesso a internet”: lo rivela un’indagine di Eurobarometro, che ha intervistato 27mila famiglie in tutta l’Unione sull’uso della rete, del telefono e della tv. Secondo il rapporto, si evidenzia un numero crescente di cittadini che fa uso del web, aumenta la diffusione della banda larga (uno dei principali obiettivi dell’Agenda digitale Ue) mentre “il 35% degli utenti internet si connette a siti di socializzazione”. Gli intervistati “manifestano però preoccupazione per i costi” degli abbonamenti o dei “pacchetti”, oltre che per “la qualità del servizio, la sicurezza e la libertà nella rete”. Tuttavia una percentuale così elevata di famiglie che non ha accesso al web segnala – per Eurobarometro – un problema economico: “Quasi una famiglia su cinque tra quelle intervistate indica nei costi elevati la ragione per cui non ha una connessione internet in casa”. Stimolando la concorrenza “per far abbassare i prezzi, che è uno dei maggiori obiettivi dell’Agenda digitale, si potrebbe indurre più persone a collegarsi a internet”, complessivamente ritenuto un utile strumenti di informazione, formazione e di sviluppo economico.