SARDEGNA
Il Garante per l’infanzia e l’adolescenza
È in attesa di esser messa in discussione presso il Consiglio regionale della Sardegna la proposta di legge 180 “Istituzione del garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza”. L’esperienza positiva dei due anni di attività del garante presso la Provincia di Cagliari ha fatto rinascere la volontà di estendere a livello regionale l’istituto. I proponenti hanno evidenziato, nei dieci articoli del testo, due aspetti concreti: innanzitutto l’importanza del garante come figura di stimolo verso le istituzioni per la difesa, assistenza, promozione e sviluppo sociale e culturale di bambini e adolescenti. Poi il ruolo di rappresentante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in tutte le sedi istituzionali, in raccordo con le scuole, le famiglie e le associazioni di assistenza. Presenza reale. “Se passa una legge del genere – dice don Giorgio Fois, responsabile per la pastorale giovanile di Iglesias – se ne avvantaggia tutta la società sarda. Lavorando con i giovani, ma facendo anche il parroco, mi accorgo che una legge simile diventa anche ammonimento alle famiglie, affinché stiano più attente nel curare la crescita dei ragazzi, nel rispetto dei diritti e degli interessi verso lo sviluppo di un uomo civile e responsabile”. Per don Fois la presenza di un garante che agisce in collaborazione con le differenti istituzioni locali e con le realtà che lavorano nel campo familiare e giovanile “diventa un vantaggio per i ragazzi: c’è qualcuno che s’interessa davvero a loro”. Secondo il sacerdote è primaria “la competenza in materia: ci vorrà una persona profondamente ferrata nelle istanze del mondo dei bambini e dei giovani, che conosca le drammaticità dei nostri territori. Non ci sono i soldi e i genitori stessi non hanno la possibilità di dare ai propri figli ciò di cui hanno bisogno per una vita dignitosa. Dove non c’è il lavoro, come nel Sulcis iglesiente, i ragazzi, non avendo la sicurezza economica in casa – il padre cassa integrato se non licenziato – rincorrono il soldino attraverso attività illecite, come il piccolo e medio spaccio di droga, già da adolescenti. Su un argomento del genere si deve investire! Bisogna dare al garante luoghi, tempi, attrezzature, creando una catena di collegamento con gli enti locali per offrire ai ragazzi un aiuto nella ricerca di un futuro sereno”.Attenzione alle famiglie. Secondo Maria Rosaria Puxeddu, dell’Associazione italiana maestri cattolici, “la proposta è importante, ma dovrebbe essere una struttura snella per agire rapidamente, come attività in accordo con le altre istituzioni. In Sardegna la società sta cambiando rapidamente: c’è la fragilità della famiglia, frequenti separazioni che stanno mettendo in crisi l’identità stessa del bambino e del ragazzo. Le famiglie sono lasciate a loro stesse, e a pagarne le conseguenze sono i figli”. C’è da riannodare i fili della famiglia perché ritorni ad essere “il” punto di riferimento. Per Puxeddu il rischio è noto: “I ragazzi si rivolgono altrove, con le conseguenze tragiche e pericolose che conosciamo. Molte volte ci si dimentica che, quando parliamo d’infanzia e adolescenza, abbiamo davanti una persona: sarei molto contenta se ci fosse un garante che potesse rapportarsi ai servizi sociali anche con una funzione di controllo. Non che sia semplice, ma non dobbiamo mai dimenticare che stiamo parlando della vita di persone in difficoltà, bambini e ragazzi”.Per una azione educativa. Sarà importante collegare il garante alla realtà locale, evidenzia Stefano Pilia, della Pastorale familiare di Oristano: “Il garante deve avere il polso della situazione, considerare le realtà locali, diverse perché la Sardegna ha tante tradizioni”. Quindi dev’essere “una persona che sappia entrare nella diversità delle culture interne e captare i segnali di disagio e i problemi che le stesse amministrazioni locali e le famiglie si trovano a vivere”. “Nell’insieme – commenta Pilia – l’impianto della proposta di legge mi sembra buono perché considera in maniera globale il problema dell’adolescenza e dei minori. Oltre l’enunciazione del diritto alla vita, del diritto alla famiglia, all’istruzione e all’assistenza sanitaria, molto importante è il riferimento al diritto alla sopravvivenza e all’assistenza dei minori stranieri, ma in particolare la partecipazione alle decisioni inerenti gli adolescenti”. Per Pilia, infatti, “uno dei problemi degli adulti è quello di analizzare le situazioni di disagio, decidere per gli adolescenti”, senza tuttavia “un’azione educativa con gli adolescenti in un cammino che li accompagni nella costruzione della vita adulta”. Il garante, sottolinea l’esperto, dovrà stare in contatto con le istituzioni pubbliche e private “che possono dare il polso della situazione e ricevere a loro volta indicazioni dal garante per l’applicazione di normative già esistenti”. Egli, conclude, “è una garanzia per la famiglia e per i diritti dei minori”.a cura di Massimo Lavena(20 ottobre 2010)