rom in europa
CdE: la “Dichiarazione di Strasburgo” e la formazione dei mediatori
Un programma di formazione per mediatori con il compito di facilitare l’integrazione dei rom e un documento, la “Dichiarazione di Strasburgo”, che ribadisce priorità e principi guida per lottare contro la discriminazione di cui questa minoranza (11 – 12 milioni in Europa, tra i quali circa 5 milioni di bambini) è vittima e contribuire a promuoverne l’integrazione economica e sociale. Sono i frutti dell’Incontro di alto livello che si è tenuto il 20 ottobre al Palais de l’Europe a Strasburgo, per iniziativa del segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjorn Jagland, e che ha riunito i rappresentanti degli Stati membri del CdE, dell’Unione europea, di organizzazioni internazionali, Ong e comunità rom e sinti. Tra essi Viviane Reding, vice presidente della Commissione europea con deleghe alla giustizia e alla cittadinanza; il presidente del Comitato dei ministri, Antonio Miloshoski; e Rudko Kawczynski, presidente del Forum europeo rom e sinti. Cittadini europei. “L’incontro di oggi – ha detto Thorbjorn Jagland – rappresenta un nuovo inizio per offrire un aiuto concreto all’intera popolazione rom del nostro continente. I rom sono cittadini europei”. Facendo sapere che esperti della Commissione europea stanno esaminando i dossier riguardanti le espulsioni dell’estate scorsa dei rom di Bulgaria e Romania dalla Francia per verificare se le autorità del Paese “abbiano o meno adottato misure discriminatorie”, Viviane Reding ha spiegato che la “attenta analisi” dei documenti “non richiederà più di quattro settimane”, e ha assicurato che i rom “saranno una delle priorità della presidenza ungherese Ue nel primo semestre 2011”. La questione dei nomadi è seguita con attenzione nel Paese magiaro dove anche la Chiesa sostiene diversi progetti a favore della loro integrazione e lo scorso gennaio ha promosso a Budapest, in collaborazione con la Comunità di S.Egidio, una conferenza internazionale (Cfr. SIR Europa n.07/2010). Per facilitarne l’integrazione nella società e l’accesso ai servizi, Jagland ha annunciato l’avvio di un programma di formazione per mediatori che, ha spiegato, “costituiscono il link più diretto tra i nostri standard e la realtà dei rom presente sul territorio”. Queste figure “possono provenire dalle stesse comunità rom, o essere professionisti già attivi nelle scuole, negli ospedali, nelle agenzie per l’impiego e nei commissariati”. I programmi di formazione, ha aggiunto, dovrebbero essere attivati già dall’inizio del 2011 nei Centri per la Gioventù del Cde a Strasburgo e a Budapest. “Siamo in grado di formare circa 1.400 mediatori l’anno, ma il loro numero dipenderà, almeno per il primo anno, dalle risorse disponibili e dalla capacità di assorbimento delle istituzioni nazionali e locali presso le quali verranno impiegati”. Nel 2011 il Consiglio d’Europa intende inoltre procedere alla formazione di un centinaio di avvocati esperti in materia.La Dichiarazione di Strasburgo. A conclusione dei lavori è stata adottata la “Dichiarazione di Strasburgo”. Tra le priorità indicate l’impegno per la non-discriminazione, la cittadinanza, i diritti di donne e bambini, l’accesso alla giustizia; per l’inclusione sociale, in particolare in materia di istruzione, occupazione, alloggio e assistenza sanitaria; per la cooperazione internazionale a livello paneuropeo CdE, Ue e Osce; e tra Stati membri, regioni, enti locali, comprensiva di cooperazione a tutti i livelli con le comunità rom. Il testo invita anzitutto ad “adottare e implementare in modo efficace la legislazione contro i reati a sfondo razzista”, e ad introdurre “misure efficaci per evitare che vi siano apolidi” e per “garantire l’accesso ai documenti di identificazione ai rom che risiedono legalmente entro i confini dello Stato”. Ulteriore priorità “promuovere l’effettiva partecipazione dei rom nella vita sociale, politica e civica, inclusa la partecipazione” di loro rappresentanti “negli organismi pubblici che assumono decisioni che li riguardano”. Gli Stati si impegnano inoltre a garantire “eguale ed effettivo accesso al sistema di istruzione e pre-istruzione ai bambini rom” nonché “metodi per assicurarne la frequenza scolastica”. Urgenti anche misure per garantire “eguale accesso ai corsi di formazione professionale” e per “riconoscere le capacità e le competenze acquisite al di fuori del sistema scolastico”, oltre che per “assicurare loro eguale accesso all’alloggio”. La questione rom è stata affrontata anche dai presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa, che già operano in tutto il continente attraverso le loro istanze pastorali a favore di questa minoranza, nel corso della loro 40ª assemblea generale (Zagabria 30 settembre – 3 ottobre). Per riflettere sulle modalità e gli strumenti per migliorare il dialogo tra esigenze pastorali, diritti della comunità e necessità della politica, il Ccee ha annunciato la promozione a breve di un incontro.