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Bilancio e Patto di stabilità
Bilancio e Patto di stabilità: strumenti e regole a carattere finanziario, con evidenti ricadute sull’economia reale e la vita dei cittadini. Figurano entrambi nell’agenda Ue di questi giorni.Le cifre del bilancio dell’Unione europea per il 2011 si vanno delineando fra Strasburgo e Bruxelles. Sulla proposta avanzata dalla Commissione tocca ora a Parlamento e Consiglio trovare un accordo che, pur tenendo conto della impossibilità di aumentare le risorse per via della crisi che attanaglia tutti i Paesi membri, non faccia mancare i fondi per gli innumerevoli progetti, programmi, azioni, affidati dagli stessi Stati all’Unione per far crescere l’Europa. I numeri (discussi e votati questa settimana durante la sessione plenaria dell’Assemblea a Strasburgo) ruotano attorno ai 130-140 miliardi di euro, ovvero l’1% circa del Prodotto interno lordo comunitario: dall’Ue i governi dei 27 si aspettano interventi risolutivi, quasi miracolistici, in svariati settori, salvo far giungere alle casse comuni le briciole della ricchezza prodotta. Per utilizzare al meglio tali risorse, a livello comunitario è stato avviato anche un confronto, che diventerà sempre più serrato nei prossimi mesi, in relazione alle cosiddette Prospettive finanziarie per il dopo-2014, in sostanza il bilancio pluriennale dell’Ue27. A questo proposito sta lavorando una commissione parlamentare appositamente costituita, che vorrebbe trovare la quadra per “assicurare il giusto equilibrio fra solidarietà e competitività”, come va spiegando la presidente dell’organismo, la deputata tedesca Jutta Haug. La quale sottolinea: “Dobbiamo ricordarci che il bilancio dell’Unione è relativamente modesto. Per cui bisogna concentrarsi sugli investimenti dove l’intervento comunitario può avere un valore aggiunto”.In effetti il bilancio dà corpo e spessore alle decisioni assunte nelle sedi istituzionali e si divide in grandi capitoli: competitività, crescita e occupazione (comprese le misure anticrisi); sviluppo regionale e coesione territoriale; sostegno all’agricoltura e all’allevamento; conservazione e gestione delle risorse naturali; libertà, sicurezza, giustizia, migrazioni; cittadinanza; amministrazione. Dal budget Ue dipendono, concretamente, gli investimenti infrastrutturali, le reti energetiche, la ricerca (da quella spaziale a quella intesa a tutelare la salute dei consumatori o a irrobustire le comunicazioni e le nuove tecnologie), interventi per la formazione al lavoro e per la cultura, come il Fondo sociale europeo oppure l’Erasmus. Dal bilancio attinge inoltre l’Unione intesa come “attore globale”, ad esempio per creare il Servizio per l’azione esterna (cioè le ambasciate e la diplomazia Ue nel mondo), la cooperazione allo sviluppo, gli aiuti umanitari, le operazioni di peacekeeping.Appare quindi evidente che, laddove si decide per centinaia di miliardi di euro, per il prossimo anno e quelli successivi, dovrebbe concentrarsi l’attenzione politica degli eurodeputati, dei governi dei Paesi aderenti, così come dell’opinione pubblica europea, dei mass media, nonché dei “gruppi d’interesse” (purché legittimi e trasparenti). Per la stessa ragione in questo percorso non sono consentiti ai cattolici impegnati nelle istituzioni, e al mondo cattolico nel suo complesso, distrazioni, silenzi o assenze. Chi c’è decide, anche in relazione alle innumerevoli possibilità di influire – direttamente o indirettamente – su famiglia, occupazione, salute, cultura, solidarietà, pace, lavoro, casa, contrasto alla povertà… Sul fronte del Patto di stabilità la posta in gioco non è di minore rilevanza. Questa volta la partita si disputa tra Lussemburgo e Bruxelles. L’Eurogruppo (16 Paesi aderenti alla moneta unica) e i ministri finanziari (Ecofin) dei 27 hanno steso questa settimana le nuove regole per tenere sotto controllo i bilanci statali, tenuto conto – anche in questo caso – dei problemi indotti dalla recessione. In realtà l’intesa sul Patto è solo una delle strade che l’Ue sta cercando di percorrere per prevenire futuri squilibri dei mercati finanziari e mettere al sicuro la stabilità dell’euro e del mercato unico. I ministri Ue hanno stabilito alcuni punti-fermi: estensione della sorveglianza sui conti pubblici, maggiore disciplina dei bilanci nazionali (ma non c’è accordo sulle sanzioni per chi non dovesse rispettare le regole), coordinamento, per quanto possibile, delle politiche economiche e di sviluppo, linee comuni per prevenire e gestire eventuali crisi. In realtà il Patto di stabilità viene reso più flessibile per accontentare alcuni Paesi membri, mentre Commissione, Banca centrale europea e altri Stati (con in testa la Germania e i Paesi più “virtuosi”) vorrebbero maggior rigore. Qualche risposta potrebbe giungere in proposito dal Consiglio europeo, già fissato per il 28 e 29 ottobre.