MARCHE
Le iniziative del Corecom per bambini e ragazzi
Il Comitato regionale per le Comunicazioni (Corecom) delle Marche sta avviando, in questi giorni, le sue attività annuali di educazione ai media in collaborazione con la Polizia delle comunicazioni, l’Ufficio scolastico regionale e Rai 3 (redazione del Gt Ragazzi). La grande novità di quest’anno è l’arrivo in regione, dopo la sperimentazione in Emilia Romagna, del progetto “Spot in progress”, attività pensata per i bambini della scuola dell’infanzia che coinvolgerà circa venti alunni di 5 anni di una scuola di Ancona, diretta ad aiutare i piccoli a decodificare e smontare i linguaggi della pubblicità. Un progetto già avviato è invece quello di “Adulti più informati, bambini più sicuri”, appuntamenti di “media education” – tra i quaranta e i cinquanta a seconda delle richieste – diretti a genitori e insegnanti per metterli in guardia dai pericoli del web e dei media tradizionali. Quattro classi, due di Moie di Maiolati e due di Ancona, parteciperanno infine al progetto “Produrre un Tg in classe”, in cui i ragazzi capiranno come si scelgono le notizie, come si gira un servizio e si scrive un testo.Mai al chiuso della cameretta. Secondo Primo Galassi, presidente regionale dell’Associazione italiana genitori (Age), la strategia del Corecom di organizzare parallelamente incontri per i genitori e per i ragazzi è certamente “buona” e va perseguita, perché un genitore più informato è capace di “utilizzare meglio sia il medium sia la rete e riesce a farli usare più correttamente ai figli”. “Negli incontri organizzati, a cui i nostri associati hanno partecipato, i genitori – ricorda – sono rimasti particolarmente colpiti dalla competenza della Polizia postale: è una sinergia importante su cui occorre continuare a investire. In uno di questi appuntamenti un poliziotto ha cercato di far capire che educare i ragazzi a un uso responsabile della rete non può passare solo attraverso dei divieti: importante è non abbandonare i figli all’utilizzo di internet nel chiuso della cameretta, ma collocare il computer in una zona della casa sottoposta alla continua visione degli adulti”. Galassi è invece più perplesso sul progetto “Spot in progress” nella scuola dell’infanzia: “Sarebbe più utile alle ‘medie’ – dice – perché i ragazzi più grandi, una volta fatto un lavoro destrutturante sui linguaggi pubblicitari, sono maggiormente capaci di applicare nella vita quotidiana comportamenti critici”.Le “reti” che aiutano. “Da insegnante – dice Lorenzo Lattanzi, presidente dell’Associazione spettatori (Aiart) della diocesi di Macerata – registro quotidianamente l’urgenza e la necessità di elaborare proposte didattiche per lo sviluppo del senso critico dei bambini nei confronti dei mezzi multimediali, perché la diffusione è in continua crescita così come l’abbassamento dell’età in cui i ‘nativi digitali’ entrano in contatto con la tecnologia”. A questo proposito Lattanzi ricorda che l’Aiart ha presentato in Parlamento oltre 50 mila firme a sostegno di una proposta di legge d’iniziativa popolare per l’inserimento della “media education” tra le discipline tradizionali e certamente l’impegno dei Corecom regionali, e di quello marchigiano in particolare, è fondamentale, “anche se sarebbe opportuno – sottolinea – che certe iniziative non restino circoscritte a poche realtà d’élite. Il progetto ‘Spot in progress’, ad esempio, rivolto ai bambini della scuola dell’infanzia, sarà realizzato in un’unica classe per tutta la regione”. Per il presidente Aiart è urgente creare “reti educative” sul territorio, “attingendo anche dall’associazionismo laico e cattolico, in maniera da poter realizzare un’azione più diffusa”.Web, illusioni e regole. Parlando da operatore della comunicazione il presidente regionale dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) e giornalista Rai, Vincenzo Varagona, nota come “la convinzione iniziale che l’avvento di internet avrebbe reso inutile la funzione del giornalista sia durata pochissimo. Quasi subito, infatti, ci si è resi conto che proprio l’accesso universale alla rete la esponeva al problema dell’attendibilità della fonte, senza trascurare la non secondaria questione della mediazione giornalistica delle informazioni”. Per Varagona la rete e il web 2.0 pongono al pubblico, “ma anche alla comunità educante”, una serie di problemi e riflessioni cui fare fronte “non con l’atteggiamento dell’emergenza, ma con la consapevolezza di chi sa che deve educare, cioè valorizzare ciò che di buono e bello c’è nella persona, soprattutto nel bambino”. Il presidente Ucsi giudica molto interessante l’iniziativa di formazione sugli spot pubblicitari, rivolta ai più piccoli, che parte dall’analisi del messaggio, dalla sua decodificazione, per arrivare alla produzione di uno spot, perché “non c’è niente che aiuti di più a comprendere che fare direttamente”. Per Varagona sarebbe importante svolgere attività simili anche in casa, ma dato che non c’è mai il tempo diventa fondamentale, nell’ambiente familiare, “riuscire a darsi delle regole che tutti, adulti e figli, rispettino: regole fondamentali per la convivenza con le nuove tecnologie, che trovino espressione nella tv, nel pc, nei cellulari, nella play station”.a cura di Simona Mengascini(27 ottobre 2010)