Ucraina, Malta, Spagna

Ucraina: no a strumentalizzazioni politicheUn monito ai politici a non strumentalizzare la Chiesa ai loro fini: a lanciarlo è il patriarca Lubomyr Husar, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, in vista delle elezioni che si terranno il 31 ottobre nel Paese. “I politici – osserva il card. Husar – tentano di coinvolgere anche i preti nella campagna elettorale, giacché sanno molto bene che tra tutte le istituzioni sociali la Chiesa è quella che gode del massimo grado di fiducia”. Spesso, aggiunge il card. Husar, “pur non essendosi mai fatti vedere prima in chiesa, i politici avvicinano i sacerdoti, e durante la campagna elettorale i candidati cercano di partecipare ad eventi pubblici insieme a preti” ma la Chiesa, avverte, “non può essere utilizzata per il loro interesse personale”. Queste azioni, pertanto, “non possono essere approvate”. “Posso ammettere – concede il patriarca – che un candidato realmente credente e membro attivo della comunità ecclesiale possa usufruire di un certo sostegno”, ma anche in questo caso “si tratta di una condotta non appropriata”.Malta: dichiarazione su coscienza e divorzioFare chiarezza “sull’insegnamento della Chiesa” e “fare luce sulla responsabilità morale di ogni cittadino maltese riguardo alla propria coscienza e al bene comune della società, in caso egli debba prendere posizione su una possibile proposta di legge volta a legalizzare il divorzio nel nostro Paese”. A spiegare l’obiettivo della “Dichiarazione su coscienza e divorzio” diffusa il 13 ottobre a Malta sono i suoi sette firmatari: i teologi Emmanuel Agius e padre Charlo’ Camilleri, O.Carm; padre Joe Borg; mons Anton Gouder, provicario generale; padre Alfred Micallef; padre Joe Mizzi, direttore di tal-Moviment ta’ Kana e il rev. Peter Serracino Inglott. Anzitutto, osservano, ogni cittadino interpellato sulla materia “ha il diritto di seguire la propria coscienza che ovviamente ha bisogno di essere informata e ben formata e indirizzata al bene comune”. I cattolici dovrebbero avere ben chiaro l’insegnamento della Chiesa in materia di matrimonio e famiglia e “testimoniarlo in ogni circostanza”. “Come cattolici e come cittadini – si legge nel documento -, dovrebbero impegnarsi affinché nel loro Paese vi siano matrimoni stabili e duraturi, famiglie forti legate da amore e fedeltà” perché ciò “è un grande beneficio per la società intera”. “Per noi cattolici – chiarisce la dichiarazione -, anche se consentito dalla legge il divorzio è sbagliato”. Secondo i firmatari del documento, i cattolici che “non si preoccupano di avere una coscienza informata e formata e decidono per conto loro, senza seguire l’insegnamento della Parola di Dio” ma piuttosto “i propri sentimenti”, devono essere consapevoli “che non stanno compiendo il proprio dovere di cattolici” e che “sono responsabili di questo comportamento di fronte a Dio”. Chi, nonostante si sia informato e “abbia tentato di arrivare alla verità, non veda in coscienza perché votare contro la legislazione pro divorzio – afferma il testo – ha anche egli il diritto e il dovere di seguire ciò che gli dice la coscienza”. Per chi ritenga di trovarsi di fronte ad una scelta “tra due situazioni entrambe dannose al bene comune – conclude la dichiarazione -, è legittimo, in questo caso di conflitto, scegliere il male minore dopo avere pregato, riflettuto e cercato sinceramente la verità”.Spagna: “don Guanella” sulla strada per SantiagoNegli ultimi 120 km del Cammino, il tratto più frequentato da migliaia di pellegrini di tutte le età che vanno da Sarria a Santiago, non vi è alcun tipo di assistenza spirituale. Per questo il 10 ottobre si è insediata ad Arca, sul cammino francese, una piccola comunità guanelliana costituita da due religiosi per offrire la possibilità di accostarsi ai sacramenti (confessione ed eucaristia), momenti di preghiera, accoglienza spirituale ma anche corporale – fare una doccia, consumare un pasto o riposare – sulla linea della grande assistenza monastica del Medioevo. Arca è “un paesino di mille abitanti – spiegano i Guanelliani – che diventano ogni sera 2.500 per l’arrivo dei pellegrini. Per non parlare dei mesi estivi di giugno e luglio in cui addirittura si contano 4 mila presenze”. Il progetto “nasce dal desiderio di intercettare in uno dei punti di massima confluenza giovanile europea domande di senso e ricerca interiore ed interrogare questa ricerca, o suscitarla attraverso la testimonianza di una comunità dedita alla preghiera e ai poveri”. Accanto alla cura spirituale dei pellegrini, i religiosi guanelliani garantiranno assistenza spirituale alle tre parrocchie presenti nel paesino. “Tra due o tre anni – proseguono i Guanelliani – potremmo essere in quattro”. Due le attenzioni principali nella fase di avvio del progetto: “la cura del rapporto con le due comunità sorelle di Spagna che stanno offrendo sostegno e grande aiuto”, e “la comunione di intenti con le case vocazionali guanelliane in Europa”. Il progetto nasce nell’Anno Santo Compostelano, anno in cui la Chiesa ha dato la notizia dell’imminente canonizzazione del fondatore il beato Luigi Guanella.