card. giuseppe siri

Ha segnato la storia

Un ritratto a cura del card. Angelo Bagnasco, di due storici e di un giornalista

"Siri. La Chiesa, l’Italia" è il titolo del volume (Marietti, 2009) che è stato presentato giovedì 28 ottobre a Genova alla presenza dell’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. Per l’occasione erano presenti il curatore del volume Paolo Gheda, docente di storia contemporanea all’Università della Valle d’Aosta, Andrea Riccardi, docente di storia contemporanea all’Università Roma Tre e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e Massimo Franco, giornalista del "Corriere della Sera". Il volume raccoglie gli atti del convegno "Momenti, aspetti e figure del ministero del card. Giuseppe Siri", svoltosi a Genova il 12 e 13 settembre 2008.

Una presenza mai tramontata. Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova dal 1946 al 1987, cardinale dal 1953, protagonista di quattro conclavi, primo presidente della Conferenza episcopale italiana, è una figura, ha affermato il card. Angelo Bagnasco, che "ha segnato la storia di Genova, della sua diocesi e dell’Italia intera". Una presenza che non è tramontata nell’attuale orizzonte del mondo ecclesiale e civile tanto che "ancora oggi gli operai di Genova parlano con stima ed affetto del card. Siri e del suo continuo impegno nel mondo del lavoro". L’eredità del porporato genovese è fondamentale anche per capire la Chiesa di oggi. Due suoi successori nella cattedra San Siro ricoprono ruoli di primissimo rilievo nella Chiesa universale: il primo, Dionigi Tettamanzi, guida la più grande diocesi del mondo per numero di parrocchie; il secondo, Tarcisio Bertone, è il segretario di Stato vaticano. L’attuale arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco è stato ordinato sacerdote proprio da Siri e mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche del Papa, cominciò gli studi che lo avrebbero portato al sacerdozio sotto l’episcopato di Siri.

Un punto di riferimento. Per Andrea Riccardi, "il card. Siri è stato un punto di riferimento sia per chi lo amava sia per chi lo avversava". Delineando il rapporto tra il card. Siri e Montini, Riccardi nel suo intervento ha poi spiegato che "nella Chiesa ci possono essere differenti visioni, ma queste non divengono mai antagonismi". Massimo Franco ha incentrato il proprio intervento sul rapporto tra Siri e la politica spiegando che "il merito storico di Siri è stato di capire che non si poteva rinunciar all’unità politica dei cattolici" e che, ai nostri giorni, "la Chiesa non ha ancora trovato una strategia di riserva e l’ipotesi di valorizzare la presenza cattolica in tutti i partiti sembra essere una strategia assai ardua da realizzare". Paolo Gheda ha ricordato che "la storia ci deve lasciare un insegnamento" e che "la Chiesa è un patrimonio culturale per tutti". "A partire dal ’68 in avanti – ha aggiunto – l’autorità è stata interpretata come autoritarismo, per questo è necessario recuperare il concetto vero del termine autorità sia nella società sia nella Chiesa".

Ricordi di una vita. Nel suo intervento, il card. Bagnasco ha tratteggiato alcuni ricordi personali del suo predecessore. Il porporato ha poi ricordato a lungo l’affetto e il ricordo che molti operai genovesi continuano a mostrare verso il card. Siri. "Andando nelle fabbriche e nelle industrie per le messe pasquali – ha affermato il card. Bagnasco – molti operai mi parlano ancora di lui. Magari non vengono a Messa nei capannoni, ma mi aspettano fuori e mi parlano di Siri augurandosi che l’arcivescovo attuale continui quello che lui ha iniziato e consolidato nel mondo del lavoro". Un affetto, quello degli operai genovesi, dimostrato fino all’ultimo anche dopo la morte del loro cardinale. "Ricordo i giorni prima del funerale – ha proseguito il card. Bagnasco – quando la salma del card. Siri venne esposta in cattedrale. Rimasi colpito dal vedere continuamente in chiesa gruppi di operai in tuta blu, con le braccia incrociate. Non credo che tutti mostrassero di pronunciare un’Ave Maria. Ma erano lì, davanti a lui". Dalle memorie collettive, il card. Bagnasco è passato a memorie più intime: "Non posso dimenticare quel gesto di affettuosità che Siri, sempre così austero, mi riservò sul letto della sua malattia. Quando mi prese la mano, si addormentò per un poco, e risvegliatosi mi disse: ‘Grazie’. Un gesto piccolo che esprime tutta la sua umanità". Di Siri, il card. Bagnasco ha poi menzionato "la fedeltà al Papa e il suo amore alla Chiesa" ricordando che al neo eletto Paolo VI disse, in occasione della messa di intronizzazione: "Cum Petro, semper". Siri, ancora, era un uomo che credeva fermamente nel governo della Chiesa, che insegnava ai suoi sacerdoti a leggere "in ginocchio" gli atti del Concilio Vaticano II. Infine, il card. Bagnasco ha confidato alcuni ammonimenti che il card. Siri soleva ripetere ai seminaristi e ai giovani sacerdoti ai quali ricordava di essere sempre e comunque, in ogni situazione, solo sacerdoti. "Nella vostra vita di preti – diceva il card. Siri ai preti genovesi – dovrete occuparvi di molte cose, forse di tutto, attività pastorali e non pastorali. Di ogni cosa dovrete occuparvi, ma stando sempre sulla predella dell’altare".