Grecia, Polonia

Grecia: Chiesa, a quando la personalità giuridica?”L’80% dei cattolici greci oggi è di immigrati. Essi sono una presenza significativa di testimonianza nel Paese. Giungono da noi non per visitare le nostre isole ma per trovare un destino migliore. La crisi che stiamo vivendo in questo periodo in Grecia li colpisce in modo particolare”. L’esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia, Dimitrios Salachas, a margine del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente in corso in Vaticano, illustra così la condizione della maggioranza dei cattolici nel suo Paese. “Molti di loro – spiega – hanno venduto la loro terra o le loro case per partire e ciò significa che difficilmente faranno ritorno nei Paesi di provenienza. Da parte nostra facciamo continui appelli all’accoglienza” anche alla luce delle precarie condizioni in cui molti di questi versano. “Davanti agli uffici della Caritas – dichiara l’esarca – sono in tanti a mettersi in fila sin dalle prime ore del mattino per avere qualcosa da mangiare. Cerchiamo di dare loro anche assistenza giuridica e sanitaria, grazie all’aiuto di molti volontari che sono medici, infermieri e avvocati. Ma non possiamo fare tutto. La Chiesa cattolica in Grecia, al contrario di quella ortodossa, non riceve sovvenzioni dallo Stato. I nostri mezzi sono molti ridotti per venire incontro alla richiesta di stabilità che richiede questa crisi. Tuttavia nel campo dell’accoglienza devo riconoscere che funziona bene la collaborazione con gli ortodossi con i quali abbiamo messo su anche una Caritas interrituale ed ecumenica”. Andrebbe molto meglio, aggiunge Dimitrios, se “la Chiesa cattolica, oggi da considerarsi un ente, godesse del riconoscimento giuridico, cosa per la quale siamo in trattative con lo Stato da ben 50 anni. Ogni volta che si giunge ad una formulazione cambia governo o ministro e si ricomincia da capo. Si tratta, ad ogni modo, di una questione da risolvere. Una volta stabilito, lo stato giuridico ci permetterebbe di esercitare a pieno la libertà di culto, avendo la possibilità di strutturarci e di darci un’organizzazione tale da poter creare parrocchie ed altre strutture ecclesiali necessarie per portare avanti la nostra missione. La partecipazione nell’Ue impegna la Grecia a regolare questo argomento. Come Chiesa non chiediamo privilegi”. Secondo quanto riferito al SIR Europa da mons. Francesco Papamanolis, vescovo di Syros, Santorini e Creta e presidente dei vescovi greci, “negli ultimi dieci anni i cattolici, in Grecia, sono aumentati del 700%, passando da 50 mila a 350 mila. La causa è da ricercare nell’immigrazione successiva alla caduta del comunismo, per polacchi, romeni e albanesi, nell’entrata della Grecia nell’Ue, nell’instabilità politica del Medio Oriente per libanesi e iracheni, e nell’elasticità del governo nel concedere il permesso di soggiorno per filippini, africani e indiani. Polonia: no dei vescovi alla fecondazione in vitro”La fecondazione in vitro è la sorella minore dell’eugenetica” hanno ricordato i vescovi polacchi ai politici in procinto di discutere in Parlamento la legge sulla procreazione assistita ancora assente dall’ordinamento polacco. In una lettera del 18 ottobre, firmata dal presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep) mons. Jozef Michalik, dai presidenti del Consiglio Kep per la famiglia del Gruppo Kep di esperti per la bioetica, mons. Kazimierz Gorny e mons. Henryk Hoser, indirizzata alle massime cariche dello Stato, i presuli ricordano che “ogni ricorso a metodi di concepimento al di fuori dal grembo materno presuppone la selezione di feti e implica l’uccisione” di quelli giudicati più deboli. Oltre all'”eugenetica selettiva”, tra gli effetti negativi di un’eventuale legge che ammettesse il ricorso alla fecondazione in vitro i vescovi indicano la disgiunzione dell’atto di procreazione da quello del matrimonio, implicando conseguenze nefaste particolarmente per i bambini “che vengano al mondo grazie all’operato di terzi”. Inoltre l’ammissione delle procedure di fecondazione assistita in vitro, ammoniscono i vescovi “determina ineluttabilmente la necessità di ridefinire il concetto di paternità, maternità e fedeltà coniugale, portando squilibri nelle relazioni familiari e contribuendo a minare le fondamenta della vita sociale”. I vescovi sottolineano che le tecnologie usate per la fecondazione in vitro non sono la cura dell’infertilità e che le persone che ricorrono a quei metodi rimangono infertili o malate, e ribadiscono la necessità di attivare programmi di profilassi e di cura dell’infertilità. L’arcivescovo di Varsavia e futuro cardinale, mons. Kazimierz Nycz, ha spiegato che la lettera “è stata scritta non perché il Parlamento polacco inizierà a breve il dibattito sui progetti di legge che riguardano la procreazione assistita ma perché coloro che vorrebbero rendere ammissibile il metodo in vitro ne nascondono le conseguenze alle persone che dovranno decidere di approvarlo”. “Esistono limiti che l’uomo non può cercare di valicare”, ha ammonito il presule convinto che “la Chiesa non cambierà mai la sua posizione” al riguardo, mentre mons. Henryk Hoser ha ricordato che chi voterà coscientemente la legge che ammette il ricorso alla fecondazione in vitro e la selezione degli embrioni “si troverà automaticamente al di fuori della comunità ecclesiale”.