Sinodo medio oriente
Interventi di vescovi europei
E’ in corso di svolgimento, in Vaticano (fino al 24 ottobre) l’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi con a tema “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: Comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola’ (At 4, 32)”. I padri sinodali sono 185, tra loro patriarchi, cardinali, arcivescovi, provenienti da numerosi Paesi della regione, tra i quali Arabia Saudita, Emirati arabi, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Territori Palestinesi, Giordania, Siria, Libano, ma anche dall’Europa, in particolare da quelle nazioni dove è maggiore la diaspora dei fedeli mediorientali. Alcuni dei presuli europei hanno preso o prenderanno la parola. Proponiamo una sintesi dei primi interventi, dopo quello del card. Peter Erdo, presidente del Ccee, in apertura di Sinodo (testo integrale in SIR Europa 71/2010).Grecia. “La massiccia emigrazione di fedeli orientali cattolici dal Medio Oriente in Occidente in territori di circoscrizioni ecclesiastiche latine pone l’urgente problema della loro cura pastorale e del loro stato giuridico. Il Vaticano II e in seguito il supremo legislatore nella Chiesa cattolica, il Romano Pontefice, nella sua sollecitudine per la Chiesa universale, con la promulgazione di due Codici, uno per la Chiesa latina e un altro per le Chiese orientali cattoliche, vi ha sufficientemente provveduto con norme adatte ordinando la fedele osservanza. Anzitutto il Codice orientale enuncia un principio generale, secondo il quale i fedeli delle Chiese orientali, anche se affidati (commissi) alla cura pastorale di un vescovo o del parroco di un’altra Chiesa sui iuris, inclusa qui anche la Chiesa latina, rimangono tuttavia sempre ascritti alla propria Chiesa, tenuti ad osservare ovunque nel mondo il proprio rito, inteso come patrimonio liturgico, spirituale e disciplinare proprio. Un altro principio è il seguente: nei luoghi dove non è stata ancora costituita dalla Sede Apostolica una propria gerarchia per i fedeli orientali, si deve ritenere come Gerarca proprio (Ordinario) degli stessi fedeli il Gerarca di un’altra Chiesa sui iuris, anche della Chiesa latina. In questi casi, diritto e dovere del Vescovo latino è di salvaguardare e garantire a questi fedeli l’osservanza del proprio rito”. (Mons. Dimitrios Salachas, Esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino residenti in Grecia) Paesi Scandinavi. “I vescovi della Conferenza Episcopale del Nord (Nbk) sono consapevoli, insieme ai loro fratelli e alle loro sorelle in Medio Oriente, che al di là della difficile situazione politica e del confronto con estremismi musulmani, un difficile problema è rappresentato dall’emigrazione dei cristiani. Questo problema si risolverà solo con la soluzione definitiva del conflitto israelo-palestinese. È ormai giunto il momento urgente della riconciliazione e della pace! I cristiani del Medio Oriente, piuttosto che fuggire dalla regione, sono indispensabili in questo processo vitale di giustizia e di pace. Di fatto, sono loro che hanno ereditato il mandato cristiano del perdono. Non si tratta quindi solo di essere ben accolti all’estero, ma soprattutto della loro presenza in Medio Oriente a salvaguardia di una cultura storica vitale per il mondo intero. La pace è la vocazione urgente della Terra Santa! La giustizia per le tre religioni monoteiste è che Gerusalemme sia una città aperta per tutti! L’emigrazione dei cristiani provenienti dai Paesi orientali riguarda anche il Nord del mondo. Una delle ragioni è senz’altro lo sviluppo economico galoppante dei cinque Paesi nordici della nostra Conferenza episcopale. In questi Paesi la percentuale di cattolici si aggira attorno al 2-3% della popolazione totale, essendo la maggioranza luterana. In molti Paesi orientali ciò corrisponde alla percentuale di cristiani rispetto ai musulmani”. (Mons. Pierre Burcher, vescovo di Reykjavïk, Islanda)Romania. “Molti aspetti uniscono la nostra Chiesa con le Chiese sorelle del Medio Oriente: anzitutto il suo essere un ‘piccolo gregge’. Anche la Chiesa Greco-Cattolica in Romania vive la sua missione in uno stato di minoranza; una presenza che è però vigorosa nella storia del nostro Paese, in quanto esprime quella felice e provvidenziale sintesi del suo essere in piena comunione con la sede di Pietro, con la ricchezza dei tesori della tradizione spirituale, liturgica e disciplinare bizantina. Cari fratelli d’Oriente, insieme a voi siamo chiamati ad affrontare le sfide dei nostri tempi: la forte ondata di emigrazione e la globalizzazione con tutte le sue provocazioni ed i suoi idoli, di cui ci ha parlato Benedetto XVI e che tutti noi siamo chiamati a smascherare. Inoltre, tale situazione di emigrazione – che mai abbiamo sperimentato nella storia del nostro popolo romeno – in cui, da una popolazione di 22 milioni di cittadini, quasi 5 milioni si trovano ora in Europa e nel mondo, apre anche la possibilità di un confronto fecondo e di un mutuo arricchimento. L’immigrazione nella condivisione valorizza tutti”. (Mons. Virgil Bercea, vescovo di Oradea Mare, Gran Varadino dei Romeni, Romania)